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Millenovecentoottantasette

Post n°100 pubblicato il 19 Marzo 2012 da Larbo
Foto di Larbo

Ricordo un'estate... di tanti anni fa, ed è un ricordo limpido, indelebile, puro.

Ricordo voci, colori, sensazioni, tramonti...

Ricordo parole, pantaloni corti, scarpe Superga, portafogli con velcro e dentro... una monetina...

Ricordo fili d'erba appiattiti dai nostri Jeans, tappi di bottiglia che si muovevano illeciti su alfabeti concentrici.

Ricordo la sera, lunga, profumata di fresco, di zampilli di fontane dalla forma di delfino, di panchine verdi sulle quali un chiodo aveva fermato un momento di due innamorati.

Ricordo occhiali dai quali sgorgavano sorrisi, e finestre in diagonale, ove spiare balconi desiderati...

Ricordo braccia tese su un manubrio di bicicletta e altre braccia sulle mie spalle a sorreggere un sogno.

Ricordo feste di paesi lontani, e senza un'auto per arrivarci... ma con tanta fantasia e forza nelle gambe per condividere anche quel momento.

E luci a festa, e fuochi d'artificio... e cantanti su un palco, in piazze ornate di pietra e chiese che ascoltavano gente e note... senza mai battere un ciglio...

E campane al mattino e sirene a mezzogiorno... e castelli ai piedi dei quali immaginarsi danze di dame e cavalieri.

Ricordo parole intense e sguardi ancora acerbi, ma chiari...

Ricordo l'odore del pane, il rumore della crosta, il sugo di mia madre... la gelatina sui capelli, le camicie a fiori dal collo cinese...

Ricordo capelli ondulati....Fronti distese e mani giovani che finalmente si unirono, veicolando labbra, aumentando il battito del cuore...

Ricordo la pioggia e la strada sterrata.... Ricordo l'albero che accolse due giovani ragazzi sotto il suo riparo..

Ricordo la strada del ritorno che desiderai infinita.

Ricordo ogni singola emozione... ogni microscopico momento....ogni musica portata dal vento.

Ricordo tutto... perchè c'è del buono a volte nel passato... perchè se sai stringere nelle mani un'emozione... ci lascerai sopra impronte indelebili, qualunque cosa ti accada.

 

Grazie..... di tanta bellezza

 
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C.P.T.

Lento scorre il tempo, in questo luogo contenuto da sbarre di ferro e viali di cemento. Bordi di grigio, racchiudono un quadro grigio. Timidi fili d’erba cercano di riprodurre una natura stretta in gusci di calce. Qualche tombino quà e la spezza la monotonia del piatto, creando fosse di piombo zigrinato ove si adagia la guazza di un’ennesima notte. Antenne come cipressi robotici si piegano al vento della sera e lampioni dagli steli affusolati, offrono i frutti di una luce fredda, racchiusa in boccioli di plastica e nettare di tungsteno. I cancelli che vedo di pesante imponenza claustrofobia, danzano ripetutamente, basculando negli stetti passi di un binario scollinato, pronti a ballare agli ingressi o alle uscite dei tanti girovaghi. Tetti e ombre, cartelli e tasti esausti di essere pigiati e una macchinetta automatica del caffé che sgorga ritmicamente miscele nere di noia per dissetare gole a volte incapaci di fare altro. Il libero andamento di questo micromondo si dissolve oltre il vetro che mi contiene; un uomo s’avvicina alle acustiche fessure dello scambio umano. Sua moglie lo attende qualche muro e sbarra più in la. Con una busta in mano, percorre i soliti passi nei soliti giorni, portando magari con se in quella busta vestita di bianco, piccole ampolle di aria lontana, da far respirare ingordamente alla sua amata. Siamo qui, come ieri, come domani a guadagnare un posto nell’olimpo dei vigilanti, dei trascrittori di nomi, dei bevitori di cappuccino, dei compositori di numeri, dei pigiatori di tasti, dei culi sprofondati nelle sedie, dei pensatori lontani che volano con la fantasia oltre le fessure equidistanti di un recinto; siamo qui a stretto contatto col nulla a condividere il niente e a sentire il senza. Si potrebbe dire basta a tutto questo, spogliarsi di un’assurda contestualità di sfere che rotolano sempre nello stesso verso e nel medesimo istante liberarsi di una cravatta nera che si slega dal suo calice di stoffa, e ritrovare finalmente il senso delle cose. Nessuna gabbia in fondo ha mai contenuto i pensieri di un sognatore.
 
 
 

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