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Post n°144 pubblicato il 02 Febbraio 2009 da algori

Che strani questi giorni. Mi ritrovo sveglio la notte a pensare come sarà il nuovo lavoro, se riuscirò a dare i risultati richiesti, se troverò un ambiente sereno dove poter lavorare e dare quello che so fare. Lo ammetto, il nuovo incarico mi intimorisce e non poco. La paura so che è sinonimo di coscienza di ciò che mi aspetta, di consapevolezza delle difficoltà che andrò ad affrontare. Chiudo gli occhi e continuo a ripetermi, ce la farò, non posso fallire. Ripercorro gli anni di lavoro qui trascorsi, le difficoltà superate, i problemi risolti, i sogni realizzati. Per colpa di questo lavoro sono finito in ospedale per due volte in 20 anni. La prima volta il fisico è crollato sotto la pressione lavorativa e lo stress fisico. La cura è durata 14 anni e poi l’ho interrotta di mia volontà. La seconda invece, sono finito diritto in rianimazione per una settimana, e ancora ora ho paura di ciò che ho vissuto in quei giorni. 20 anni della mia vita in questo posto. Partito dal nulla, senza nulla. Una valigia piena di sogni, e la voglia di realizzarli a tutti i costi. 20 anni passati in un attimo, tra alti e bassi, tra liti e rimpianti. E poi, senza un perché, senza un motivo logico, senza preavviso o chissà che, tutto è finito. Me ne vado da questo posto che fino a ieri sentivo mio più della mia stessa vita. Ho impiegato un anno per riuscire ad andarmene, non avrei mai pensato di arrivare a tanto. Ed ora guardo ai colleghi di lavoro come se fossi uno zombi. Insensibile ai problemi, allegro e spensierato quando loro sono turbati dalle difficoltà, i progetti per il domani, non mi riguardano più. Mi sono allontanato da tutti, e …….. non mi dispiace affatto. Anzi, non vedo l’ora finisca questo preavviso. Da quando sono stato escluso dalla maggior parte degli incarichi, le cose qui sono cambiate, e l’azienda sulla quale mi identificavo, ora è irriconoscibile. Quei gesti di cattiveria, insolenza, umiliazione che il capo mi chiedeva di riversare nei confronti dei colleghi, fornitori e clienti, e che da sempre ho mitigato e mi sono rifiutato di adottare, ora, senza alcun ostacolo arrivano ai diretti interessati. Non posso accettare atteggiamenti simili. Me ne voglio andare. Mancano solo 12 giorni solari. 10 giorni lavorativi. 80 ore di lavoro. Sembra il conteggio finale prima del congedo dalla naia militare. Che strano. Lo stesso senso di liberazione. La stessa aspettativa di sogno e di rinascita per il domani. 12 giorni all’alba, e poi ritornerò ad essere nuovamente io.

 
 
 
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