LE VIE DEI SANTIStoria, cultura, usi, costumi, e tradizioni di un popolo dell'entroterra siciliano |
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LA REPUBBLICA DI RIESI28 LUGLIO 1914
Post n°27 pubblicato il 28 Luglio 2008 da felicerindone
94 ANNI FA, COME OGGI, PRECISAMENTE COME QUEL LUNEDI DI SAN GIUSEPPE DEL 1914, QUANDO IN PIAZZA GARIBALDI SI FESTEGGIAVA E SI ERA SEDUTI A SGRANOCCHIARE CICIRI E MIRICANELLA , ACCOMPAGNATI DALLA MUSICA A PALCO,VI FURONO DEGLI SCOMPIGLI E DISORDINI, CHE SFOCIARONO IN VIOLENTE SPARATORIE DEL MOVIMENTO SOCIALISTA DEL TEMPO, CAPITANATO DA GIUSEPPE BUTERA E DAI SUOI MOTI RIVOLUZIONARI, CON L'ABBANDONO DELLE FORZE DELL'ORDINE E DI CHI AMMINISTRAVA RIESI, CAUSARONO LA RIBBELLIONE E LA DICHIARAZIONE DELLA REPUBBLICA DI RIESI, CHE DURO' 48 ORE, DOPO DI CHE VENNE RISTABBILITO L'ORDINE CON MOLTI ARRESTI E REPRESSIONE, DA PARTE DELLE FORZE DI POLIZIA. LA POESIA DEL COMPIANTO PROF.GIUSEPPE PATERNA IN DIALETTO RIESINO, BEN RIEVOCA QUEI FATTI, CHE VIDERO RIESI SULLE PRIME PAGINE DEI MAGGIORI GIORNALI DELLA NAZIONE ITALIANA. 28 Luglio 1914: LA REPUBBLICA DI RIESI
A chiddi tempa, prima di la guerra, Riesi era un paisi cunnannatu: d'ogni giurnali scrittu ndi la terra sira e matina iera diffamatu.
Iè veru, c'era quarchi dilinguenti, e ieranu chiossa' scassapagliara; spirtizzi di picciuotti priputenti e sciarri di viddani e surfarara.
E c'era Grillu, Tofalu e Carlinu, atri picciuotti valurusi e fieri ... e c'era don Gaitanu Pasqualinu, e c'era Peppi Accardi lu 'ngignieri .....
'Ccussì, pi 'ssi banditi criminali e 'ssi puliticanti priculusi a tecchia a tecchia 'n capu lu giumali Riesi .... fu un paisi di mafiusi!
E pi 'na zuffa ca ci fu 'na sira, ca iera San Giuseppi e c'era festa, vularu tanti 'nzorbi e tanti pira ca 'un c'era chiù riparu pi la testa.
"Stumenti un picciliddu camulusu sparà quattru mascuna pi ghiucari: allura lu chiù spertu e curaggiusu nun appi dunna fùiri e scappari.
Scappam puliziotti e delegati, scappà lu marisciallu e lu tinenti, e li carrabunera e l'appuntati, cà cu lu scantu 'un vittiru chiù nenti.
Perciò li Riisani a lu 'nnumani vidiennu lu cumuni abbannunatu, addivintaru chiù ripubblicani di Brutu, Ciciruni e Cincinnatu.
E subitu, varbera e surfarara cattolichi ‘mmiscati a li vardesi, sartura, cuticunna e quartarara vutaru… la Ripubblica a Riesi! Durà quarantott’uri chissa storia cà subitu arrivaru li surdati, però Riesi iappi tanta gloria ‘mmiscata cu lu scuornu e li risati. CENNI STORICI Nei primi dell’anno 1914 piombò a Riesi Giuseppe Butera. Con lusinghiere promesse, riuscì a infervorare quella gente. Lo scrivente si esime dal narrare quel che avvenne perché è scritto nel cap. XLVI della Storia di Riesi, ma aggiunge altri particolari inediti col fare sapere che quella massa era giunta all’esaltazione tale da pretendere che Riesi fosse distaccata dalla madre patria per farne una "repubblica!" La cosa si rese così pubblica da essere riportata nelle colonne di diversi giornali, che nei loro commenti ponevano a ludibrio il nostro paese. Si aggiunge ancora che quei moti preoccuparono tanto le maggiori autorità da venire alla determinazione di mettere in galera il Butera ed esiliare alcuni seguaci. La Mitragliatrice Come conseguenza di tutto questo mal Governo, di tutto questo malessere di questo disordine, abbiamo avuto a Rjesj la Mitragliatrice. Anche questa brutta pagina di storia dobbiamo registrare in pieno secolo XIX. Scriviamo sotto l’impressione del triste epilogo della nefasta giornata della Mitragliatrice. Ecco il fatto, come avvenne:La Domenica dell’8 Novembre 1919, i soliti bolscevichi, decjsero di andare a prendere possesso del feudo Palladio, di proprietà dei principi Fuentes, dato in gabella. Da qui partirono non solo essi, ma chiesero l’aiuto dei loro compagni mazzerinesi, i quali, armati ed a cavallo, vennero a Riesi. Essendo il feudo vicino per lo stradale di Calamita, uomini, donne e ragazzi si misero in moto. Il Butera era in prigione. Chi organizzò la gita tu un certo Angilella, uno spietato socialista, Piovutoci non si sa da dove. Costui, predicando a squarciagola, diceva di farla finita coi signori proprietari incitando i cittadini ad armarsi, gli operai di tenersi pronti per la rivoluzione. Lungo la via, soldati, o Carabinieri non poterono arginare, calmare il Popolo. Giunti, al feudo, fecero le duvute operazioni, senza essere molestati. Intanto la P. S. si provvide duna Mitragliatrice che fu piazzata accanto alla chiesa della Madrice tra la piazza Garibaldi e il, Corso Vittorio Emanuele. Gli scalmanati ritornando sull’imbrunire entrarono in paese cantando battendo le mani. Trovandosi nella piazza, lo AngiIella ordinò al popolo dì andarsi ad armare e ritornare. E difatti così fecero. La piazza ed il Corso formicolavano di gente. Ad un certo punto il Tenente e il Delegato di P. S. premerono la mano del. soldato, facendo funzionare lo strumento micidiale. Al crepitio fulminea della Mitragliatrice seguirono altri colpi di fucile e revolvers. Il terrore invase tutti gli animi. Un momento dopo si vide un campo di morti sia in piazza che nel Corso: anche i feriti fecero spavento. Nella confusione gli sparatori fuggirono; inseguiti, fu raggiunto il Tenente ai piano del Pozzillo per la via di Ravanusa e fu freddato. In quella occasione l’lng. Accardi, che si trovava lungo il Corso, trascinato nei Cortile Golisano, venne pugnalato da mano ignota e ferito. Il pallore, io sgomento si leggeva in faccia di tutti, vedendo la carneficina il sangue che scorreva, raccolti i cadaveri, le famiglie ne piansero amaramente i figli, i mariti, i parenti, I.. morti furono 8 e dei feriti non si seppe il numero.La prima versione data dei giornali fu che:la Rivoluzione era scoppiata a Riesi: laonde un Reggimento di fanteria col generale, la notte seguente entrò a Riesi in assetto di guerra, con baionetta in canna e i lanternini accesi. Entrati allo scuro, nel silenzio, in punta di piedi, mentre gli abitanti dormivano, non sapendo dove andare, ne cosa fare; non conoscendo nessuno, ne presentandosi anima viva, il generale adagio adagio fece aprire le chiese per far riposare i soldati che avevano fatto 48 ore di marcia forzata. Giunti alla Sanguisuga temevano ad entrare, credendo il finimondo, che la rivoluzione continuasse. lnformatosi i soldati che il paese era sotto l’incubo del terrore; che i cittadini spaventati, piangenti. temevano di riaprire le porte sapendo che c’erano i soldati, più tardi, generale e soldati rimasero sorpresi. Fattosi giorno, apertesi le prime botteghe, i soldati, usciti fuori per le vie per comprare da mangiare, nel volto dei cittadini leggevano i segni dello spavento, per timore di essere di nuovo massacrati; ma i soldati li rassicuravano, li confortavano allora furono fatti segno a delle gentilezze offrendo loro il caffè. Rifocillati che furono, la stessa mattina il Reggimento ripartì per la Sede di Palermo. Da quel giorno fatale della Mitragliatrice ovvero da quell’epoca, il popolo riesino rimase scosso: sembra un brutto sogno, eppure è stata una triste realtà che ci fa ripetere col proverbio Chi è stato scottato dall’acqua calda, teme dell’acqua fredda.
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Inviato da: acer.250
il 19/07/2008 alle 22:48
Inviato da: kimty
il 17/07/2008 alle 22:36