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Prime visioni: Sweeney Todd

Post n°75 pubblicato il 22 Febbraio 2008 da cinemanarchico
 


C'è un musical e c'è un film in stile Tim Burton. Il musical di derivazione teatrale rende composto, strutturato, l'horror all british. Che però non è quello Hammer. C'è poca malinconia e molto più nichilismo tra le righe come dimostrano le scene finali. C'è più la dimensione del cupo serial killer che l'eversione sulla falsariga di un Rocky Horror Picture Show. Tim Burton ha realizzato un'opera abbastanza congelata nelle sue diverse componenti che sembrano incastrate, incapaci di contaminarsi tra loro e librarsi in un film multiforme. Riconoscere le varie anime del film non fa infatti bene allo spettatore che è costretto così ad un percorso ondivago. Prima si cala nel decor dickensiano grazie anche alla fotografia di Dariusz Wolski fatto di povertà e sudiciume, come la locanda infestata da enormi scarafaggi per non dire dei topi (che peraltro appaiono in ogni momento) e poi lo splatter secco anzi molto liquido in cui le frattaglie dei corpi umani fanno proprio senso, ma non siamo dalle parti di un Saw. Certo che Big Fish e La sposa cadavere, per citare i più recenti, erano molto più naturali e onirici senza tanti virtuosismi da DreamWorks. Mentre come nel caso di La fabbrica di cioccolato, Sweeney Todd è un opera calcolatissima in tutti i reparti, comprese le pur eccellenti prove canore dei protagonisti.
Se l'avessi visto a teatro, sicuramente avrei avuto una sensazione più viscerale e carnale della messa in scena. Alla versione cinematografica manca la visceralità e il tumulto interiore di molte opere precedenti. Comunque assolutamente da vedere!


 
 
 
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