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"cose" viste dal critico cinematografico andrea caramanna

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the darjeeling limited di wes anderson

Post n°103 pubblicato il 21 Marzo 2008 da cinemanarchico
 






La mia recensione da Venezia su Expanded Cinemah:

Ancora una storia visiva unica. Wes Anderson, dopo I Tenenbaum e Steve
Zissou
, ci offre un’incredibile esperienza sensoriale, se vogliamo molto estrema
e netta, laddove la percezione dello spettatore è pervicacemente stimolata da
quelli che sembrano gli eccessi del film, vicini spesso ad un’apparente isteria
gratuita, ad un iperrealismo artificiale. Ma invece tutto corrisponde ad una
sensazione espressiva forte e soprattutto costante, che non si distende. Il
cinema di Anderson è come una pittura affascinante, un po’ astratta, un po’
eccentrica, dalle misure imperfette, irregolari. Ed è questo passo a tempi
diversi dei personaggi e della scena, tale effervescenza di un set esploso che
si trasforma in immaginazione libera, in cinema che ha il coraggio di muoversi
verso territori inesplorati. Inutile dire che proprio il treno è metafora di
questa tensione verso un percorso da rifare. Banale dire che il senso
d’ispirazione di un treno, figura ed oggetto costante in tutta la storia del
cinema, consiste proprio nella possibilità di attraversare l’universo confuso
della fantasia realtà. Per questo c’è sempre l’impressione nel cinema di
Anderson che anche la più incredibile fantasia sia intimamente collegata a
qualcosa di vero, di autentico. Fermo restando che non possiamo discernere nella
fantasia il reale dall’immaginario. È su questa (con)fusione che il cinema di
Anderson gioca in maniera sublime. Tutto quello che dovrebbe esser subito
riconoscibile non lo è e via di seguito, per cui ogni personaggio, ogni oggetto
risulta una scoperta, una novità da indagare. E a poco a poco tutto quel
materiale che sembra scoperto, irrilevante, prende forma, senso.
Come nella
sequenza iniziale che segna l’abbandono di Murray/padre e la morte del bambino
che coincide con un’elaborazione diversa del lutto, poco occidentale, e che
possiede la misteriosa spinta e forza di farci ridere e piangere
contemporaneamente, perché in fondo la vita ci chiede proprio questo. The
Darjeeling Limited è un’esperienza spirituale, come suggerisce il titolo
uno spazio (l’India di Satyajit Ray) tempo limite, o (il)limitato, nel quale
rigenerarsi, più forti e sani.

 
 
 
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