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Prime Visioni: Speed Racer di Andy e Larry Wachowski

Post n°143 pubblicato il 09 Maggio 2008 da cinemanarchico
 

Speed Racer è cinema di
transizione. E già ibrido tra videogame, cartoon tradizionale,
blockbuster action, per non dire della serialità tv e
dell'animazione giapponese di Tatuo Yoshida dal titolo "Mach
GoGo". I fratelli Andy e Larry Wachowski spingono al massimo il
media cinema. La fruizione di Speed Racer è al novantanove per
cento sensoriale: colori e velocità. Se poi gradite il
flaccido contorno, l'insipido attributo insignificante di familismo,
voglia di successo, diciamo che tutta questa vecchia “ferraglia”
drammaturgica non è mai sembrata così obsoleta,
sorpassata.

Ma chi se ne frega del rapporto fraterno, della scomparsa
di Rex e del suo enigmatico ritorno sotto mentite spoglie, che poi è
la cosa più lucida del racconto tradizionale. Perché
tutti gli interpreti badano soprattutto a rappresentare corpi buffi,
vere e proprie caricature, manipolazioni e se vogliamo mutazioni in
atto dell'organismo. Non a caso il film contiene una delle più
originali idee di lotta corpo a corpo, laddove il corpulento John
Goodman fa ruotare vorticosamente come un'elica l'avversario prima di
scaraventarlo fuori dalla finestra (almeno mai visto nel cinema
occidentale). Ed anche i precedenti combattimenti in stile orientale
sono godibilissimi per ironia ed effetti speciali. Certo fa
impressione vedere Susan Sarandon tra tanti matti svitati, perché
solo lei sembra non possedere quella faccia di gomma istrionica di
tutti gli attori. Emile Hirsch/Speed Racer, che era il protagonista
di Into the wild, è del tutto trasformato. Il citato
Goodman sembra fatto apposta per questa parte, anche se probabilmente
poteva esser sfruttato di più come attore e non soltanto come
corpo. Christina Ricci è la solita abile trasformista, nel
senso che dove la metti sta sempre bene e nella parte. Matthew Fox,
che interpreta Rex, ha una perfetta faccia geometrica, in pendant
assoluto con le geometrie visionarie del film. Il cast tecnico
certamente ha fatto il lavoro sporco. La digitalizzazione di tutte le
scene è talmente massiccia che non c'è più un
fotogramma girato senza il ritocco grafico. Film come Speeed Racer
devono far riflettere molto sul cammino che sta facendo il cinema in
questi anni, ammesso che freghi a qualcuno. In ogni caso, Speed
Racer
difficilmente può essere ugualmente interessante su
un piccolo schermo. Lo spettatore, infatti, deve giocoforza esser
avvolto da questo turbine di immagini in movimento, perché il
piacere maggiore consiste proprio nell'elevato grado di pervasività
di certo cinema contemporaneo, che non richiede interazione,
piuttosto una passiva/massiva partecipazione sensoriale. Sicuramente
la versione tridimensionale potrebbe rivelarsi quale naturale
evoluzione di simili spettacoli.



 
 
 
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