Madri, padri, figli. In tanti mancano ancora all’appello sotto al fiume di fango che ha travolto Giampilieri e ha sfregiato decine di frazioni della provincia di Messina. Ma mentre i soccorritori scavano ancora il governo guarda avanti senza vergogna, a quei milioni di tonnellate di acciaio e cemento che serviranno a tirare su il ponte che collegherà la Sicilia e la Calabria. Il ministro delle Infrastrutture lo aveva ripetuto venerdì quando la tragedia era già evidente a tutti. E non contento Altero Matteoli lo ha ripetuto ancora ieri: «Io sono convinto che realizzare il Ponte sullo Stretto, voglia dire, a cascata, realizzare anche Infrastrutture indispensabili per la Calabria e la Sicilia. Comunque - ha aggiunto - il ponte non si fa con soldi pubblici ma con soldi privati e attraverso il project e quindi non sono dirottabili per realizzare opere di altro tipo. Bisogna stare con i piedi per terra, nonostante mi renda perfettamente conto di questo momento emotivo, anche perché ci sono dei morti. La realtà però - ha concluso - è questa e io ho il dovere di fare i conti con la realtà».
Quale sia la realtà che forse a Matteoli sfugge lo raccontano drammaticamente le foto di Giampilieri e le denunce che negli ultimi due anni, dopo l’alluvione del 2007, sono rimaste inascoltate e ferme nei cassetti. Come gli interventi e gli stanziamenti per la messa in sicurezza della collina. Una realtà su cui il presidente della Repubblica Napolitano ha puntato il dito e che il ministro Matteoli sembra non voler capire. «Ho sempre rispetto per le parole del Capo dello Stato - ha infatti spiegato il ministro - ma il denaro per mettere in sicurezza tutto il territorio italiano non c’è, dobbiamo scegliere delle priorità». E la priorità per il governo sembra essere il Ponte sullo Stretto. «In questo momento - osservava ieri il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri- dobbiamo privilegiare l’emergenza di fronte ad una tragedia che è colpa di decenni di aggressioni al territorio. Dobbiamo risanare il territorio ma non dobbiamo nemmeno rinunciare ad interventi per grandi opere che servono allo sviluppo, alla sicurezza e all’economia italiana». Del resto, ha proseguito Gasparri, «dobbiamo mettere in sicurezza tanti centri abitati, tante zone di costa che nei decenni sono state devastate. In teoria bisognerebbe delocalizzare città, quartieri, frazioni e non è un’opera facile».
Del resto, come ha spiegato ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini, in Italia c’è «una situazione di rischio idrogeologico che è frutto di una pluridecennale commistione di violazioni. Si sarebbero dovute porre le condizioni di prevenzione venti o trenta anni fa, invece ci sono stati abusivismo selvaggio e mancanza di controlli». E condoni edilizi, ovviamente. Ma questo Frattini non sembra ricordarlo. E con lui il governo e la maggioranza, che guardano avanti, a quel ponte che in molti vedono come la panacea di tutti i mali. Molti ma non tutti, nemmeno nelle file del centrodestra. Perché, come dice il vicepresidente della Commissione Antimafia Fabio Granata (Pdl), «in Sicilia la sicurezza del territorio è prioritaria rispetto al Ponte sullo Stretto».
04 ottobre 2009
(fonte: l'Unità)
Per rendersi conto di quanto sia utile costruire un ponte contestato da sempre rispetto a RIcostruire una zona devastata dallo scempio umano, più che dalla forza della natura, consiglierei di guardare questo:
Poi dicono che sono rompipalle...
Inviato da: sympathy.4.the.devil
il 24/06/2011 alle 11:54
Inviato da: DiabledeFemme
il 23/06/2011 alle 14:39
Inviato da: nientepvt
il 15/02/2011 alle 09:45
Inviato da: sympathy.4.the.devil
il 14/02/2011 alle 16:10
Inviato da: nientepvt
il 12/02/2011 alle 22:50