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IL LUNGO ESILIO PARTE 3

Post n°3 pubblicato il 18 Novembre 2009 da toro.seduto.apache

Il lungo esilio di Toro Seduto in Canada

I suoi obiettivi erano vaghi. Egli si occupava del malcontento che gli indiani manifestavano rispetto al cambiamento del loro modo di vivere, specialmente quanto alla crescente scarsità del bisonte.
Gli Assiniboine del nord Montana furono i primi ad unirsi a Riel. Non appena Walsh venne a conoscenza delle attività di Riel, raggiunse Wolf Point, lungo il fiume Missouri, dove si trovava l’accampamento degli Assiniboine, e discusse a fondo con loro dell’alleanza con Riel.
Louis Riel
Quindi ritornò verso nord passando lungo il confine e attraverso gli accampamenti di Toro Seduto e degli altri capi Sioux, rammentando loro le promesse di rispettare la legge canadese e mantenere la pace.
Walsh credeva molto alla parola data, così come Toro Seduto e i Sioux. Egli inviò le sue parole agli agenti indiani del Montana, nelle cui agenzie erano accampati Riel e i suoi alleati Metis. Gli agenti, a loro volta, informarono il Dipartimento degli Interni a Washington D.C.
Venne così dato ordine di agire all’esercito degli Stati Uniti.
Nel 1878, prima dell’arrivo della neve sulle pianure del nord, soldati, sceriffi e ufficiali dell’esercito degli Stati Uniti fecero irruzione nelle riserve e dispersero i Metis, sequestrando le loro armi e munizioni, rimpatriando attraverso il confine quelli che dichiaravano di essere canadesi o provenienti da regioni del sud Montana.
Questo intervento di fatto ruppe l’alleanza di Riel.
Nell’autunno del 1878, Toro Seduto avvisò Walsh dell’imminente arrivo di un gruppo di Cheyenne in Canada, così come aveva fatto un anno prima per l’arrivo dei Nez Perce.
Ma questa volta si sbagliava; l’esercito degli Stati Uniti fermò gli Cheyenne prima che potessero recarsi più a nord.
Nonostante Toro Seduto avesse sognato la possibilità di unire gli Cheyenne e altre tribù del nord in una confederazione per tenere testa agli americani, egli aveva costantemente espresso la speranza che la “Nonna” potesse concedergli una riserva in Canada, come aveva fatto con i Sioux che erano fuggiti al nord in seguito all’insurrezione del 1862 in Minnesota.
La presenza di 5.000 Sioux in Canada stava provocando una drastica riduzione del numero dei bisonti (la principale risorsa alimentare degli indiani delle pianure), che erano ogni anno sempre meno. Nel 1876 il governo canadese aveva stimato che ci fossero abbastanza bisonti per nutrire gli indiani dell’ovest per cinque anni al massimo.
Ma all’arrivo dei Sioux il governo dovette rivedere drasticamente le proprie stime. Le tribù canadesi si resero conto che i bufali stavano diminuendo, e dettero la colpa ai Sioux. Il rischio di conflitti tra le tribù aumentava, richiedendo una maggiore vigilanza da parte delle Giubbe Rosse nel nord-ovest, e il governo non intendeva farsi carico dell’alimentazione dei Sioux.

 


Un gruppo di “mounties”

 

La politica fondamentale del Canada rimase invariata. I Sioux avrebbero dovuto fare ritorno alle loro terre.
Alcuni dei giovani guerrieri di Toro Seduto divennero irrequieti. Se non ci fosse stato cibo a sufficienza nelle riserve, essi avrebbero semplicemente preso quello che gli occorreva.
Alcuni abitanti delle Wood Mountain, i Metis, iniziarono a non trovare più i loro cavalli. Questo vizio dei Sioux (il furto era una delle attività più praticate dalle tribù delle pianure) mise alla prova la pazienza di Walsh e dei suoi uomini.
Questo fatto era causa di super-lavoro per loro, pattugliamenti e lunghe ore in sella.
All’inizio dell’estate del 1879, un gruppo di giovani guerrieri Sioux prese una cinquantina di cavalli appartenenti a un Metis di nome Poitras, il quale si recò al loro accampamento per riaverli indietro.
I Sioux risero, e Poitras fu fortunato che i guerrieri si limitarono a ridere. Così egli si recò al posto delle Giubbe Rosse nell’accampamento Metis, a Wood Mountain, dove Walsh aveva trasferito il suo quartier generale, esclusivamente per i campi Sioux.
Walsh, uno dei suoi uomini e uno scout Metis andarono con Poitras alla ricerca dei cavalli. Non avendo avuto successo, Walsh chiamò Toro Seduto, e gli disse chiaramente che voleva i cavalli, e che se non li avesse restituiti egli avrebbe invitato Nelson Miles, per il quale aveva grande ammirazione, ad attraversare il confine e a costringere i Sioux a tornare nelle propria terra.
Toro Seduto si adirò, ma alfine il bluff dei Mounties funzionò. Il capo Sioux comprese che la posta in gioco era troppo alta per permettere la sfida dei suoi giovani guerrieri. I cavalli furono restituiti.
“Poche settimane dopo,” scrisse John Peter Turner, “Toro Seduto ritornò all’accampamento di Wood Mountain con un grande seguito, compresi i capi Four Horns e Black Moon. “La caccia al bufalo non era andata molto bene, e sentivano i morsi della fame. Giunsero di fronte agli alloggi di Walsh, una delle varie casette in legno che comprendevano anche il posto di polizia dei Mounties. Scesero dai loro pony, entrarono nella casa e strinsero solennemente la mano all’agente dei Mounties. Walsh mandò a chiamare Cajou Morin, il suo interprete Metis. Dopo aver parlato con loro, Morin tornò da Walsh: “Chiedono rifornimenti, specialmente tè e tabacco.”
Ma Toro Seduto aveva altro da dire. Egli si lamentò per la mancanza di compassione nei confronti dei Sioux da parte della “Nonna”, la scarsa considerazione che il governo canadese dedicava all’approvvigionamento di cibo, anche se i Mounties spesso li rifornivano con le loro stesse provviste.
Walsh ascoltò le minacce appena velate di Toro Seduto su cosa sarebbe potuto accadere se non fossero stati presi provvedimenti.
Questo fu troppo per Walsh, che era conosciuto per il suo linguaggio schietto.
“Chi ti credi di essere? Ti sei dimenticato che sei un indiano americano? Non hai alcun diritto di rimanere in Canada. Hai causato un sacco di guai alla polizia, hai rubato cavalli, sei stato una maledetta seccatura. Sembra che tu sia convinto che tutti i bianchi debbano avere paura di te. Bene, ti sbagli. Porta le tue maledette seccature fuori di qui. Se continuerai a procurare guai, ti sbatterò in prigione insieme alla tua maledetta gente!”
“Stai attento, Wahonkeza (il nome Sioux di Walsh), replicò Toro Seduto. “Stai parlando con il capo della potente nazione Sioux.”
Toro Seduto
“So con chi sto parlando. Quel che ho detto rimane. E anche se non ci saranno più furti di cavalli io ti arresterò!”
Toro Seduto era arrabbiato. Agitando un dito, disse a Walsh “Nessuno può parlarmi così!” e cercò di estrarre la pistola dalla cintura, ma Walsh lo afferrò e lo trascinò fuori dalla casa.
Toro Seduto cadde a terra, e quando tentò di rialzarsi Walsh gli diede un calcio. Furioso, Toro Seduto balzò in piedi tentando ancora di afferrare la pistola, ma uno degli altri capi lo trattenne. Egli lottò per liberarsi, ma era stanco e cadde a terra.
Dopo un momento il capo Hunkpapa si rialzò e se ne andò infuriato.
Walsh corse alla casa vicina. “Uomini, state pronti” urlò. “Potrebbero esserci guai.”
I Mounties si precipitarono fuori imbracciando i loro fucili, e si disposero in fila dietro di lui.
In strada, di fronte all’emporio, si era formata una rumorosa folla di indiani. Pochi minuti più tardi il gruppo, guidato da Toro Seduto sul suo pony color crema, si diresse verso il posto di polizia dei Mounties.
Walsh ordinò a Morin di prendere due lunghi pali dal fienile e di posarli in terra di fronte al posto di polizia. “Dite loro di non attraversare questi pali. Il primo che lo farà se ne pentirà.”
Quando i Sioux furono vicini, Morin gridò a Walsh di stare attento. Gli ardenti occhi di Toro Seduto erano fissi su Walsh mentre andava verso di lui. Walsh era di fronte ai suoi uomini, e ricambiava lo sguardo del capo Sioux.
Quindi, appena prima di arrivare ai pali disposti in terra, Toro Seduto dette uno strattone alle redini del suo pony. L’animale si fermò immediatamente. I Sioux erano ammassati dietro al loro capo. Walsh e Toro Seduto continuavano a fissarsi negli occhi l’un l’altro.
Alla fine, Toro Seduto girò il suo pony e se ne andò, e lo stesso fecero i suoi uomini, tornando verso l’accampamento raccolti in piccoli gruppi.
Toro Seduto aveva affondato con sicurezza il suo coltello nel cuore delle giubbe rosse della “Nonna”, ma questa volta non era andata come desiderava. Walsh era l’unico uomo bianco di fronte a lui, era praticamente solo eppure lo aveva sconfitto, ma Walsh era anche l’unico uomo bianco di cui lui si potesse fidare, l’unico uomo bianco su cui lui potesse basarsi.

 


Walsh con alcuni suoi uomini

 

A volte i Sioux attraversavano il confine, non per fare la Guerra con gli americani ma per cacciare il bufalo. Il 17 luglio 1879, durante una partita di caccia a cui partecipava anche Toro Seduto, i Sioux si avventurarono a sud del Milk River e ci fu uno scambio di colpi con i soldati di Miles e gli scout Crow.
Si disse che Toro Seduto aveva avuto la meglio su Magpie, uno dei Crow, dopo averlo sfidato a duello durante la battaglia. Alla fine gli obici di Miles costrinsero i Sioux a ritirarsi a nord del confine.
Questa schermaglia nei pressi del Milk River consolidò la decisone di Toro Seduto di non arrendersi all’esercito. Egli era convinto che gli americani stessero aspettando soltanto questo come una punizione per quello che era successo a Little Bighorn.
Ma le pance vuote brontolavano incessantemente, e molti Sioux tornarono verso sud. All’inizio di agosto Toro Seduto disse a Walsh che avrebbe voluto richiamare i suoi guerrieri per incontrare i soldati di Miles in battaglia, aggiungendo che nessuno di quei soldati sarebbe sopravvissuto per raccontarlo.
Walsh intese quelle parole come un vanto, ma disse a Toro Seduto che quell’azione sarebbe stata un’imprudenza, che alla fine egli avrebbe dovuto tornarsene nella sua terra e che gli americani non avrebbero tollerato altre vittime tra i loro soldati.

 
 
 
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Data di creazione: 15/11/2009
 

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             Ritratto di Toro Seduto

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                          TORO SEDUTO

 

Toro Seduto, indiano Sioux Stampa giclée

 
 

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