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L'arte come la fede è un dogma
Post n°17 pubblicato il 07 Agosto 2009 da anarko68
I lettori occasionali stiano tranquilli non ho bevuto trementina a colazione, il fatto è che non amo molto parlare di arte o di artisti, preferisco la definizione di creativi o al massimo di liberi pensatori. Io come creativo ho iniziato all'età di quattro anni, adesso a quarantuno anni mi rendo conto di avere consumato una vita al dogma dell'arte, ma perchè lo avrei fatto se non per fede?? Ma quale valore detiene questa fede in me se da uomo vivo in un'assoluto e distaccato ateismo. Nessuna verità quindi in arte solo fede e dogma..... Tutti noi siamo il risultato di un personale passato che ci ha condizionato e plasmato nelle diverse esigenze della psiche, la famiglia,il liceo,gli amici e l'accademia d'arte, un'accademia dove l'80% delle esternazioni intellettualistiche erano delle boiate colossali, e il restante 20%deteneva un valore d'opinione sincero ma fragile, non essendo un valore assoluto, ma spesso personale frutto di pensieri fragili di docenti senza certezza alcuna. L'unico valore assoluto plausibile che io abbia mai riconosciuto in arte, è quello imposto dai sistemi dell'altra arte, valore assoluto coatto e storicizzato da chi spesso deteneva e detiene il potere economico, sociale e politico. Nessuna verità quindi in arte, solo fede e dogma.... Infin dei conti anche Gesù Cristo si è alimentato di un sistema che lo ha sponsorizzato reso riconoscibile e universalmente popolare e rassicurante(gli apostoli, la chiesa), l'arte ha i galleristi, i critici d'arte e le multinazionali bancarie. Se poi consideriamo che anche in fatto di religioni non esistono verità assolute o uniche che non siano state sponsorizzate e globalizzate dai diversi sistemi culturali della terra, e quindi diventati poteri forti e di controllo verso le classi più fragili e impreparate, ci rendiamo conto come il creativo o libero pensatore, abbia il dovere e l'onestà intellettuale di vivere la propria esperienza artistica da intellettuale ateo, fortemente distaccato da tutti quei sistemi commerciali potenti che impongono un valore assoluto all'arte e all'artista, rendendolo impersonale, servile e accomodante socialmente. Così facendo il creativo rinuncia e riduce a nulla l'unico valore inizialmente reale e assoluto consistente in una lunga ricerca di fede, dove l'unico Dio è la mente.. N.F.A |
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