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PERCHE' NESPOLI....LA STORIA DELLO STADIO DI OLBIA...

Post n°317 pubblicato il 10 Agosto 2007 da Melli12

Bruno Nespoli, uno dei nostri giovani martiri del calcio, del suo valore agonistico più epico, questo dono che canta, nella sua poesia, Eugenio Montale ce lo ha fatto immolando se stesso in un tragico pomeriggio domenicale di gennaio del 1960.
" Bruno Nespoli, brillante portiere dell'Olbia, ha concluso domenica notte la sua breve giornata terrena nella fredda corsia dell'ospedale regionale e lontano dai suoi cari." La tremenda e fredda notizia appare su La Nuova di martedì 26 gennaio 1960, in una corrispondenza della cronaca non sportiva da Olbia.
Allora ero un bambino, vidi la gara e l'incidente. Andai alle casermette ad onorarne il feretro, partecipai la lungo corteo del funerale.
Più in là nel tempo raccolsi le testimonianze di alcuni protagonisti.
Egidio Podda: "Quando lo vidi a terra e gli sollevai le gambe, tremava tutto, ho subito temuto il peggio."
Zio Palleddu Degortes, allora massagiatore: "Io lo accompagnai all'ospedale e non andai più via fino a che non ci annunciarono la morte. Sono convinto che se l'attaccante invece di tentare di saltarlo con i piedi lo avesse colpito, magari lo avrebbe ferito in faccia, ma non sarebbe morto, perché il colpo che ha ricevuto è arrivato nel punto più delicato del cranio con la punta del piede nel tentativo di evitare l'impatto."
L'ala sinistra Scamos, da pronunciarsi alla francese Sciamos, l'ala della Carrarese sfortunato autore del drammatico fallo: "anche io ho sempre pensato che sarebbe potuta andare diversamente. Al momento non ho creduto che lo scontro fosse stato così tragico, ho sofferto con tutti, familiari, amici, sportivi. Per me il calcio finì quell'anno, anche perché ovunque andassi venivo additato come quello che aveva ucciso un avversario. Non è stato facile neanche per me. Anche la vita di questo giovane è finita per qualcosa che forse, me lo sono chiesto mille volte, io avrei potuto evitare. Anche se non so come. Quella sua uscita sui miei piedi l'ho rivista mille volte, mille volte ho provato a saltarlo, mille volte, mille incubi e tanto dolore."
Bruno Nespoli nasce a San Sepolcro, il 5 dicembre del 1937, il padre Pasquale era impresario. Il giovane, tra lo studio e la carriera aveva scelto lo sport. I suoi esordi calcistici sono nella squadra della sua città, all'epoca davvero pionieristica. Ma lui ha i numeri, esordisce con il Montevarchi in promozione, nei campionati dal '57 al ‘59 milita con l'Arezzo in serie C. Quando è pronto per il grande balzo (lo vuole la Sambenedettese in serie B) viene chiamato per la leva militare. Il 7 luglio del 1959 è al CAR di Cagliari e subito è destinato al glorioso 152°mo fanteria (la Brigata Sassari) e da qui viene spedito al comando militare di aggregazione di istruzione di Olbia.
Ancora l'inno della Brigata non era stato scritto, ma il suo incedere iniziale "China su fronte, si ses sezzidu pesa!" ben sin adatta al rispetto che merita il ricordo di questo sassarino di origine toscana. In città arriva ufficialmente il 31 ottobre, ma il suo esordio con i bianchi avviene realmente il 20 settembre 1959, alla prima di campionato nella gara di Tempio persa per 1-2. Un esordio nascosto, visto che nei tabellini ufficiali appare il nome fasullo di Barbelli (portiere mai esistito nei ranghi dell'Olbia) in quanto lui come militare non poteva risultare tra i pali. La domenica successiva venne sostituito dall'olbiese Matteo Deiana, in anni successivi morto da emigrato in Corsica. Dalla terza di campionato con la Sangiovannese Nespoli non abbandonerà più i pali dell'Olbia fino a quel fatidico giorno... . A dire il vero va ricordato come l'attività sportiva di Bruno non sia mai risultata ufficialmente al suo comando militare. Egli infatti vi si dedicava la domenica, in libera uscita. E così, poco prima della gara, magari in casa di amici, per esempio da zio Archimede, dopo aver pranzato, un'oretta prima dell'inizio si spogliava della sua divisa ed indossava quella di calciatore. Con la simpatia, che tutti i compagni di allora ricordano, la grinta e la spregiudicatezza di un 22enne con tutta la vita davanti a sé, disputa con i bianchi 14 partite più 1, subendo 19 gol... La quindicesima, quella contro la Carrarese gli sarà fatale e non sarà completata, venendo sostituito proprio dal terzino Giuliani che, in quella partita, di fatto falsata dal dramma comunque paventato da tutti i giocatori in campo e sugli spalti, consentì all'Olbia di portare a casa il risultato positivo: 1-0 gol di Bellucci al 31' del secondo tempo.
L'incidente: al 35' del primo tempo una triangolazione di Freddiani, Rossi e Scamos porta l'ala sinistra ospite a tu per tu con il portiere in uscita. L'attaccante non fa in tempo ad evitare l'impatto: frattura della base cranica, commozione celebrale e stato di choc. Il cronista dell'epoca, Giovanni Canu, di getto scrive di "zampata maligna", ma a mente fredda tutto concordarono che non ci fu alcuna intenzionalità di Scamos. Piuttosto si trattò di una partita nervosa, al 28' furono espulsi Savi e Duman (lui era all'esordio con l'Olbia). Circa 12 ore dopo quelle tragiche 15,35 di Domenica 24 gennaio, Nespoli cessa di vivere e diventa un'icona dello sport Olbiese. Il suo nome da allora è rimasto nella memoria dello sport nazionale, visto che da allora il campo sportivo, che tante ne ha viste e ne ha passate, è stato intitolato alla sua memoria. Nespoli, come estremo difensore bianco si era comportato molto bene. In quel campionato del girone D della serie D, militavano soprattutto squadre toscane e lui le aveva affrontate con la grinta dell'ex, che si chiamassero Sangiovannese, Grosseto, Lucca, Isor Empoli, Viareggio, Pontedera, Massese, Cuoiopelli o...Carrarese. Nelle 14 gare gare effettive più 35' struggenti ultimi minuti, Nespoli aveva partecipato a questo score: 4 vittorie, 4 pareggi, 7 sconfitte, 16 gol fatti e, come detto, 19 subiti. Fra questi numeri, epitaffio di un grande ragazzo oltre che di un buon portiere e potenziale campioncino, anche qualche ricordo e curiosità.
La prima riguarda la decisione sportivissima del Solvay di Rosignano di rinviare la gara successiva del 31 gennaio. Ufficialmente si parlò di impraticabilità del campo, e tutti fecero finta di crederci.
Un'altra riguarda la partita di due domeniche prima di quella maledetta con la Carrarese. Al Comunale (allora si chiamava così) era di scena Olbia-Pontedera. L'Olbia, che da tempo cercava un centravanti, ne metteva in campo uno nuovo. Un fusto, bonariamente "bisonte" di grande stazza e fortissimo non solo fisicamente: Benvenuto "Ugo" Misani.
Arrivò con uno stratagemma del dirigente-predisente Mariolino Sardo in prova dal Parma (poi rimase con un pagherò che, sembra, non sia stato mai onorato).
Quella gara finì 3-0 per l'Olbia e dopo 14' Misani segnò il suo primo gol della sua lunga e grande serie. Quel bonaccione, simpatico e bravissimo uomo avrebbe finito con il diventare l'alfiere principe dell'Olbia con 334 partite giocate 76 gol fatti.
Insomma poco prima che si spegnessero le giovani speranze di un simpatico ragazzo toscano, la maglia bianca accendeva un altro lumicino di speranza, nel futuro e nel calcio. Anche se quel tragico pomeriggio di gennaio del '60 Misani era tra i più sconvolti e al seguito della bara di Bruno Nespoli, sembrava un gigante senza più alcuna voglia di giocare al calcio.

 
 
 
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