Se scrutiamo noi stesssi,come ci muoviamo,come ci approcciamo alla vita,a cio' che ci accade, dovremmo accorgerci che non vi sono infiniti problema nella nostra vita,ma uno solo, il nostro approccio alla vita.L'approccio alla vita a cominciare da quando ci alziamo la mattina,determina tutta la nostra situazione ordinaria,quando noi ci focalizziamo su di un problema,perdiamo la nostra grande capacita' di essere "totali",cioè di comprendere il problema e la soluzione,vale a dire che entrando nel problema,preferiamo accettare e diventare il proplema(la sofferenza) piuttosto che notare gia' a priori,che la soluzione non puo' che essere gia' li assieme al problema,una serie di eventi a causato una situazione,e un'altra serie di eventi la dissolvera.Questo è l'approccio della vita nella vita,la coscienza impersonale,agisce,non ha bisogno di chiedere un parere a tizzio o caio,perchè tizzio o caio non esistono in quanto possessori di una vita separata,nella vita.Le maglie del tempo creano il personaggio,l'identificazione.Una storia che sembra avere vita propria,e quindi "problemi propri",volgendo lo sguardo a quello che i buddhisti chiamano il non se,perde il peso che gli si è dato,perchè svanisce una "schiena" su cui poggiarlo,cioè l''individuo. Senza un'individuo,l'approccio alla vita cambia,i problemi diventano parte del tutto,e non (solo) una situazione personale,è chiaro che se li vediamo da un'angolazione che pare unica,personale,individuale,è perchè l'approccio è identificativo.Ho scritto (solo) perchè le azioni sembra comunque che accadano ad un determinato corpomente,ma solo per il fatto che noi testimoniamo questo accadere,vuol dire che quel corpo con quel nome ,quella vita,quella casa,o quel lavoro,uniti (dalla mente)sembrano una coscienza a se,individuale,quando invece la coscienza comprende ogni cosa,anche cio' che indichiamo con l'altro,è la stessa coscienza,se l'approccio è che tutto è UNO, l'individuo è tale solo con l'identificazione.Questo per quanto riguarda i pensieri,o i problemi creati dalla mente,ma potremmo spingerci oltre,prendo in esempio il mal di testa che affligge la mia collega da una vita,in sostanza è il corpomente che ha il mal di testa,chi è questo io che pensa di avere il mal di testa,se lo cerchiamo,non lo troveremo,difatto,dice : "ci con-vivo da una vita",non cè nessuna entita' chiamata Anna che ha creato il mal di testa,ci sono comunque delle azioni che vengono compiute,come quelle di fare delle cure,prendendo medicine,se questo si puo' fare bene,se il male svanisce,bene,ma non cè nessun' individuo "responsabile"sia della malattia che della cura,ma solo coscienza,consapevole.Se scrutiamo noi stessi,rischiamo di farci un sacco di risate,piu' che un sacco di problemi. :-)Con questo post non voglio dire che non avremo piu' problemi,ma sottolineare, che aldila' delle identificazioni,essi non esistono.Ecco che il mondo è sia reale che irreale.:-)
L'approccio al problema
Se scrutiamo noi stesssi,come ci muoviamo,come ci approcciamo alla vita,a cio' che ci accade, dovremmo accorgerci che non vi sono infiniti problema nella nostra vita,ma uno solo, il nostro approccio alla vita.L'approccio alla vita a cominciare da quando ci alziamo la mattina,determina tutta la nostra situazione ordinaria,quando noi ci focalizziamo su di un problema,perdiamo la nostra grande capacita' di essere "totali",cioè di comprendere il problema e la soluzione,vale a dire che entrando nel problema,preferiamo accettare e diventare il proplema(la sofferenza) piuttosto che notare gia' a priori,che la soluzione non puo' che essere gia' li assieme al problema,una serie di eventi a causato una situazione,e un'altra serie di eventi la dissolvera.Questo è l'approccio della vita nella vita,la coscienza impersonale,agisce,non ha bisogno di chiedere un parere a tizzio o caio,perchè tizzio o caio non esistono in quanto possessori di una vita separata,nella vita.Le maglie del tempo creano il personaggio,l'identificazione.Una storia che sembra avere vita propria,e quindi "problemi propri",volgendo lo sguardo a quello che i buddhisti chiamano il non se,perde il peso che gli si è dato,perchè svanisce una "schiena" su cui poggiarlo,cioè l''individuo. Senza un'individuo,l'approccio alla vita cambia,i problemi diventano parte del tutto,e non (solo) una situazione personale,è chiaro che se li vediamo da un'angolazione che pare unica,personale,individuale,è perchè l'approccio è identificativo.Ho scritto (solo) perchè le azioni sembra comunque che accadano ad un determinato corpomente,ma solo per il fatto che noi testimoniamo questo accadere,vuol dire che quel corpo con quel nome ,quella vita,quella casa,o quel lavoro,uniti (dalla mente)sembrano una coscienza a se,individuale,quando invece la coscienza comprende ogni cosa,anche cio' che indichiamo con l'altro,è la stessa coscienza,se l'approccio è che tutto è UNO, l'individuo è tale solo con l'identificazione.Questo per quanto riguarda i pensieri,o i problemi creati dalla mente,ma potremmo spingerci oltre,prendo in esempio il mal di testa che affligge la mia collega da una vita,in sostanza è il corpomente che ha il mal di testa,chi è questo io che pensa di avere il mal di testa,se lo cerchiamo,non lo troveremo,difatto,dice : "ci con-vivo da una vita",non cè nessuna entita' chiamata Anna che ha creato il mal di testa,ci sono comunque delle azioni che vengono compiute,come quelle di fare delle cure,prendendo medicine,se questo si puo' fare bene,se il male svanisce,bene,ma non cè nessun' individuo "responsabile"sia della malattia che della cura,ma solo coscienza,consapevole.Se scrutiamo noi stessi,rischiamo di farci un sacco di risate,piu' che un sacco di problemi. :-)Con questo post non voglio dire che non avremo piu' problemi,ma sottolineare, che aldila' delle identificazioni,essi non esistono.Ecco che il mondo è sia reale che irreale.:-)