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POVERI AUTOMOBILISTI VESSATI!
LO "SPREMIAUTO"

Voce per voce il peso del Fisco sulle quattro ruote
Un decalogo Aci per modificare i rapporti fra Stato e automobilisti Carissima automobile: gli italiani pagano al Fisco per le quattro ruote 44 miliardi l’anno. Il dato emerge dallo studio della Fondazione Caracciolo presentato alla Conferenza del traffico e della circolazione, organizzata dall’Aci a Riva del Garda. Imposte, tasse e contributi rappresentano il 30% della spesa complessiva e garantiscono allo Stato introiti pari al 3% del Prodotto interno lordo.
La voce trasporti nella spesa delle famiglie, pari al 14,2%, rappresenta la terza voce di spesa dopo quelle per l’abitazione (25,5%) e per gli alimenti (19 per cento).
Da una simulazione sui costi dell’automobile effettuata nel periodo 1985-2005 oggi costa meno acquistare un’auto rispetto a vent’anni fa, ma le spese di utilizzo sono aumentate negli ultimi dieci anni, mentre alcune voci, come i premi assicurativi, appaiono «fuori controllo» e la pressione fiscale è molto gravosa (rappresenta circa il 30% della spesa complessiva). Il costo medio annuo per l’utilizzo di un’auto è passato dai 2.229,12 euro del 1985 ai 3.109,09 del 2005. I costi di acquisto sono rimasti sostanzialmente costanti. D’altra parte attualmente l’Italia è il Paese con il più elevato tasso di motorizzazione in Europa, con 1,5 auto a famiglia, 59,2 ogni 100 abitanti, cioè una ogni 1,7 abitanti (una ogni 1,4 se si considerano solo gli over 18).
Assicurazione. Notevole l’aumento dei premi assicurativi nel corso degli anni, soprattutto dopo il 1995, a partire dalla liberalizzazione del settore. Lo studio evidenzia che fra il 1995 e il 2005 gli aumenti medi dei premi sono pari al 46,6 per cento.
Carburante. Fra il 1985 e il 2004 è triplicato l’uso di gasolio per autovetture. Da un confronto emerge che l’andamento dei prezzi di benzina e gasolio è stato diverso: il prezzo medio alla pompa da gennaio 1996 a giugno 2006 ha segnato un aumento del 45% per la benzina e del 64% per il gasolio. In particolare dal 2004 gli aumenti del prezzo del gasolio sono stati superiori a quelli della benzina.
In diminuzione, invece, i costi di manutenzione, sia per le auto a gasolio, sia per quelle a benzina.
Pedaggi autostradali. I viaggi a corto raggio in autostrada interessano il 60% degli utenti, con una spesa di circa un eurocent al chilometro. La spesa annua media per i pedaggi autostradali è di 560,65 euro.
Sosta a pagamento. Ai forzati dell’auto costa molto anche la sosta del veicolo. Per la sosta a pagamento nelle cosiddette “strisce blu” la tariffa applicata varia di città in città: si possono spendere dai 25 centesimi l’ora a Piacenza fino ai 2 euro l’ora a Bolzano, Napoli e Torino. I costi annui variano in base ai diversi livelli tariffari applicati e alla frequenza di utilizzo. In un’area metropolitana si possono, dunque, spendere l’anno dai 30 ai 750 euro, mentre nei capoluoghi di provincia può scendere la spesa minima a quota 20 euro l’anno (resta invariata la spesa massima). Per tenere la macchina in garage si può arrivare a spendere fino ai 2.760 euro l’anno. Le tariffe italiane sono, comunque, risultate più basse rispetto a quelle europee.
Parco circolante. Nel corso degli ultimi 20 anni il parco auto del Belpaese è cresciuto del 54 per cento. Fra il 1970 e il 1985 le famiglie in possesso di un’auto sono passate dal 51% al 73%, fino a raggiungere il 79,5% nel 2004. Dagli anni Ottanta, poi, si sono progressivamente diffuso le seconde e le terze auto in famiglia: attualmente un terzo delle famiglie italiane, con punte massime nel Nord-Est (39,8%), possiede due auto. «Un fenomeno - spiega lo studio - che va senz’altro collegato, indipendentemente da considerazioni di reddito, alla peculiare struttura del sistema italiano di mobilità, caratterizzato da una costate crescita della domanda individuale, a cui corrisponde una scarsa attrattività del Trasporto pubblico locale e una mancanza di alternative al mezzo privato».
Il parco auto italiano è caratterizzato da un progressivo aumento delle vetture di media cilindrata, da una crescente presenza di vetture a gasolio, da una maggiore diffusione di dotazioni di sicurezza, presenti in serie anche sulle vetture di piccola e media cilindrata, da un miglioramento dell’efficienza energetica.
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