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Post n°11 pubblicato il 18 Febbraio 2009 da millevolteale
Ne corso del tempo lei aveva imparato a dare ascolto alle proprie sensazioni, e per questo anche a temerle in alcuni casi.
Ormai era buio e usciva da quella stanza lasciando un bel carico delle sue paure, si sentiva certamente più leggera ma anche più stanca. L'umore era quello della formichina che sa che prima o poi arriverà il tempo del riposo e ciò la faceva essere serena. Appena in macchina si accese una sigaretta, ignorando il suo forte mal di gola, voleva sentire quel dolore, quel prezzo da pagare per provare un piacere, la sua sigaretta, il momento del relax. Mentre percorreva la strada illuminata cercava mentalmente di organizzare gli ultimi impegni della giornata, cercando di ovviare alla sua solita sbadataggine ma qualcosa la faceva essere stranamente consapevole di quello che lì a poco sarebbe successo. Era una sensazione strana ma non sconosciuta, ciò le era già capitato molte volte, ma ora era proprio evidente: sapeva già quello che sarebbe accaduto da lì a qualche minuto; e ciò la metteva in uno stato di folle curiosità ma allo stesso tempo ella manteneva quella calma fluente che la caratterizzava. Era come se già avesse sulle labbra le azioni che avrebbe provato da lì a poco e ciò la rendeva sempre più distratta da quello stesso pensiero.
Aveva percorso pochi metri con la sua auto ma era già su un altro pianeta, in uno stato in cui la consapevolezza ed il disordine non sono più distinguibili; solo i suoi occhi fissavano la strada e le automobili che le si avvicinivano al senso contrario. Semaforo in vicinanza, i riflessi la fanno tornare alla realtà per una frazione di secondo, il tempo di premere leggermente il pedale del freno, e l'auto che passa al senso contrario è proprio quella.
Era passato del tempo da quando lo aveva visto l'ultima volta, sentendosi anche orgogliosa di stare bene ma la cosa che la incuriosiva era poterlo vedere in un'azione di vita quotidiana, lui scese dalla sua auto parcheggiata di fretta e lei, guardando dallo specchietto ferma al semaforo, colse subito una strana differenza, un tempo lui era stato un tipo molto educato ed il parcheggio frettoloso non lo ricordava, appena sceso, lui di schiena a lei, procede per la videoteca, lei sperava che quel semaforo durasse ancora molto per poterne catturare tutte le proprie emozioni, per capire e per sentire, lui ignaro entrava aprendo la porta ed indossando il suo lungo cappotto nero. Era invasa dalla nostalgia, ma non quella distruttiva che l'aveva fatta tremare ma da quel senso di distanza che spesso nella vita si prova per un'altra persona. Sapeva già da tempo che lui non era quello che desiderava, eppure vedere lui le faceva vedere lei parecchi anni fa, e forse quella nostalgia era esattamente quel senso di affetto che ella provava soprattutto nei suoi confronti, nei confronti di una dolce e giovane che ora non esisteva più.
Aveva chiara davanti agli occhi la sua vita presente, sapeva quello che oggi, in quella sera fredda e buia delle 19 di un adulto febbraio, poteva stringere tra le sue mani, cosa possedeva e cosa ancora avrebbe desiderato, sapeva che la vita le avrebbe dato altre mille possibilità e che se non fosse stato così lei non sarebbe, in ogni caso affondata, sapeva che il semaforo sarebbe tornato ad essere verde e che arriva sempre il momento di ripartire, di lasciare quello che è possibile guardare solo da uno specchietto retrovisore per spostare lo sguardo in avanti e dirigersi nella direzione desiderata o semplicemente nel mezzo di un incrocio dove la strada da percorrere si disegnerà solo al momento opportuno |


Inviato da: stefysbrok78
il 17/05/2008 alle 14:49
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il 17/05/2008 alle 14:45
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