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IL TELECOMANDO E IL TEATRINO

Post n°2321 pubblicato il 10 Marzo 2008 da destraitaliana
 

C'è un delizioso racconto di Dino Buzzati intitolato "Il crollo della Baliverna". In un o stracco pomeriggio di sabato un ometto qualun que, un sarto, e suo cognato fanno un a gita in campagna, in un luogo dove sorge, isolato, un mastodontico e possente edificio, anche se a guardarlo con attenzione, parecchio diroccato, la Baliverna appun to. Il cognato, che ha passioni da entomologo, si ferma nei prati circostanti per osservare gli insetti. Il sarto gironzola un po' intorno all'edificio poi, notando che ha parecchie sporgenze, gli salta in testa di arrampicarvisi sopra. Non che intenda arrivare fino in cima all'immenso e altissimo edificio: vuole solo sgranchirsi le gambe. Sale quindi, ma arrivato all'altezza di due metri un 'asta di ferro cui si era attaccato cede, e lui capitombola a terra con essa. L'asta sosteneva però un 'ampia mensola che a sua volta reggeva alcun i mattoni che ruzzolano giù. Nel muro si apre un a crepa. Insomma, per farvela breve, "per un a mostruosa concatenazione di cause ed effetti", in pochi minuti l'intero edificio collassa al suolo.
L'improvviso crollo di ascolti del mastodontico Festival di Sanremo potrebbe essere il crollo della Baliverna e portare, in un a serie di concatenazioni, alla fine di un regime politico che sembrava indistruttibile. La gente comincia ad averne la tasche piene della Televisione, della sua ossessiva ripetitività. Del suo pensiero un ico mascherato da dibattito, del suo continuo ossequio a un a classe politica pletorica e perenne. E la Tv generalista, Rai + Mediaset, è il perno di questo regime come quell'apparentemente innocua asta di ferro lo era della Baliverna. L'eterno mascherone di Baudo, che si accorge che "l'Italia è di merda" perchè non lo ascolta
più, mentre, per la sua parte ne è stato un o dei protagonisti, equivale agli eterni mascheroni di Berlusconi, di Veltroni, di Fini, di Bertinotti, di Casini che adesso si affannano a cambiare sigle e schieramenti perché intuiscono, sia pur ancora vagamente, che l'Italia non li segue più. Il faraonico e inutile Festival di Sanremo fa il paio col faraonico e inutile cicaleccio dei nostri politici che si spalma sui talk show, su "Radio anch'io" e su tutte le altre trasmissioni in cui sono onnipresenti, coi soliti discorsi, con le solite vetuste idee (si fa per dire), con le solite promesse che ascoltiamo da decenni.

Come, da anni, non c'è ragazzo che compri un disco uscito dal Festival di Sanremo, così da anni sono pochissimi gli italiani per i quali i nostri uomini politici, di sinistra o di destra, abbiano un qualche appeal. Un a recente indagine Eurispes documenta che solo il 14\% dei cittadini (compresi quindi gli uomini degli apparati, i protetti, i favoriti, i famuli, le troiette di regime) ha fiducia nei partiti. Altro che "popolo della sinistra" o "popolo della destra". Quattro gatti, i più direttamente interessati.

Dopo il tracollo del Festival, Vittorio Feltri, cui tutto si può negare tranne l'intuitaccio giornalistico, ha sparato un a bordata pesantissima contro la Casta, ricomprendendovi anche Berlusconi di cui è stato servitore fedele, anche se intelligente, per anni. Scrive che gli italiani sono cambiati, maturati, diventati adulti e come non sopportano più le banalità del Festival di Sanremo non sopportano più le banalità della Casta. Non credo si tratti di maturazione. È che, come dicono in Toscana, "il bisognino fa trottar la vecchia". La crisi economica costringe la gente a porsi delle domande che vanno oltre l'economico, a chiedersi che cosa rappresenti realmente la nostra classe politica, che cosa sia realmente la democrazia in cui viviamo, che senso abbia, e di che lacrime grondi e di che sangue, il modello di sviluppo di cui i nostri reggitori, nazionali e internazionali, sono sponsor.

Certo per innocuizzare il Festival di Sanremo basta spegnere il telecomando . Mentre noi siamo costretti ogni tot anni ad andare a scegliere, con le elezioni, da quale oligarchia preferiamo essere schiacciati, prevaricati, umiliati, offesi, presi in giro. Ma in fondo, un telecomando c'è anche qui. Basta non andare a legittimarli col voto. Lasciamoli soli. Con i loro Festival.

MASSIMO FINI (www.massimofini.it)

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

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