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PUNITIVI E LAVATIVI

Post n°2340 pubblicato il 14 Marzo 2008 da destraitaliana
 

Sulla questione degli incidenti sul lavoro, il governo (è Prodi, c’è sempre Prodi) ci ha ricordato un buon motivo per votare - obtorto collo, turandosi il naso, con la morte nel cuore - per il Salame. Perché? Perché la sinistra al governo ha deciso di approfittare delle morti sul lavoro per punire i «padroni» come classe, aggravando le pene, quadruplicando le multe. Arresti, detenzione: come dice Liberazione, la sinistra inadempiente che dei lavoratori si è infischiata fino ad ieri, ora vuole punire «gli omicidi sul lavoro»: come fossero volontari.

Le cause delle morti sul lavoro sono numerose e complesse, dalla mancanza di ispettori per il controllo allo scarso addestramento, dalla competizione sfrenata internazionale che ha ridotto le nostre aziende al lumicino fino alla malavoglia dei lavoratori di indossare le protezioni fisiche richieste, che impacciano; anzi, fino alla generale ignoranza tecnica diffusa in Italia, che fa sopravvalutare i rischi. Molte di queste cause risalgono all’inadempienza della burocrazia pubblica, la Casta. In qualche senso, sono una conseguenza della situazione «culturale» (sub-culturale) dell’intero Paese. Ma la sinistra al governo ha identificato un solo responsabile: il datore di lavoro - spesso un ex-operaio nelle micro-imprese - e gli scatena contro i tipici strumenti della lotta di classe leninista: eliminarlo, incarcerarlo.

Il rigurgito punitivo è molto tipico, è tutto quel che resta del leninismo di questi «sinistri» miliardari, padroni di COOP rosse miliardarie ed esentasse, percettori di emolumenti scandalosi a spese del contribuente. E’ il loro modo, freudiano, di scaricarsi la coscienza. Soprattutto, è ideologia allo stato di sedimento. Aumentare le punizioni, infatti, non diminuisce gli «omicidi sul lavoro» per il semplice fatto che l’incidente mortale deve essere già avvenuto, perché la punizione draconiana possa applicarsi. Molto più efficace sarebbe studiare metodi di prevenzione degli incidenti; ma alla sinistra non interessa la prevenzione; palesemente, le interessa punire la classe «nemica». E lo fa con una «legge». Naturalmente è una grida manzoniana, segnale inequivocabile di incapacità di governo: già nel ‘600 spagnolo, per contenere le malefatte dei «bravi», si emanavano leggi punitive dei suddetti bravi sempre più feroci - aggravando le pene fino allo squartamento - e sempre più vuote di effetti.

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Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

 

 

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Luigi Ciavardini, ex militante dei Nuclei Armati Rivoluzionari, è stato dunque condannato a 30 anni di carcere dalla Corte d'Appello sezione minori del Tribunale di Bologna. Questa condanna risulta essere, senza mezzi termini, una dichiarazione di guerra preventiva a quella parte degli Italiani non allineata all'interno dei vecchi schemi di cui il Sistema rappresenta la sintesi. All'epoca dei fatti Luigi Ciavardini aveva soltanto 17 anni ed è accusato di avere trasportato fino alla stazione di Bologna l'esplosivo responsabile della morte di 85 persone e del ferimento di altre 200. Quella strage è tuttora il più grave atto sanguinario dell'Italia nata dalla resistenza. Un massacro spaventoso che ha chiuso un decennio di piccole e grandi sconvolgimenti politici e sociali. La strage di Bologna ha sepolto sotto una coltre di morte gli anni più caldi della storia d'Italia. Ma quella strage è servita, soprattutto, a mettere fuorigioco un'intera generazione di Camerati Rivoluzionari che negli Anni 70 ha imposto fieramente la propria presenza nelle piazze di tutto il Paese. Le indagini sono andate da subito in un'unica direzione, quella dell'eversione neofascista. Un intero ambiente è stato criminalizzato e fatto a pezzi dalla meschina paura dei mercanti del Sistema. Terza Posizione è stata smantellata in seguito a questa inchiesta, mentre la storia dei Nar ha avuto un tragico epilogo di sangue ed ergastoli. Si finge di credere a questa pista unicamente per togliere di mezzo lo spettro di una nuova Rivoluzione Nazionale che con il tempo stava prendendo terreno. Francesca Romana Mambro e Valerio 'Giusva' Fioravanti vennero indicati come gli esecutori materiale, tesi che neppure eccellenti nemici politici hanno tuttora il coraggio di sostenere. A Bologna non si è fatta Giustizia. A Bologna non si è cercata Giustizia.

LUIGI LIBERO!

 
 

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