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Il canto dell'anima

La parola è il luogo d'appartenenza dell'anima racconta il suo urlo nel deserto, canta i versi della follia, recita preghiere, silenziosamente posa il suo sguardo al mondo. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità; non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001. Le immagini e i video pubblicati sono tratti da Internet e quindi ritenuti di pubblico dominio. Qualora il loro utilizzo violasse i diritti d'autore lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro immediata rimozione.

 

 

« Molto dolcemente busso a...Con gente come questa mi... »

C’è la sua confusione. La sua richiesta d’aiuto...Bisognerebbe trovarlo in noi, un Chissà Dove

Post n°291 pubblicato il 28 Settembre 2014 da ariaterrafuoco6
 

A volte è semplice cercare una risposta al tuo dolore

Illustrazione di Stefania Manzi 

A cura di Massimo Gramellini

 

Puntate precedenti. Dopo avere scoperto che in vita Filèmone è stato il grande amore di sua nonna, Giò tronca i rapporti con l’angelo. Ma quando Filèmone le spiega in una lettera la necessità del loro legame, decide di rispondergli. 

 

Ho ricopiato la tua lettera sul computer. Parola per parola. Però all’inizio ho cancellato Cara Giò e scritto Caro Leonardo. E alla fine, dopo Ti amo e ti ringrazio, ho firmato tua Giò. Poi ho premuto il tasto INVIO.  

Grazie, Filèmone. E scusa. Cercavo una risposta al mio dolore e me l’hai data. Cercavo una risposta al dolore di Leonardo: mi hai dato anche quella.  

Perché sembra tutto così complicato. Ma è così perfettamente e giustamente complicato che diventa semplice. Le nostre sofferenze, le ragioni degli altri, le sofferenze degli altri, le nostre ragioni…  

Leonardo, accecato dal dolore, mi ha trasformata in un nemico da eliminare. Ma io rischiavo di fare lo stesso con te e con la nonna! Eppure… hai ragione tu. C’è qualcosa di importante almeno quanto il nostro dolore, quando veniamo feriti da qualcuno che amiamo. C’è il male che quella persona aveva dentro, quando si è trovata costretta, suo malgrado, a farne a noi. C’è la sua confusione. La sua richiesta d’aiuto.  

Bisognerebbe trovarlo in noi, un Chissà Dove. Un punto di vista da cui osservare e osservarci tutti: non per perdonarci, ma per accettarci, piccoli come siamo, smarriti, terrorizzati, costretti a sbagliare per evolvere… 

Così, adesso, con la tua lettera fra le mani e la mail per Leonardo nella casella della posta inviata, voglio provarci. A trasferirmi nel Chissà Dove dentro di me. E guardarli: tutti. Senza che le mie esigenze si frappongano tra me e loro. Senza i desideri, le paure.  

Guardali anche tu, Filèmone. Guarda mio padre e Heidi, la sua nuova compagna: ieri sera mi hanno invitata a cena. Volevano brindare all’arrivo in Italia di un serpente albino con due teste… Erano così eccitati! Mio padre parlava a briglia sciolta, come non l’ho mai, mai sentito fare. Ma Heidi, evidentemente, l’ha ascoltato come nessuno, prima, era riuscito: e lui ha imparato a parlare.  

Guarda Matteo, il mio ex spasimante: mi ha spedito le foto del suo viaggio in Mongolia… In una era davanti a una gher, allacciato a una ragazza con gli occhi lunghi e il sorriso misterioso. Lei lo osservava incantata, come io non avrei potuto fare mai. «Devo raccontarti UN MONDO (nel vero senso della parola…) di cose» mi ha scritto. «Sto cercando il modo di trasferirmi all’ospedale di Ulaan Batar. Quando qualcosa di davvero grande arriva nella tua vita, per quanto assurdo sia, non puoi fare altro che assecondarlo, non pensi?» Lo penso, certo che lo penso.  

E adesso tocca alla mia amica Kiki. Guardala: dopo avere salutato il marito, sta prendendo il suo treno per Firenze. Newland Archer, fra un’ora, comincerà già ad aspettarla al binario. Sono condannati ad andare avanti così per sempre? Forse sono destinati a farlo. Lui rimane il destino che lei ha scelto e che l’ha scelta. 

Ma soprattutto: guarda Andrea Cardoni e mia madre! Dopo la telefonata da Buenos Aires, in cui le avevo chiesto di proteggere quel cucciolo spaventato del mio studente con cui si era venuta a trovare per caso nella stessa comunità di alternativi, non avevo più avuto notizie di loro. Finché una ventina di giorni fa mia madre, al solito senza bussare, mi è entrata in casa per fare una lavatrice. La sua, tanto per cambiare, era rotta.  

«Ma non dovevi rientrare tra una settimana?» le ho chiesto. E lei: «Andrea e io abbiamo fatto una rivolta! Ci siamo presentati alla mensa della comunità con due hamburger giganti e il maestro ci ha espulsi all’istante. Che risate! Mi stendi tu i vestiti, quando la lavatrice ha finito? Grazie tesoro, ciao.» E così com’era entrata, è uscita.  

Il primo giorno di scuola, poi, ho incontrato Andrea Cardoni. «Prof., sua madre è fantastica, proprio come lo era la mia! E’ grazie alle sue parole se ho lasciato perdere quel posto assurdo... Ah, ho conosciuto una sua allieva... Laura Cerutti. L’anno scorso era in I B, ma non l’avevo mica notata. L’ho incontrata l’altra settimana, in segreteria, quando siamo venuti a ritirare i nuovi orari. Ha degli occhi incredibili, sembrano… due lanterne volanti, ecco. Lei non mi sfugge e non mi rincorre: semplicemente mi ricambia, credo. Ma sua madre...» «MIA madre, intendi?» «Sì, sua madre mi consiglia di farla un po’ penare, prima di dichiararmi… Ormai non faccio una mossa senza telefonarle!»  

Pareva molto più che felice: pareva sereno. Non ho voluto sapere quali siano state le parole che io non ho mai trovato per lui, che mia madre non ha mai trovato per me: ma che alla fine sono arrivate a lui proprio da lei. Per quel misterioso percorso che evidentemente ci mette in grado di diventare genitori e tornare figli, di dare e di ricevere nell’esatto momento in cui siamo pronti per farlo… 

Come pronta mi sento io, adesso. Perché infine, Filèmone, guarda me: io sono le mie paure, i miei desideri, quello che ho dato, quello che ho ricevuto, tutto il male, tutto il bene. Sono quello che riceverò e che darò. Sono mia nonna, mio nonno, mio padre, mia madre. Sono Kiki, i miei alunni, sono tutte le persone che amo. Grazie a te, però, non mi annullo più in nessuna di loro e in nessuna mi nascondo. Nemmeno in Leonardo. E anche se alla mia (cioè tua...) lettera lui dovesse restare indifferente, pazienza. Sarà merito del Chissà Dove da cui mi sto guardando, ma all’improvviso non mi pare poi così male essere. 

Giò

 
 
 
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