Autoscatto

Appena il 17% le donne elette in Parlamento. Altro che 50 e 50.


D’accordo, d’accordo. Nel 1953 le parlamentari italiane costituivano lo 0,5% degli eletti a Palazzo Madama e oggi abbiamo raggiunto il 17%. Ciò non toglie che le quote di rappresentanza al femminile siano in Italia incredibilmente più basse rispetto al resto d’Europa e, in particolare, rispetto agli Stati del nord. Peggio di noi, solo Polonia, Malta e Cipro, senza contare che questi dati sono destinati ad aggravarsi, soprattutto in ragione della scomparsa della sinistra dalle aule parlamentari. Le elettrici  italiane costituiscono il 52% dei votanti, ma sono allegramente ignorate dai partiti italiani. E a che serve, poi, candidare un numero crescente di donne se, con le liste bloccate, più lontane sono dal vertice della lista, minori sono le loro possibilità concrete di venire elette? Il buon 30% del Pd con le sue 61 deputate e 39 senatrici, comunque, non consola. La realtà è che non ci si può aspettare alcuna risoluzione del problema della rappresentanza femminile, perché prima ancora che nelle aule parlamentari, questa tematica deve trovare spazio – e auspicabilmente risposte – nel tessuto sociale italiano, specchio (ma anche riflesso) dell'ignobile circo politico cui abbiamo irresponsabilmente consegnato il nostro Paese.