Autoscatto

E continuano ad ammalarci di paura


Si parla in questi giorni del grave caso di violenza ai danni di una studentessa originaria del Lesotho, accoltellata e stuprata da un romeno giovedì notte all'uscita della stazione ferroviaria “La Storta”, a Roma. Un episodio drammatico che mette al centro della discussione un problema – quello della violenza sulle donne – con il solo fine di manipolarlo, di strumentalizzarlo, di renderlo funzionale al programma di politiche migratorie e di espulsioni propugnato dalla Destra. Le violenze sessuali accertate nel 2007 in Italia sono 4.663. Tredici stupri al giorno. Una cifra nera che in Italia, però, arriva all’attenzione della gente comune solo quando si traduce in un caso di cronaca appetibile per il circuito mediatico e asservibile agli scopi della Politica. Il sopralluogo del candidato sindaco di Roma Alemanno alla stazione romana “La Storta”( che ricorda tanto la visitina di Fini alla stazione di “Tor di Quinto” all’indomani dell’aggressione della povera Francesca Reggiani) ne è la prova. È un disegno preciso e sottile che, facendo leva sulla forte partecipazione emotiva della cittadinanza a simili eventi, mira a orientare l’opinione pubblica, coltivando paure. Che poi, nel 97% dei casi, la violenza sulle donne si consumi tra le pareti domestiche e, comunque, in ambiti familiari, è un dato che si evita accuratamente di rimarcare. Ed è questa un’omissione pericolosa, che colpisce ulteriormente, duramente, la dignità femminile. La violenza contro le donne riguarda gli uomini di tutto il mondo senza distinzione di nazionalità, credo religioso, grado di istruzione, appartenenza politica. È un  problema trasversale, che può trovare soluzione solo a partire da una pluralità di diverse iniziative. Per portare alla luce questa situazione nel concreto, per intraprendere soluzioni possibili, non ci si può nascondere all’ombra dell’“uomo nero”, del soggetto deviato, dello straniero. Per risolvere il problema della violenza maschile contro le donne in Italia occorre il coraggio di dire che in 9 casi su 10 il mostro è dentro le nostre case. Una realtà che bisogna accettare per evitare soluzioni “facili” a problematiche che non lo sono affatto. La violenza contro le donne non può, non deve diventare un escamotage per mettere in atto politiche restrittive e securitarie. Perché questo non accada è fondamentale un intervento legislativo, che si snodi lungo le linee direttrici della prevenzione, della sensibilizzazione e dell’uniformità del sistema penale e processuale. Un intervento in grado di uscire dalle logiche di schieramento, un piano di azione tale da assicurare l’immediatezza e la certezza della pena per chiunque commetta violenza. Perché questa mattanza abbia fine, e perché la donna non torni ad essere soltanto – e ancora una volta – un capro espiatorio.