Autoscatto

Nasrin Afzali è stata condannata. E, con lei, tutte le donne


10 frustate e 6 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena. È questa la condanna stabilita dalla corte di Teheran per la giornalista femminista Nasrin Afzali, voce libera iraniana impegnata nella denuncia delle aberrazioni di cui sono vittime le donne nel suo Paese. In questa precisa direzione viaggia anche la campagna, promossa e sottoscritta dalla Afzali, “un milione di firme”, che sfrutta l’attenzione mediatica come cassa di risonanza per portare all’orecchio della politica internazionale la dura situazione iraniana. La sua volontà di guardare da vicino gli abusi, le violenze, le marginalizzazioni di cui la donna è vittima – in un Paese in cui la vita di una donna, in caso di risarcimento per morte, vale la metà rispetto a quella di un uomo – le è però costata cara. La manifestazione pacifica organizzata dalle femministe iraniane a Teheran è stata interrotta a colpi di manganello; le attiviste, disperse; Nasrin Afzali, condannata. E, con lei, tutte le donne che quotidianamente lavorano alla costruzione di un domani migliore, nella consapevolezza che il grado di civiltà di una comunità si misura soprattutto dalla capacità di costruire basi culturali, politiche e sociali tali da garantire per tutti, e senza alcuna distinzione di genere, il diritto alla dignità.