Autoscatto

Te espero siempre


È una notte insonne e piena di pensieri che mi porta a ciondolare per casa con un libro in mano, senza nessuna voglia di leggere, eppure in cerca di un elemento di distrazione, di un piccolo rumore sul canale delle mie preoccupazioni. Stanca di me stessa, delle mie paure, delle mie censure, vago da una stanza all’altra senza accendere la luce, ad occhi chiusi, senza riposo. Non c’è più niente di familiare in questa notte, niente che mi aiuti a riconoscere questa casa. È piena di spigoli e non faccio che sbatterci contro. Da anni non faccio che sbatterci contro. E il pensiero di te che mi riempie la mente. Ogni notte, al centro di un desiderio che non so più raccontare, che mi abita distante. Come un latitante, che non si fa trovare. I piccoli rumori mi rimbalzano dentro, le stanze parlano sommessamente tra loro. Il ronzio del frigorifero attacca e stacca con ritmo costante e questa notte è il mio personalissimo orologio. Rifletto sul significato che io e te diamo alla parola insieme. Non è una parola facile, sai. Mi assorda, mi assorda questa notte senza traffico, senza autoradio dalle note slabbrate, senza l’arabo matto che grida in strada la sua disperazione, ogni notte, dallo scorso inverno. Chissà dov’è, adesso, l’arabo matto. Magari ha trovato un po’ di sonno, nelle pieghe di un pensiero sereno. Magari è riuscito a spegnere la luce per qualche ora. La mia luce, invece, è sempre accesa. Anche ad occhi chiusi, anche se vorrei non vederla. Notti insonni con le mie personalissime grida, che non fanno rumore. Cerco di concentrarmi sulla parola domani, ma non riesco ad afferrarne il senso.  Mi sembra intangibile e lontana. Come avvenire. Come costruire.  Io non sono quella che credi. E tu? Sapresti accettare, sapresti comprendere? In questo momento io non posso. Mi manca il sonno, cerca di capire. Sono esausta e salto la corsa.