Credo valga la pena diffondere questo appello lanciato in Francia dall’associazione Ni putes Ni soumises, sostenuto anche dall’UDI (Unione Donne in Italia) nazionale.Non era vergine e il suo matrimonio è stato annullato. Dal Tribunale di Teheran? Di Kabul? No, dal Tribunale ordinario di Lille. Il verdetto piomba come una fatwa contro la libertà delle donne di Francia. L’appello della Procura di Douai, perché venga rivista questa decisione inaccettabile che riconosce la verginità come “una qualità essenziale” della sposa, è una prima vittoria, ma la battaglia è ancora ben lungi dall’essere vinta. La pesante condanna di questa giovane ragazza ha un significato sociale molto chiaro, poiché condanna insieme con lei milioni di ragazze che, ricordiamolo, vivono costantemente sotto la pressione e il peso di tradizioni patriarcali. Gli estremisti religiosi di ogni tipo operano senza sosta affinché queste tradizioni persistano. Eppure Né Puttane Né Sottomesse, e tutte noi, femministe, laiche, mettiamo in guardia da cinque anni sulle situazioni drammatiche che vivono le donne nei nostri quartieri, popolari e no. Quante donne dovranno subire la stessa sorte di Sohanne, Samira, Ghofrane, Chaharazad, Myriam, per essere finalmente protette dalla giustizia? Quante donne vittime dell’oscurantismo, del peso delle tradizioni, dell’oppressione? Noi ci siamo aggrappati alla laicità, alla libertà, all’uguaglianza, al pluralismo. Queste non sono nozioni astratte, questi valori sono il vero motore della nostra emancipazione. Ovunque in Europa, Fathy in Belgio, Souad in Italia, Amineh in Svezia e tante altre, hanno fatto propri questi valori. Perché per noi è una questione di sopravvivenza. È il senso del nostro impegno femminista. Quante giovani adolescenti sono spinte al suicidio a causa di un semplice flirt, o subiscono rappresaglie per aver parlato a un ragazzo o per aver sciolto i capelli? Non bisogna dimenticare queste donne che vivono nella paura, nell’angoscia e che soffrono in silenzio. Noi che abbiamo lottato per la nostra emancipazione, noi che lottiamo ancora per avere il diritto di godere del nostro corpo, ci aspettiamo che la giustizia si schieri dalla nostra parte: quella del progresso e dei diritti delle donne. Che si finisca con questo genere di decisioni che suonano come campane a morto per tutte le donne che si battono in India, Iran, Pakistan, Marocco, Algeria, Egitto e altrove contro la lapidazione, il ripudio, l’escissione e i crimini cosiddetti d’onore. Noi chiamiamo tutti i difensori dei diritti delle donne a mobilitarsi. Uniamoci affinché le conquiste delle lotte femministe siano a beneficio di tutte le cittadine e i cittadini. Reclamiamo l’applicazione della laicità, vero vettore dell’emancipazione delle donne e della democrazia. Bisogna che i legislatori correggano al più presto le lacune e i fallimenti della legge, perché stiamo marciando a grandi passi verso una sacralizzazione delle tradizioni comunitarie. Diffidiamo di tutto ciò che può farci scivolare verso una giustizia “fai da te” in cui ciascuno possa scegliere a piacimento secondo i suoi costumi, la sua religione, la sua filosofia. A detrimento dell’uguaglianza e dei diritti delle donne.Per sottoscrivere l'appello: www.niputesnisoumises.com
"Nè puttane nè sottomesse"
Credo valga la pena diffondere questo appello lanciato in Francia dall’associazione Ni putes Ni soumises, sostenuto anche dall’UDI (Unione Donne in Italia) nazionale.Non era vergine e il suo matrimonio è stato annullato. Dal Tribunale di Teheran? Di Kabul? No, dal Tribunale ordinario di Lille. Il verdetto piomba come una fatwa contro la libertà delle donne di Francia. L’appello della Procura di Douai, perché venga rivista questa decisione inaccettabile che riconosce la verginità come “una qualità essenziale” della sposa, è una prima vittoria, ma la battaglia è ancora ben lungi dall’essere vinta. La pesante condanna di questa giovane ragazza ha un significato sociale molto chiaro, poiché condanna insieme con lei milioni di ragazze che, ricordiamolo, vivono costantemente sotto la pressione e il peso di tradizioni patriarcali. Gli estremisti religiosi di ogni tipo operano senza sosta affinché queste tradizioni persistano. Eppure Né Puttane Né Sottomesse, e tutte noi, femministe, laiche, mettiamo in guardia da cinque anni sulle situazioni drammatiche che vivono le donne nei nostri quartieri, popolari e no. Quante donne dovranno subire la stessa sorte di Sohanne, Samira, Ghofrane, Chaharazad, Myriam, per essere finalmente protette dalla giustizia? Quante donne vittime dell’oscurantismo, del peso delle tradizioni, dell’oppressione? Noi ci siamo aggrappati alla laicità, alla libertà, all’uguaglianza, al pluralismo. Queste non sono nozioni astratte, questi valori sono il vero motore della nostra emancipazione. Ovunque in Europa, Fathy in Belgio, Souad in Italia, Amineh in Svezia e tante altre, hanno fatto propri questi valori. Perché per noi è una questione di sopravvivenza. È il senso del nostro impegno femminista. Quante giovani adolescenti sono spinte al suicidio a causa di un semplice flirt, o subiscono rappresaglie per aver parlato a un ragazzo o per aver sciolto i capelli? Non bisogna dimenticare queste donne che vivono nella paura, nell’angoscia e che soffrono in silenzio. Noi che abbiamo lottato per la nostra emancipazione, noi che lottiamo ancora per avere il diritto di godere del nostro corpo, ci aspettiamo che la giustizia si schieri dalla nostra parte: quella del progresso e dei diritti delle donne. Che si finisca con questo genere di decisioni che suonano come campane a morto per tutte le donne che si battono in India, Iran, Pakistan, Marocco, Algeria, Egitto e altrove contro la lapidazione, il ripudio, l’escissione e i crimini cosiddetti d’onore. Noi chiamiamo tutti i difensori dei diritti delle donne a mobilitarsi. Uniamoci affinché le conquiste delle lotte femministe siano a beneficio di tutte le cittadine e i cittadini. Reclamiamo l’applicazione della laicità, vero vettore dell’emancipazione delle donne e della democrazia. Bisogna che i legislatori correggano al più presto le lacune e i fallimenti della legge, perché stiamo marciando a grandi passi verso una sacralizzazione delle tradizioni comunitarie. Diffidiamo di tutto ciò che può farci scivolare verso una giustizia “fai da te” in cui ciascuno possa scegliere a piacimento secondo i suoi costumi, la sua religione, la sua filosofia. A detrimento dell’uguaglianza e dei diritti delle donne.Per sottoscrivere l'appello: www.niputesnisoumises.com