Autoscatto

Paura di chi?


Quanta gente corre a testa bassa, senza viaggiare, senza domande. Corre e corre per non fermarsi, per non accogliere, per evitare. E io sono stanca. Stanca di chi cerca una definizione per ogni cosa, una targhetta per ogni sorriso, un prezzo per ogni sguardo. È difficile posare gli occhi, vero? Difficile la diversità. Difficile il dolore. E io sono sempre più stanca. E disillusa. Vorrei abitare un’umanità più ricca. Più aperta. Più coraggiosa. E vorrei tanto riuscire a ridere degli occhi cattivi, che guardano e non sanno. Che si distolgono. Vorrei ridere della loro paura, che invece mi stringe la gola. Cercate qualche scatto di Diane Arbus, lasciatevi traghettare oltre la soglia. E se dovesse sembrarvi troppo cattiva (o troppo onesta), provate a guardarla con lo sguardo di Walker Evans, che di lei ha scritto: “La sua originalità è nel suo occhio, spesso rivolto al grottesco e all’audace, un occhio coltivato per mostrarti la paura perfino in una manciata di polvere”.Perdonate il post un po’ sconclusionato. Oggi sono solo molto, molto incazzata.