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LA NATURA

Post n°5 pubblicato il 12 Marzo 2006 da betterday76
 
Foto di betterday76

Mi ricordo le stagioni di qualche anno fa e mi accorgo di quanto il clima sia cambiato. Mi ricordo che l'Italia viveva stagioni più calde e che, talvolta, il primo bagno al mare lo potevo fare già a fine Marzo.

Mi ricordo anche le campagne popolate, quando l'agricoltura e la lira rendevano possibili una vita basata sulla cura della propria terra. I prezzi erano più equilibrati e i giovani della Basilicata o della pianura Padana ricevevano l'eredità del terreno ed erano pronti a seguire le tracce dei genitori lasciate sui campi coltivati per decine di anni.

Mi ricordo della Terra meno agonizzante, una metereologia più stabile, l'Italia del sole e dei fiumi ricchi di acqua. Ricordo che la bomba atomica e Cernobil erano divenuta un monito agli sviluppi economici futuri e che le persecuzioni e le distruzioni delle guerre erano un punto di partenza per un'umanità collaborativa. Mi ricordo narrare della possibilità di creare, come mai era avenuto prima nella storia dell'umanità, una fase chiamata  globalizzazione dei popoli, basata sulla crescita sostenibile.

Mi ricordo dei libri di fantascienza, come 2001 Odissea nello Spazio o di film horror come frankenstein, così lontani dalla realtà. Ricordo film più recenti, come The Day after Tommorow, nel quale si racconta di una tragica, quanto improbabile per il mondo politico, glaciazione che colpisce il mondo.

Quanti ricordi, che poi si accumulano e si modificano, si rielaborano e si sistemano nella mente, per prendere ordine in un risultato quanto mai assurdo:
Inanzitutto mi pare evidente di come la globalizzazione stia miserabilmente fallendo. E' stata l'utopia più grande, quella di poter creare un solo mondo senza differenze economiche , senza differenze di religione, nell'idea comune che la guerra non sia la soluzione per livellare differenze nate in millenni di storia. Dovevamo credere quindi, dovremmo farlo, che gli Usa fossero pronti a concedere le proprie ricchezze per far guarire l'Africa dalla sete, o che fosse l'ora di stringere la mano al fratello terrorista il quale, a sua volta, avrebbe deposto le armi per far posto all'amore estremo.

Dovevamo credere, inoltre, che non fosse utile il mancato svilupoo dei paesi più poveri, come se la terra fosse in grado di sopportare nuove fabbriche inquinanti e altri 5/6 miliardi di uomini pronti a ripercorrere tutte le fasi della rivoluzione industriale, come fu per gli Stati Uniti e l'Europa, per poi giungere a Giappone e Cina.Dovevamo anche credere, infine, che tutti saremmo stati a guardare India, Pakistan e Iran sviluppare armi atomiche, insieme nell'amorevole convinzione che minacce belliche fossero lontane dal senso stesso dello sviluppo proposto.Se poi penso ai film sopra narrati, mi accorgo di quanto sia meno utopistica l'idea fantascientifica di quella definita scientifica. L'Odissea nello spazio è cominciata 30 anni or sono e Frankenstein bussa alle porte da anni, grazie agli esperimenti sulla clonazione. Così come è alle porte la glaciazione di The Day after Tomorrow, meno repentina nell'arrivo e nella scomparsa, ma sempre più vicina nello scorrere del tempo, esponenziale rispetto al consueto scoccare dei minuti. Leggete solo due passi di un articolo nel link che copio a fine pagina. Poi del fenomeno in se parlerò a mente più fresca.

http://clima.meteogiornale.it/Portal/index.php?option=com_content&task=view&id=74&Itemid=55

 
 
 
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