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Napoli. Radioterapia, è tutto esaurito: il cancro al Pascale può attendere

Post n°200 pubblicato il 29 Ottobre 2015 da arza1

Un mese d’attesa per la visita, due mesi per la radioterapia. La cura del cancro al Pascale, istituto tumori di Napoli, è in overbooking. E quindi non più garantita. Al punto che il primario del reparto ha organizzato i doppi turni, ma solo per dire agli ammalati che non può seguirli.

«La lista di attesa per la prima visita è arrivata a quattro settimane, cosa mai accaduta», spiega il dottore Paolo Muto. «Sono appena intervenuto con l’obiettivo di anticipare le prenotazioni fissate al 20 novembre, perché mi è parso brutto... Far aspettare un mese i pazienti, e poi comunicare di non poter accoglierli». Respinti perché ce ne sono tanti altri già in attesa. Le strutture pubbliche indietreggiano, e il privato avanza. Difatti, al Pascale la lista per accedere alla radioterapia è lunga altri due mesi: un limbo insopportabile per cui non resta che rivolgersi ai centri convenzionati, che pure non riescono a intercettare tutte le richieste: 4 mila pazienti sono emigrati nel 2014 o, peggio, non hanno fatto la radioterapia (stima Muto). Nell’istituto di rilievo nazionale, principale punto di riferimento per la cura e la ricerca, gli ammalati vengono così dirottati altrove, mentre le attrezzature restano sottoutilizzate perché manca il personale. Muto, primario della radioterapia, prosegue: «Ho convocato i pazienti in un turno extra pomeridiano, tra una settimana, per spiegare le difficoltà». La linea dettata ai medici dal primario è questa: «Daremo indicazioni al trattamento terapeutico, ma non potremo accogliere altri pazienti». Rimandati a casa. «Perché abbiamo attrezzature di ultima generazione che ci consentirebbero di lavorare dodici ore al giorno e usare due macchinari contemporaneamente, ma non abbiamo abbastanza specialisti e tecnici di radioterapia per farlo, a causa del blocco delle assunzioni e dei trasferimenti. Ma in questo la Regione deve venirci incontro: abbiamo presentato un piano che prevede almeno di dare a una ditta esterna la possibilità di venire qui a lavorare, se il servizio pubblico non può fare di più». Aggiunge Muto: «Il problema va risolto domani mattina, non tra sei mesi». La carenza di personale colpisce al cuore il Pascale: costringe a tenere chiuse anche tre sale operatorie su sei, che peraltro non lavorano nemmeno fino a sera, nonostante l’enorme richiesta di assistenza. Difatti, si aspetta anche quattro mesi per un intervento chirurgico, ad esempio alla prostata. «I tetti di spesa non consentono di assumere altro personale», spiega il commissario straordinario dell’istituto, Loredana Cici, che per aggirare (in parte) l’ostacolo punta a trasferire gli infermieri dai reparti alle sale operatorie. «Stiamo razionalizzando le risorse interne con l’obiettivo di riaprire, agli inizi di novembre, le sale operatorie chiuse. In più, stiamo cercando di potenziare il day hospital per eseguire con questa formula gli interventi meno complessi». Soluzioni che lo stesso commissario riconosce essere insufficienti.

 
 
 
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