Tutto quello che scrivo non è necessariamente vero. I racconti sono stralci di vita e in parte frutto della mia fantasia. Scrivo per il gusto di scrivere, e senza presunzione. Se qualche volta passeggio tra i blog, è solo per arricchire la mia mente. Ciò non toglie che, qualche volta, sfogo i pensieri più nascosti; li rendo liberi.. per chi li condivide, per chi li sa capire.
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..C'era lei che stirava..
Post n°39 pubblicato il 17 Febbraio 2009 da casmirchopard
Non è proprio la sua giornata. Due appuntamenti andati a vuoto, la pioggia che cade a secchiate e incessantemente dal giorno prima; si è macchiata la camicia bevendo il caffè, mai successo in vita sua. E’ da poco passata l’una.. ha anche fame. Ci pensa un attimo, poi svolta in una strada che lo riporta a casa. Come il solito ci mette un po’ a trovare parcheggio, ma a questo c’è abituato; trova posto poco distante dal portone di casa. Scende dalla macchina ed è investito da un’aria gelida; corre i pochi metri di marciapiede, e s’infila nel portone. Come il solito l’ascensore è bloccato in qualche pianerottolo, il solito persone zotico che non chiudono bene la porta. Impreca tra se, e comincia a salire le scale, per quattro piani. Gli viene da ridere, questa giornata non finisce mai. Apre la porta, un sol scatto, lui non chiude mai. Butta la borsa sulla poltrona, toglie il cappotto, le chiavi volano sul tavolino. Sente un rumore venire dal soggiorno; i suoi occhi si posano sulla borsa appoggiata per terra. Strano, pensa, la signora Luisa ha cambiato borsa, qualcuno le avrà fatto notare quanto potevano essere brutte quelle che usa. La signora Luisa in questione è stata la tata di Edoardo. Per anni si è occupata di lui, nonostante lei fosse poco più che adolescente. Sarà stata affittatatata presa in casa dalla mamma di Edoardo, per toglierla dalla strada, e lì era rimasta. Ora, è la compagnia della madre anziana, e continua a prendersi cura del suo cucciolo, come ama definire Edoardo. Così, quando Edoardo ha deciso di andare a vivere da solo, lei ha deciso che avrebbe pensato alla sua casa. Edoardo si oppose, dicendo che avrebbe trovato un’altra persona, e per tutta risposta ricevette un’occhiataccia che mise fine a ogni discussione. Non permetterò che qualche sciacquetta usi il pretesto di occuparsi di casa tua per poi non uscirne più. discorso chiuso. Edoardo non provò più a toccare l’argomento. Luisa aveva le chiavi, entrava e usciva quando voleva, e la cosa meravigliosa era che lo faceva quando lui non c’era. Questa volta non è così.
Si avviò verso il soggiorno, e dopo qualche passo si bloccò. C’era una voce che cantava, e non era quella di Luisa. Non si sentiva preoccupato. Rimase fermo ad ascoltare. C’era il rumore di sbuffi di vapore, quindi qualcuno stava stirando. Voce di donna sicuramente, anche intonata; le parole erano di una canzone di Vasco... Si stava incuriosendo. Fece qualche altro passo. Certamente non era Luisa. Era intenta a stirare una camicia. Auricolare, e un camice bianco. I capelli raccolti in modo disordinato, ma sicuramente lunghi e ondulati. La faccia pulita. Niente orecchini e niente anelli. Portava un paio di scarpe con la zeppa, e le calze coprenti. Era assorta nella sua musica e ancora non si era accorta della presenza di Edoardo. Non è una ragazzina, e anche vestita così ha il fascino, pensava Edoardo. Rimase immobile, mentre i suoi occhi non si staccavano dalla donna. Poi lei alzò gli occhi. Rimase con la bocca socchiusa e negli occhi un’espressione di stupore. Si tolse l’auricolare dalle orecchie e gli sorrise, mentre le sue guance diventavano di un rosso acceso. Scusi, disse. A Edoardo, sembrò passasse un’eternità prima che lei continuasse a parlare. Poi la sua voce ruppe il silenzio. Mi manda la signora Luisa, ha avuto un impegno urgente con sua madre.. Edoardo mosse lievemente la testa in segno affermativo. Va bene, rispose poi. Si sentiva leggermente impacciato, cosa mai successa di fronte ad una donna. Si era diretto verso il suo studio, e passando accanto alla donna percepì il suo profumo. Le sue narici si dilatarono all’istante, quasi volessero catturare tutto l’aroma di quell’odore. Entrò nello studio e chiuse la porta. Si sentiva un’ebete. Si era fatto distrarre da quella donna come fosse un ragazzino. Era stato catturato da un qualcosa e dal suo profumo. E come se non bastasse, tutto il suo savoirfare, era andato a farsi fottere; non era riuscito a dire una parola. Si mise davanti al PC e controllò la posta. Fortunatamente, il suo cervello fu distratto da questo, e lui non pensò più alla donna. Il suo stomaco gli ricordò che aveva fame, ma l’idea di uscire da quella stanza gli metteva pensiero. Al diavolo, pensò, sono a casa mia. Aprì la porta quasi furtivamente, lei non si vedeva. Scivolò fuori dalla stanza e si avviò in cucina. Niente, neanche li. Aprì il frigo in cerca di cibo. al solito c’era solo l’ombra. Un pezzo di formaggio, maionese,un po’ di pasta della sera prima. Preferì la pasta. Prese il piatto e lo mise nel forno a microonde, due minuti potevano bastare. Non si mise a tavola; era talmente abituato a mangiare in piedi, che spesso lo faceva anche a casa. Il piatto era tiepido, e lui si tuffò in quel che rimaneva di due etti di pasta. Buona. Quando c’è fame è tutto buono. Era davanti alla finestra con la forchetta in bocca, quando la sua voce si fece sentire. Scusi io vado. Le chiavi le lascio alla signora Luisa questa sera. Quasi si strozzava. Si girò verso la voce. Ora era diversa. A parte i capelli raccolti, portava una gonna sopra il ginocchio, abbastanza attillata da fare vedere le sue forme; un maglioncino scollato a V sul davanti, e le caviglie..come diavolo aveva fatto a non notare le sue caviglie. I loro sguardi s’incontrarono, e Edoardo riuscì a vedere anche i suoi occhi, un colore strano, sembravano quasi gialli, bhè forse erano un nocciola chiarissimo. Riuscì a rispondere un “si grazie”. IL boccone l’era rimasto in gola.. Lei si diresse verso la porta. Raccolse la borsa e uscì. Edoardo non si mosse. Continuava a vedere la figura che se ne andava; le ultime cose che il suo cervello aveva registrato erano che aveva anche un bel fondoschiena e ancora una volta il suo profumo. Rimase tutto il pomeriggio a casa. Non voleva che quella donna occupasse i suoi pensieri, cosa che invece stava accadendo. Sicuramente non l’avrebbe più rivista. Ma poi chi è?Se Luisa le ha dato le chiavi, vuol dire che si fida, che la conosce, in teoria non dovrei preoccuparmi di niente. Squilla il cellulare. Edoardo! E’ la voce autoritaria di Luisa; So che sta tutto apposto, ma volevo dirti che non ti devi preoccupare, è una persona fidata. Si Luisa, ma almeno potevi avvertirmi, mi è quasi preso un colpo. E tu che ci facevi a casa a quell’ora? Sono saltati degli appuntamenti.. ma poi chi è? Perché questo interesse? Luisa, tu mandi una persona a casa mia senza che io sappia niente e non posso chiedere chi era? Tesoro. Non è per questo che me lo chiedi, comunque stai tranquillo, la prossima volta ci sono io. Ok Luisa, allora ci sentiamo. Di lei nessuna traccia. Luisa ha ripreso in mano la situazione, e non si è preoccupata di dare spiegazioni. Passano un paio di settimane. Edoardo esce di casa presto. Passa la mattinata in ufficio fino l’ora di pranzo. Si rende conto che il suo cellulare non ha mai squillato; lo cerca in tutte le tasche, niente. La sua testa pensa a dove può averlo lasciato. a casa, ora ricorda,all’ingresso. L’ufficio non è lontano dalla sua abitazione, decide di pranzare a casa, tanto ci deve passare. Guarda su, e vede le finestre aperte, ci sarà Luisa, pensa. Apre la porta, e quasi gli prende un colpo; La stessa borsa dell’altra volta, appoggiata sulla sedia. C’è lei. Non fa rumore. La donna sta pulendo il vetro di una finestra. E’ avvolta dalla luce, e il suo camice è quasi trasparente. Riesce a vedere le sue calze autoreggenti, i suoi minuscoli slip. Rimane a fissarla ma non osa muoversi. Ha sempre il suo auricolare. Che devo fare, pensa Edoardo, le passo davanti, faccio rumore in modo che lei senta.. è perso nei suoi pensieri quando lei si china a raccogliere i detersivi e si sposta in un’altra stanza. Edoardo ne approfitta per dirigersi verso il suo studio. Che cretino, pensa, sto in casa mia e mi comporto come un intruso. Socchiude appena la porta. La donna entra nella stanza, dove ha appoggiato le sue cose. E’ una camera per gli ospiti; Edoardo la usa per appoggiarci i vestiti che si cambia. La cosa bella di quella stanza è che ha due pareti ricoperte di specchi. Sì, qualche fantasia Edo ce l’ha. Con qualche sua amica ci si diverte parecchio. Dal suo studio riesce a vedere la sua figura che si riflette da uno specchio all’altro. Chissà perché, sente che qualcosa sta per accadere. La donna si toglie il camice. Sa di essere sola; i suoi movimenti sono fluidi, tranquilli. Si guarda allo specchio. I suoi occhi accarezzano le gambe avvolte dalle autoreggenti; Si aggiusta lo slippino.. che ti vuoi aggiustare, pensa, è talmente piccolo che solo così può stare! Ci ride. Non porta il reggiseno. Il suo seno è praticamente perfetto. Si scioglie i capelli. Li muove con le mani, e i riccioli prendono volume. La vede abbassarsi, e poi comparire con qualcosa tra mani. Un flacone, no, è profumo. Vaporizza il suo corpo. Sul collo, sul seno. Chiude gli occhi mentre ispira l’aroma. Arriva anche a lui; è il suo profumo, quello che ha già sentito l’altra volta. Si piace, si vede che prova piacere nel guardarsi. Si cambia le scarpe. Si toglie la zeppa e infila una scarpa con il tacco. Edoardo trattiene il respiro, non riesce a staccare gli occhi dallo specchio. Si sente uno spione, ma la scena che sta vivendo, gli toglie ogni controllo. Guarda le sue gambe, il suo corpo così sinuoso, così femminile. Si ferma sul seno e rimane catturato dal suo fondoschiena. Avverte uno strano movimento al basso ventre, qualcosa che preme sui pantaloni. La donna si siede sulla poltrona, c’è una cravatta di Edo appoggiata sullo schienale. La indossa. Si guarda allo specchio e ride. Poi si alza e va verso l’ingresso. Edo sente i suoi tacchi sul pavimento, una zip che si apre e, sembra lo scatto di un accendino. La sente ritornare. Una finestra si apre. Insieme con lei arriva una folata di fumo. La vede rientrare nella stanza. E’ davanti alla finestra, la apre, e poi ritorna a sedersi sulla poltrona. Edo contrae l’addome. Movimento non controllato. Appoggia la mano sulla maniglia e la porta cigola lievemente. Ecco pensa figura del guardone. Sente i tacchi camminare verso lo studio, fermarsi e poi tornare indietro. Edo riprende fiato. Ha quasi paura che lei lo abbia visto, ma poi pensa che se così fosse, avrebbe cambiato atteggiamento. Invece sta seduta sulla poltrona, con una gamba sul bracciolo, e si fuma la sua sigaretta. Gioca con la sua cravatta; la annusa, chiude gli occhi mentre lo fa. Edo guarda la sua figura avvolta dal fumo. E’ eccitante pensa, mentre sente la sua d’eccitazione. La donna si tocca i capelli, per un po’ ci gioca, poi la sua mano si tocca il seno. IL suo dito medio gira intorno al capezzolo fino a quando s’inturgidisce. Poi passa all’altro. Edo sente la salivazione aumentare e non riesce a staccare gli occhi. Crede di sapere cosa stia per accadere; sente una certa frustrazione nel non potere partecipare al gioco. La sua mano scende. Le sue dita entrano nello slip, per poi uscirne ed entrare direttamente nella sua bocca. Le bagna di saliva; ripercorre la stessa strada fino a posarsi su ciò che, stimolato, può darle un enorme piacere. Comincia a toccarsi; le dita entrano ed escono lentamente. Inarca un po’ la schiena, e le sue gambe si aprono. Continua a guardarsi allo specchio. Le sue dita si fermano in un posto preciso, e iniziano a massaggiarlo con movimenti circolari. Ogni tanto porta le dita in bocca per prendere un po’ di saliva, e poi ricomincia. Edo non resiste alla tentazione, la sua mano tira giù la zip dei pantaloni. Si accarezza. Poi segue l’esempio della donna; lascia un po’ di saliva sulla sua mano e comincia un movimento lento e scivoloso. Si morde la lingua, è talmente forte la voglia di godere che impone alla sua mano di fermarsi. Il suo sguardo ritorna da lei. Le sue dita scivolano avanti e indietro, adesso è del tutto bagnata; vede il suo viso trasformato dal piacere, le sue dita andare più veloci. Si ferma, si alza. Forse per buttare la sigaretta che nel frattempo si è spenta. La vede mentre si toglie gli slip. Lo fa voltandogli la schiena, e Edo si ritrova a stringere le gambe. Ha qualcosa in mano. Non riesce a capire cosa sia. Sì, lo sa che cos’è. La donna s’inginocchia sulla poltrona, dà la schiena allo specchio. Si tocca. Si mette a cavallo del bracciolo, e si muove lentamente. Le sue dita bagnate s’insinuano tra le natiche. Edo pensa che dovrebbe stare al posto della poltrona. Si rimette seduta e quel qualcosa entra in lei. Per un attimo ha la sensazione che lei lo stia guardando. Edo continua a toccarsi. La donna fa scivolare l’oggetto dentro di se, mentre con l’altra mano continua a masturbarsi. La sente ansimare, il suo bacino si tende verso l’alto, la bocca socchiusa, gli occhi chiusi e la mente persa in chissà quale fantasia. Edo non resiste più. Soffoca il suo urlo di piacere, mentre la sua mano si riempie del suo godimento. Le gambe cedono un po’, e cerca a fatica di reggersi in piedi. La donna raggiunge l’orgasmo nello stesso momento. Travolta dal piacere, continua ad ansimare Poi si lascia andare sulla poltrona, mentre il suo petto è scosso dal respiro affannoso. Rimane immobile a riprendere fiato. Edo vorrebbe sedersi, ma non osa muovere un dito. Ora più che mai, non vuole far sentire la sua presenza. La vede rialzarsi. Immagina si stia rivestendo. Sente la finestra chiudersi. I tacchi che si muovono veloci sul pavimento. Altra finestra, altri passi. Infine la porta che si chiude. Edo praticamente si schianta sulla poltroncina. Le sue gambe sono deboli, ancora avverte il tremore che lascia generalmente un amplesso. Si guarda la mano bagnata e appiccicosa; i pantaloni aperti, e quel che rimane della sua eccitazione. Mai fatto una cosa del genere, pensa tra se. E’ stordito da questa situazione che non ha senso. Decide che è il caso di lavarsi.Non ha fame; si è comportato come un ragazzino alle prime armi; tutto quello che ha vissuto poco prima, l’ha lasciato con mille pensieri. Lui che si è sempre ritenuto un ottimo amante, sempre attento alle esigenze della sua partner, ora sta seriamente valutando l’idea che manca qualcosa al suo “ repertorio”. Una buona dose di fantasia. Con questi pensieri si avvia all’uscita. Vede la sua cravatta, il cellulare appoggiato sopra un foglietto bianco. C’è scritto un numero di telefono e un nome, Luce.. Si dà dell’imbecille ed esce da casa.
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