DON CAMILLO'S BLOG

PRODI SI SALVA. MA LA PARTITA E' SOLO RIMANDATA


Come abbiamo già più volte constatato, quando si tratta di cadreghe, in fatto di compattezza il centrosinistra non lo batte nessuno. Sentono il fiato sul collo, quelli là, ma non è tanto il fiato dell'opposizione, quanto quello degli italiani, CHE NON NE POSSONO PIU'. Dicevamo. Per la poltrona, l'ex pm Di Pietro (ora componente di questa maggioranza), ha rinnegato la Guardia di Finanza, con cui in passato aveva lavorato a stretto contatto. Ma la partita è solo rimandata. Basti pensare alla visita di Bush, con la maggioranza lacerata...Ansa. [6 giugno 2007. 22:52] ROMA - Il governo passa l'esame, ma il clima nella maggioranza che lo sostiene non è dei migliori. Alla fine il Senato approva l'ordine del giorno dell'Unione e boccia i documenti dell'opposizione. Detto questo, tra i senatori del centrosinistra si respira disincanto, sfiducia, quasi rassegnazione. Come se ormai fosse solo questione di tempo.Chiuso il caso Visco-Guardia di Finanza, ecco che si presentano le grane successive: il problema delle intercettazioni sulle scalate Bnl e Antonveneta, l'inchiesta della 'Stampa' su presunti conti all'estero di Massimo D'Alema. E, soprattutto, si lamentano diversi senatori dell'Ulivo, un ramo del Parlamento (Palazzo Madama, appunto) che non riesce a legiferare."Il Senato condivide l'operato del governo ed esprime pieno apprezzamento per il ruolo che svolge la Guardia di Finanza, essenziale per l'ordine democratico e l'equità fiscale". Questo il testo che riceve il via libera da un centrosinistra compatto che respinge assalti e imboscate della Casa delle libertà. A questo si aggiunge il duro attacco del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa al generale Speciale, rimosso dal comando generale della GdF, accusato di una "gestione personalistica del corpo" e di "scarsa trasparenza". Le parole di Tps sono accompagnate anche dall'ormai noto documento del governo a cui ha lavorato per giorni Vincenzo Visco.Un intervento, quello del titolare di via XX Settembre, aspramente contestato dal centrodestra in Aula (con il presidente Franco Marini costretto a sospendere la seduta per la bagarre dai banchi di Palazzo Madama) e molto apprezzato da tutta la maggioranza. Anche se in molti si chiedono perché, allora, il governo ha deciso di indicare il generale alla Corte dei conti. Ecco Giovanni Russo Spena, capogruppo dei senatori di Rifondazione comunista: "Io qualche dubbio l'ho sempre avuto. E' un metodo tutto italiano che si può condividere o meno. Io lo ritengo un segno di debolezza". Anche qualche ministro mostra un certo nervosismo per l'azione dell'esecutivo sulla vicenda specifica.Antonio Di Pietro, titolare delle Infrastrutture, non è contento e avverte che la vicenda andrà avanti perché sono necessarie ulteriori e approfondite valutazioni: "Delle due, l'una. O il generale Speciale ha avuto un comportamento così riprovevole e allora andava deferito agli organi di giustizia  civili e militari, oppure, se gli è stato offerto il ruolo di magistrato sul campo, questa è una decisione che si scontra con le accuse formulate questa sera".Sono in diversi, nell'Ulivo come nella sinistra radicale, i parlamentari che si lamentano di una gestione poco accorta di tutta la vicenda da parte di Palazzo Chigi e di Romano Prodi e che si dicono consapevoli che le prossime settimane non saranno una passeggiata. In ambienti della Margherita c'é chi ribadisce la necessità di uno scatto in avanti: deve essere Prodi a chiamare a raccolta tutta la maggioranza - spiegano gli ex Ppi - e indicare traguardi e obiettivi. E invece? Invece - insistono - va avanti per strappi e come si muove divide la coalizione.Ambienti di Palazzo Chigi però non ci stanno, prendono atto dalla compattezza mostrata in Aula dal centrosinistra e fanno capire che Prodi e i suoi non hanno nessuna intenzione di mollare. "Abbiamo ancora cartucce da sparare - dicono i fedelissimi del premier - il lavoro non si esaurisce perché in Parlamento c'é un clima da 'ultimi giorni di Pompei' e giugno può essere il mese per il rilancio. Il governo non molla". Le stesse fonti spiegano quali sono le frecce all'arco dell'esecutivo: la destinazione del Tesoretto, un Dpef finalmente senza lacrime e sangue, il provvedimento sui costi della politica. Un tris da calare appunto entro giugno, e che dovrebbe essere in grado di rilanciare il consenso e l'immagine del governo.Insomma, si apriranno nuove e difficili partite. Oggi è andata e Piero Fassino, leader dei Ds, può tirare un sospiro di sollievo: il voto di stasera "dimostra che la maggioranza c'é ed è compatta".