Spinto da una frecciatina di un anticlerical commentatore, mi accingo a pubblicare un'interessantissima intervista contenente alcune tacitate verità su Papa Pacelli. Basta luoghi comuni: chi è interessato alla realtà dei fatti, legga.***Pierre BLETL’oro di Pio XIItratto da: Tracce. Litterae Communionis, anno XXVI, dicembre 1999, p. 78s.Intervista di Andrea Tornielli Olocausto, la voce della ChiesaPubblicati i documenti degli archivi vaticani sull'ultima guerra. Intervista esclusiva a padre Blet, il gesuita che ha curato l'opera. E che smentisce la leggenda nera dell'antisemitismo di papa Pacelli. Insinuando un'ipotesiA chi recentemente gli ha posto domande sui presunti "silenzi" sullo sterminio degli ebrei del suo predecessore papa Pacelli, Giovanni Paolo II ha risposto: "Leggete padre Blet". È l'avallo più alto e autorevole all'opera certosina di questo anziano gesuita francese, che ha curato la pubblicazione dei dodici volumi di «Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale», cioè di tutti i documenti degli archivi del Vaticano relativi al periodo dell'ultima guerra. Un'iniziativa voluta da Paolo VI, eletto Papa proprio nel momento in cui cominciò a emergere la leggenda nera su Pacelli. Un'esaustiva ricerca storica per ristabilire la verità su un Pontefice che sarà prossimamente elevato all'onore degli altari, ma la cui figura viene continuamente messa in discussione da attacchi strumentali. Padre Pierre Blet ha pubblicato in queste settimane un libro che riassume e rende alla portata di tutti il frutto delle sue ricerche. S'intitola «Pio XII e la Seconda Guerra mondiale negli archivi vaticani» (edizioni San Paolo). Da queste pagine emerge la migliore risposta all'ultimo strumentale attacco contro Pio XII, lanciato due mesi fa dallo scrittore inglese John Cornwell, autore di un volume di quasi cinquecento pagine intitolato «Hitler's Pope» («Il Papa di Hitler»), che non contiene nulla di inedito, ma ripropone la vecchia tesi di Pacelli antisemita e per questo ha ottenuto un'enorme eco sui media mondiali.Alla scrivania di lavoro come ogni giorno, padre Blet scuote il capo quando gli parliamo dei "silenzi". Lui ha potuto provare che Pio XII ha fatto tutto ciò che poteva per salvare gli ebrei.Qual è la figura di Pio XII che emerge dai suoi studi?Pierre BLET: Pacelli era un uomo che conosceva bene il proprio dovere e lo compiva con scrupolo. Non ha perso un minuto, era un lavoratore assiduo. Si è speso concretamente dall'inizio alla fine per salvare la vita degli innocenti e ha cercato di aiutare gli ebrei perseguitati anche prima dell'inizio della guerra e dell'Olocausto.Che cosa fece la Santa Sede per gli ebrei prima del conflitto?Pierre BLET: I nazisti cercarono di espellere gli ebrei dalla Germania e dai Paesi che avevano occupato. Il cardinale Pacelli, segretario di Stato di Pio XI, si adoperò per trovare loro accoglienza in altri Stati. Ci furono enormi difficoltà: ottenere il visto per gli Usa richiedeva due anni, altrettanto arduo era entrare in Inghilterra. Alla fine il Brasile concesse tremila visti, una goccia nel mare delle richieste...Nel suo libro Cornwell pubblica un rapporto spedito in Vaticano dalla nunziatura di Berlino nel 1919 quando il nunzio era Pacelli. Si parla di una sommossa di bolscevichi che vengono definiti "ebrei pallidi, sporchi, ripugnanti e volgari".Pierre BLET: Questo documento che Cornwell spaccia come inedito e come "prova" dell'antisemitismo di Pacelli era già noto ed è stato pubblicato in un libro nel 1992. Quel testo non è stato preparato dal nunzio, ma da uno degli uditori della nunziatura: era stato quest'ultimo, e non Pacelli, a usare quelle espressioni.Pio XII fu un Papa antisemita?Pierre BLET: Ma quale antisemita! Nel 1943 i nazisti chiesero agli ebrei di Roma cinquanta chili d'oro per non deportarli dal Ghetto, e la comunità israelita ne aveva raccolto 35. Gli ebrei, allora, si rivolsero a Pio XII, che mise a disposizione l'oro mancante. Lei crede che se Pacelli fosse stato antisemita, gli ebrei si sarebbero rivolti a lui?Un'altra accusa che viene rivolta a Pacelli è il Concordato con la Germania nazista, che avrebbe aiutato Hitler a consolidare il suo potere.Pierre BLET: Il Concordato viene firmato nel 1933, quando Hitler era già ben saldo al potere. Il governo tedesco offrì alla Santa Sede delle condizioni molto favorevoli, ma non le rispettò. Lo stesso cardinale Pacelli disse: speriamo che queste nuove regole non siano violate tutte nello stesso tempo. Quell'accordo doveva garantire soltanto la libertà di culto per i cattolici, che però non ebbero vita facile: migliaia di preti e di suore furono arrestati, il capo dell'Azione Cattolica fu assassinato. Se il Vaticano non avesse firmato il Concordato quando sono iniziate le persecuzioni contro i cattolici, questi ultimi avrebbero potuto accusare la Santa Sede di aver sbagliato a non sottoscriverlo.Dalla massa di documenti che lei ha potuto esaminare emergono episodi che possono far pensare a una qualche accondiscendenza di Pio XII verso il nazismo?Pierre BLET: No, nessuno. Pacelli era un grande amico del popolo tedesco, perché ne ammirava la cultura, ma non aiutò in alcun modo il nazismo. C'è un episodio illuminante al riguardo. Su indicazione del Papa, la diplomazia della Santa Sede si adoperò per far accettare agli ambienti cattolici americani l'alleanza del presidente Franklin Delano Roosevelt con i sovietici di Stalin in funzione antinazista. Pio XII fece sapere al suo delegato apostolico a Washington che quel patto strategico per arginare Hitler si poteva fare, nonostante la Santa Sede avesse condannato fermamente il comunismo. E nel 1940, quando il Papa venne a conoscenza dei piani della resistenza tedesca per abbattere Hitler, decise di passarli segretamente agli inglesi, sperando che andassero a buon fine. Non mi sembrano azioni di un amico dei nazisti.Come si spiegano i "silenzi" del Papa sullo sterminio degli ebrei?Pierre BLET: I cosiddetti "silenzi" non ci furono. Anzi, la voce del Papa fu l'unica a levarsi in difesa di quanti erano perseguitati. Nel messaggio natalizio del 1942, quando tutti i capi di Stato tacevano, Pio XII denunciò la persecuzione contro "centinaia di migliaia di individui che, senza colpa, qualche volta solamente per ragioni della loro nazionalità o razza, sono stati designati per la morte o per l'estinzione progressiva". Il New York Times dovette ammettere: "In questo Natale più che mai, il Papa è una voce solitaria che grida nel silenzio di un continente". Il 2 giugno 1943, Pio XII pronunciò un altro discorso, che i suoi accusatori si guardano bene dal citare, e parlò di quanti si rivolgevano a lui "perché a causa della loro nazionalità o della loro stirpe erano destinati a costrizioni sterminatrici".Alcuni dicono che il Papa avrebbe potuto osare di più nei suoi messaggi pubblici.Pierre BLET: Proprio qui sta il punto. Pio XII sapeva che le sue denunce pubbliche avrebbero avuto un effetto devastante: non avrebbero fermato i nazisti, ma anzi avrebbero reso ancora più crudele la persecuzione contro gli ebrei e contro i cattolici. Nello stesso discorso del giugno 1943, il Papa spiegò: "Ogni nostra parola da noi rivolta alle pubbliche autorità, e ogni nostro pubblico accenno, dovevano essere da noi seriamente ponderati e misurati nell'interesse dei sofferenti stessi per non rendere, pur senza volerlo, più grave e insopportabile la loro situazione".Secondo lei il Vaticano sapeva esattamente che cosa stava accadendo nei campi di sterminio?Pierre BLET: L'esatta cognizione di ciò che era accaduto si ebbe soltanto dopo che gli alleati entrarono nei campi tedeschi. Per questo né Winston Churchill né il presidente americano Roosevelt hanno denunciato lo sterminio degli ebrei e loro avevano meno ragioni di Pio XII per tacere: non avevano fedeli sparsi in tutto il mondo che potevano subire le crudeli ritorsioni naziste. Il Papa decise di parlare lo stesso, lo fece e fu l'unico a farlo. Ma più che con le parole preferì adoperarsi concretamente in favore degli ebrei. Tutti i riconoscimenti che ricevette alla fine della guerra da parte di alte personalità del mondo ebraico lo testimoniano.Dagli archivi vaticani che lei ha potuto esaminare emerge il numero degli ebrei salvati dall'azione della Santa Sede?Pierre BLET: No, questo dato non emerge. Il Papa fece aprire case religiose e conventi di clausura per accogliere gli ebrei e sottrarli alle deportazioni. Ma non tenne una contabilità delle vite salvate. Un calcolo, però, esiste e l'ha fatto uno storico israelita, il diplomatico ebraico Emilio Pinchas Lapide, che nel 1967 scrisse: "Pio XII, la Santa Sede, i nunzi e tutta la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 700mila e gli 850mila ebrei".Padre Blet, perché, nonostante i documenti parlino chiaro sul ruolo svolto da Pio XII, continuano gli attacchi contro di lui?Pierre BLET: Io credo ci sia una campagna ben orchestrata. Il libro di Cornwell sta per essere tradotto in tutte le lingue...Pensa che gli attacchi provengano da ambienti ebraici?Pierre BLET: Non lo so. Temo che alcuni ambienti ebraici si siano fatti giocare da altri. Non è un caso che due giornali vicini al mondo ebraico, il New York Times e Newsweek, abbiano trattato con freddezza o addirittura stroncato il libro di Cornwell. Va ricordato che l'inizio in grande stile della campagna contro Pacelli avviene nel 1963, con la rappresentazione di un dramma che non voglio nominare, così come non voglio nominare l'autore, perché non è degno di essere nominato...Si riferisce a «Il Vicario» di Rolf Hochhuth?Pierre BLET: Sì, esatto, ma quel nome io non voglio nemmeno pronunciarlo. Ebbene, quell'opera teatrale veniva dalla Germania orientale, veniva da Est.Padre, però oggi l'Est, inteso come l'insieme dei Paesi del blocco comunista, non esiste più.Pierre BLET: È vero, non esiste più. Ma io temo che ci siano ancora molti che non hanno perdonato a Pio XII la sconfitta in Italia del fronte comunista. La sconfitta del 1948.
LA VERITA' SU PAPA PACELLI
Spinto da una frecciatina di un anticlerical commentatore, mi accingo a pubblicare un'interessantissima intervista contenente alcune tacitate verità su Papa Pacelli. Basta luoghi comuni: chi è interessato alla realtà dei fatti, legga.***Pierre BLETL’oro di Pio XIItratto da: Tracce. Litterae Communionis, anno XXVI, dicembre 1999, p. 78s.Intervista di Andrea Tornielli Olocausto, la voce della ChiesaPubblicati i documenti degli archivi vaticani sull'ultima guerra. Intervista esclusiva a padre Blet, il gesuita che ha curato l'opera. E che smentisce la leggenda nera dell'antisemitismo di papa Pacelli. Insinuando un'ipotesiA chi recentemente gli ha posto domande sui presunti "silenzi" sullo sterminio degli ebrei del suo predecessore papa Pacelli, Giovanni Paolo II ha risposto: "Leggete padre Blet". È l'avallo più alto e autorevole all'opera certosina di questo anziano gesuita francese, che ha curato la pubblicazione dei dodici volumi di «Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale», cioè di tutti i documenti degli archivi del Vaticano relativi al periodo dell'ultima guerra. Un'iniziativa voluta da Paolo VI, eletto Papa proprio nel momento in cui cominciò a emergere la leggenda nera su Pacelli. Un'esaustiva ricerca storica per ristabilire la verità su un Pontefice che sarà prossimamente elevato all'onore degli altari, ma la cui figura viene continuamente messa in discussione da attacchi strumentali. Padre Pierre Blet ha pubblicato in queste settimane un libro che riassume e rende alla portata di tutti il frutto delle sue ricerche. S'intitola «Pio XII e la Seconda Guerra mondiale negli archivi vaticani» (edizioni San Paolo). Da queste pagine emerge la migliore risposta all'ultimo strumentale attacco contro Pio XII, lanciato due mesi fa dallo scrittore inglese John Cornwell, autore di un volume di quasi cinquecento pagine intitolato «Hitler's Pope» («Il Papa di Hitler»), che non contiene nulla di inedito, ma ripropone la vecchia tesi di Pacelli antisemita e per questo ha ottenuto un'enorme eco sui media mondiali.Alla scrivania di lavoro come ogni giorno, padre Blet scuote il capo quando gli parliamo dei "silenzi". Lui ha potuto provare che Pio XII ha fatto tutto ciò che poteva per salvare gli ebrei.Qual è la figura di Pio XII che emerge dai suoi studi?Pierre BLET: Pacelli era un uomo che conosceva bene il proprio dovere e lo compiva con scrupolo. Non ha perso un minuto, era un lavoratore assiduo. Si è speso concretamente dall'inizio alla fine per salvare la vita degli innocenti e ha cercato di aiutare gli ebrei perseguitati anche prima dell'inizio della guerra e dell'Olocausto.Che cosa fece la Santa Sede per gli ebrei prima del conflitto?Pierre BLET: I nazisti cercarono di espellere gli ebrei dalla Germania e dai Paesi che avevano occupato. Il cardinale Pacelli, segretario di Stato di Pio XI, si adoperò per trovare loro accoglienza in altri Stati. Ci furono enormi difficoltà: ottenere il visto per gli Usa richiedeva due anni, altrettanto arduo era entrare in Inghilterra. Alla fine il Brasile concesse tremila visti, una goccia nel mare delle richieste...Nel suo libro Cornwell pubblica un rapporto spedito in Vaticano dalla nunziatura di Berlino nel 1919 quando il nunzio era Pacelli. Si parla di una sommossa di bolscevichi che vengono definiti "ebrei pallidi, sporchi, ripugnanti e volgari".Pierre BLET: Questo documento che Cornwell spaccia come inedito e come "prova" dell'antisemitismo di Pacelli era già noto ed è stato pubblicato in un libro nel 1992. Quel testo non è stato preparato dal nunzio, ma da uno degli uditori della nunziatura: era stato quest'ultimo, e non Pacelli, a usare quelle espressioni.Pio XII fu un Papa antisemita?Pierre BLET: Ma quale antisemita! Nel 1943 i nazisti chiesero agli ebrei di Roma cinquanta chili d'oro per non deportarli dal Ghetto, e la comunità israelita ne aveva raccolto 35. Gli ebrei, allora, si rivolsero a Pio XII, che mise a disposizione l'oro mancante. Lei crede che se Pacelli fosse stato antisemita, gli ebrei si sarebbero rivolti a lui?Un'altra accusa che viene rivolta a Pacelli è il Concordato con la Germania nazista, che avrebbe aiutato Hitler a consolidare il suo potere.Pierre BLET: Il Concordato viene firmato nel 1933, quando Hitler era già ben saldo al potere. Il governo tedesco offrì alla Santa Sede delle condizioni molto favorevoli, ma non le rispettò. Lo stesso cardinale Pacelli disse: speriamo che queste nuove regole non siano violate tutte nello stesso tempo. Quell'accordo doveva garantire soltanto la libertà di culto per i cattolici, che però non ebbero vita facile: migliaia di preti e di suore furono arrestati, il capo dell'Azione Cattolica fu assassinato. Se il Vaticano non avesse firmato il Concordato quando sono iniziate le persecuzioni contro i cattolici, questi ultimi avrebbero potuto accusare la Santa Sede di aver sbagliato a non sottoscriverlo.Dalla massa di documenti che lei ha potuto esaminare emergono episodi che possono far pensare a una qualche accondiscendenza di Pio XII verso il nazismo?Pierre BLET: No, nessuno. Pacelli era un grande amico del popolo tedesco, perché ne ammirava la cultura, ma non aiutò in alcun modo il nazismo. C'è un episodio illuminante al riguardo. Su indicazione del Papa, la diplomazia della Santa Sede si adoperò per far accettare agli ambienti cattolici americani l'alleanza del presidente Franklin Delano Roosevelt con i sovietici di Stalin in funzione antinazista. Pio XII fece sapere al suo delegato apostolico a Washington che quel patto strategico per arginare Hitler si poteva fare, nonostante la Santa Sede avesse condannato fermamente il comunismo. E nel 1940, quando il Papa venne a conoscenza dei piani della resistenza tedesca per abbattere Hitler, decise di passarli segretamente agli inglesi, sperando che andassero a buon fine. Non mi sembrano azioni di un amico dei nazisti.Come si spiegano i "silenzi" del Papa sullo sterminio degli ebrei?Pierre BLET: I cosiddetti "silenzi" non ci furono. Anzi, la voce del Papa fu l'unica a levarsi in difesa di quanti erano perseguitati. Nel messaggio natalizio del 1942, quando tutti i capi di Stato tacevano, Pio XII denunciò la persecuzione contro "centinaia di migliaia di individui che, senza colpa, qualche volta solamente per ragioni della loro nazionalità o razza, sono stati designati per la morte o per l'estinzione progressiva". Il New York Times dovette ammettere: "In questo Natale più che mai, il Papa è una voce solitaria che grida nel silenzio di un continente". Il 2 giugno 1943, Pio XII pronunciò un altro discorso, che i suoi accusatori si guardano bene dal citare, e parlò di quanti si rivolgevano a lui "perché a causa della loro nazionalità o della loro stirpe erano destinati a costrizioni sterminatrici".Alcuni dicono che il Papa avrebbe potuto osare di più nei suoi messaggi pubblici.Pierre BLET: Proprio qui sta il punto. Pio XII sapeva che le sue denunce pubbliche avrebbero avuto un effetto devastante: non avrebbero fermato i nazisti, ma anzi avrebbero reso ancora più crudele la persecuzione contro gli ebrei e contro i cattolici. Nello stesso discorso del giugno 1943, il Papa spiegò: "Ogni nostra parola da noi rivolta alle pubbliche autorità, e ogni nostro pubblico accenno, dovevano essere da noi seriamente ponderati e misurati nell'interesse dei sofferenti stessi per non rendere, pur senza volerlo, più grave e insopportabile la loro situazione".Secondo lei il Vaticano sapeva esattamente che cosa stava accadendo nei campi di sterminio?Pierre BLET: L'esatta cognizione di ciò che era accaduto si ebbe soltanto dopo che gli alleati entrarono nei campi tedeschi. Per questo né Winston Churchill né il presidente americano Roosevelt hanno denunciato lo sterminio degli ebrei e loro avevano meno ragioni di Pio XII per tacere: non avevano fedeli sparsi in tutto il mondo che potevano subire le crudeli ritorsioni naziste. Il Papa decise di parlare lo stesso, lo fece e fu l'unico a farlo. Ma più che con le parole preferì adoperarsi concretamente in favore degli ebrei. Tutti i riconoscimenti che ricevette alla fine della guerra da parte di alte personalità del mondo ebraico lo testimoniano.Dagli archivi vaticani che lei ha potuto esaminare emerge il numero degli ebrei salvati dall'azione della Santa Sede?Pierre BLET: No, questo dato non emerge. Il Papa fece aprire case religiose e conventi di clausura per accogliere gli ebrei e sottrarli alle deportazioni. Ma non tenne una contabilità delle vite salvate. Un calcolo, però, esiste e l'ha fatto uno storico israelita, il diplomatico ebraico Emilio Pinchas Lapide, che nel 1967 scrisse: "Pio XII, la Santa Sede, i nunzi e tutta la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i 700mila e gli 850mila ebrei".Padre Blet, perché, nonostante i documenti parlino chiaro sul ruolo svolto da Pio XII, continuano gli attacchi contro di lui?Pierre BLET: Io credo ci sia una campagna ben orchestrata. Il libro di Cornwell sta per essere tradotto in tutte le lingue...Pensa che gli attacchi provengano da ambienti ebraici?Pierre BLET: Non lo so. Temo che alcuni ambienti ebraici si siano fatti giocare da altri. Non è un caso che due giornali vicini al mondo ebraico, il New York Times e Newsweek, abbiano trattato con freddezza o addirittura stroncato il libro di Cornwell. Va ricordato che l'inizio in grande stile della campagna contro Pacelli avviene nel 1963, con la rappresentazione di un dramma che non voglio nominare, così come non voglio nominare l'autore, perché non è degno di essere nominato...Si riferisce a «Il Vicario» di Rolf Hochhuth?Pierre BLET: Sì, esatto, ma quel nome io non voglio nemmeno pronunciarlo. Ebbene, quell'opera teatrale veniva dalla Germania orientale, veniva da Est.Padre, però oggi l'Est, inteso come l'insieme dei Paesi del blocco comunista, non esiste più.Pierre BLET: È vero, non esiste più. Ma io temo che ci siano ancora molti che non hanno perdonato a Pio XII la sconfitta in Italia del fronte comunista. La sconfitta del 1948.