Creato da almacel il 06/03/2014
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Telesexpatia

Post n°19 pubblicato il 23 Marzo 2014 da almacel

E ricordava perfino perfettamente come e quando si scoprì la particolarità di cui andremo narrando.
Fu verso i quattordici anni.
Un'età quella ove taluni argomenti balzano prepotentemente alla ribalta.
Una compagna di scuola s'era perdutamente innamorata del ragazzo "suo" e già le stava antipatica causa molteplici motivi e figuriamoci mentre tentava, con ogni mezzo, di mettersi in mostra a suoi occhi.
E quindi, la carogna, mai avrebbe dovuto arrivare al dunque con lui ma, nel divanetto appartato durante la festa in taverna, ci riuscì purtroppo e stava per accadere l'irreparabile se non che lei ebbe l'illuminazione.
Mi concentrerò e mandando stimoli negativi farò in modo lui non abbia erezione infatti pensò e... e funzionò perdiana e... e fu l'inizio appunto della nostra avventura e la fine dell'attrazione della collega verso il medesimo obiettivo.
E successivamente, prendendo il suo posto, ebbe modo di valutare la sua prerogativa si dimostrava applicabile, ed alla grande e grossa, anche rispetto a stimoli positivi.
E cominciò a giocarci di per cui e nel giro d'un paio d'anni ne assunse pieno possesso.
In che modo?
Oh be' ora poteva eccitare a piacimento maschi e femmine nei frangenti più disparati e dentro, per esempio, ad un vagone di treno pure diverse persone contemporaneamente.
E non vi dico, in tram, le risate le proponeva la faccia della suora con la vagina improvvisamente infiammata e lubrificata oltre misura.
E non vi racconto nei particolari nemmeno di quelle direttamente estratte dalle smorfie del tipo che tentava, in tutti i modi permessi da un piccolo asciugamano, di nascondere la turgidità, con prepuzio sporgente, in sauna mista.
E non è finita ch'inoltrando la virtù, sempre mentalmente ovviamente, riuscì ad aggiungere all'erezione un effetto stimolo, al che i i clitoridi ed i glande presi di mira si ritrovavano costretti all'orgasmo e qui era sul serio da spaccarsi dal ridere.
Il prete durante la predica nel momento topico sparò un oooooohhhh quanto t'amo Maria da brividi.
Ed il vescovo fece uguale dissertando sulla Maddalena ed il vigile le cancellòoooohhhooohhooooò immediatamente la multa dalla gioia.
La conobbi a Firenze e mi piaceva e ci provai e lei non ebbe obiezioni, bensì nulla.
Da lui di sotto risposte zero in assoluto.
Strano commentai, di solito è anche troppo invadente.
«Non ti preoccupare» mi rispose.
«Per ora ti tengo sotto controllo, in futuro vedremo».
Impossibile le rimandai.
Stai scherzando.
«Mettiti laggiù appoggiato alla balaustra» continuò ed io eseguii ed in un baleno ebbi un'alabarda che spingeva, tenacemente assai, in avanti mutande e calzoni.
Non vi dico lo stupore e lo stato d'animo che mi trovai ad attraversare, ma lei fu gentile e m'informò per filo e per segno su codesto suo talento.
Aggiungendo sgomento a stupore dovrei precisare.
Camminammo intanto a caso ed arrivammo alla piazzetta del mercato nuovo ed accarezzando il muso portafortuna del maiale lì famoso... dimostramelo con quella coppia di grassi sessantenni tedeschi! la sfidai ed uno spettacolo ebbe inizio.
Incominciarono a baciarsi libidinosi mezzo metro di lingua in bocca ed in un nulla, noncuranti di centinaia e centinaia di persone che guardavano, lei si spogliò si mise alla pecora e lui da dietro dispiegò una copula assolutamente animalesca e fuori controllo ed inarrestabile tanto... tanto che per separarli servirono tre poliziotti e quattro infermieri della croce verde.
E non contento le feci rifare l'esperimento ai Boboli ove un, perennemente voglioso, gay danese non credette ai propri sensi quando venne assalito, con estrema enfasi, da quattro giovani giapponesi.
In verità nemmeno stavolta la vicenda ebbe un lieto fine, però cavolo il suo potere era infallibile.
La sera al Tenax poi provocò nei cessi praticamente un'orgia nel reparto femminile, un'orgia che sfociò nell'assalto scatenato dei bagni maschili e l'intenzione d'una casta pisciatina mi trascinò dapprima a penetrare varie gnocche e nel proseguo in una caserma ostaggio della buon costume.
M'aspettava fuori.
La mattina appresso le chiesi un favore con la prosperosa e soda cameriera ai piani.
L'ottenni naturalmente.
Il pomeriggio al giardino dell'iris concordammo un agguato a due, per noi e fra loro, perfetti sconosciuti.
Lei canadese, lui angolano.
Il famoso cappuccino servito anale, orale e normale fra i colori ed i profumi.
«Non t'ho stimolato io» volle precisare.
No no rimpallai, proprio non serviva.
Fortuna niente interventi di forze dell'ordine stavolta.
Ci stavamo divertendo potrebbe essere la nota a margine.
Ed avanti pertanto.
Di fronte alla chiesa di Dante e Beatrice vidi una signora, spudoratamente morigerata fino nel midollo, che s'accingeva ad entrare.
La sua indole verginella sdegnosa s'evinceva perfettamente dal portamento.
Dai facciamo uno scherzo e diamole qualcosa da confessare che altrimenti il sacerdote s'annoia, invitai la mia compagnia.
Ed il sagrestano in due secondi si ritrovò sbracato ed in altri due spruzzò succo di palle alto quanto la fontana di Nettuno.
Arrivammo di fronte alla sinagoga.
Dentro, favorita dall'ora tarda e dalla semioscurità, altra scena da brividi.
Una donna che piangeva ed un tosto pisello circonciso di rabbino piantato sulle labbra chiuse.
Fagliela pagare a quel maniaco, le ordinai, da nascosti nell'ombra.
È sempre stata una questione che odio la preferenza degli uomini ebrei per il sesso orale estremo e portato fino all'ingurgitare.
E lei obbedì e l'infido essere se lo vide spegnersi sgonfio ed allora ci facemmo avanti.
Ma ti vedi vecchio bavoso? lo fulminai.
Almeno evitati queste umiliazioni stupido ignorante.
Una figura di schifo ed una grande lezione.
Scommetto perse parecchia della sua sicurezza in merito.
Difficile avrebbe riprovato in futuro.
Prendemmo un autobus il giorno appresso.
Alla tomba etrusca della Montagnola la poesia classica di due giovani.
Lui insisteva.
Lei tergiversava.
Gliela facciamo esplodere? chiesi civettuolo.
«Direi di sì» rimpallò.
«Mai fatto male a nessuno una buona scopata».
E felicità ed orgasmi e caldo sperma a sbiancare una rossa riga del plaid.
E via di questo passo insomma.
Turisti certo, però sensibili e molto sintonizzati.
Ed alle cascine, concludendo, l'apoteosi.
Non servì molto in verità.
Lì c'è un mantra che funziona perennemente.
Lo senti? le sussurrai.
«Cosa?» mi rispose.
Come cosa?
Messer aprile che fa il rubacuor.
È primavera, basta tergiversare svegliamelo bambina e... e non so bene se gliel'ho mai tirato fuori e tuttora non capisco s'è per volere suo o merito mio.

 
 
 

Ed arri arri vederci

Post n°18 pubblicato il 19 Marzo 2014 da almacel

Del sentimento vorrei scrivere.
Del sentimento e di quanto scuote il mio umore in un momento.
E del mare vorrei scrivere.
Del mare e di come con un segmento qualsiasi occhio sa fermare.
E del monte vorrei scrivere.
Del monte e della roccia che ha per fronte.
E della terra vorrei scrivere.
Della terra e del gibboso suolo d'una sfera che si muove e ruota ma torna sempre dov'era.
E del cielo vorrei scrivere.
Del cielo e di come con la sua faccia di niente cambia espressione continuamente.
E dell'aria vorrei scrivere.
Dell'aria che è discreta nonostante dappertutto svaria.
E del fuoco vorrei scrivere.
Del fuoco e di quanto è contento quando mangia vento.
E del sole vorrei scrivere.
Del sole e del suo richiamo incantevole però... però in realtà in queste cose quanto e cosa suscitano invece un mio sorriso, una tua contentezza o... o una loro carezza?
Pensate sempre che l'albero sotto casa sia insensibile ad una vostra mala giornata?
Siete ancora certi che una nostra felicità lasci indifferente il fiume?
Credete tuttora che la pioggia cada ignorando i nostri eventi?
Be'!
Io no ovviamente ed al momento quindi m'è molto meglio scrivere del mio "uomare" e... e di tutto quello che nel mio noi c'è ancora da governare.
E per il resto si vedrà perciò forse forse, dopo dopo ed arri arri vederci.

 
 
 

Buco nero buco vero

Post n°17 pubblicato il 18 Marzo 2014 da almacel

Ho fatto un ritratto.
Sapete io sono un moderno artista e lo posso fare.
Tela sul cavalletto, pennelli a portata, idea in testa ed il gioco è fatto.
Oh no vero!
Senza i colori sulla tavolozza si fa niente.
Non ne ho messi tanti stavolta per la verità.
L'intento mio era di fissare la fisionomia d'un concetto riferito ad una cosa e non all'espressione d'una persona.
Un concetto d'arte moderna ovviamente.
Che sono concetti assai intriganti quelli d'arte moderna.
Che a volte risultano incomprensibili.
Che a volte sembrano resi benissimo.
Che a volte prendono sembianze scontatissime o intricatissime.
Il mio, direi a ragione assolutamente veduta, fa parte di quest'ultima categoria, però fino a prima della o.
Per farla breve insomma ho messo solo il nero.
E l'ho steso dappertutto.
No non vi preoccupate.
Non nelle pareti della stanza o sul pavimento.
Dappertutto sulla tela intendo.
Ho coperto minuziosamente ogni minimo spazio bianco.
E non contento in alcuni punti ho messo più strati.
Non so perché ma lì il nero non mi dava soddisfazione rispetto al target ed ho dovuto caricarlo, caricarlo, caricarlo.
In effetti non che sia difficile ottenere, a codesto punto giocoforza, una tela tutta nera.
O almeno non lo è per me.
Che ricordo sono moderno artista mentre gli altri sono tendenti al dimenticare.
Il difficile è spazzare via senz'ombra di dubbio ogni singolo riflesso di meno nero che immancabilmente spunta.
E rispetto al tema lo dovevo fare.
E ci sono riuscito.
E direi il risultato, prima pensato e successivamente materialmente trasferito, è veramente ottimo.
Io lo guardo e vedo perfettamente ciò che volevo vedere.
Mi ci sono voluti l'ammetto pure un paio di corposi ritocchi, bensì ora ci siamo e posso dunque esporlo il "nerone".
Signori e signore i like to present you l'ultima creazione di mircò titolata... un po' di suspanse è d'obbligo... titolata...
Ritratto di buco nero.
E via il lenzuolo.
E boom, boom, boom.
E... e costernazione e disperazione e... e parecchio sentore di presa in giro e qualche vaffa e diverse smorfie di sdegno ed, in un baleno, un'infinità di schiene convergenti verso l'uscita.
Urca vedo in un attimo sono rimasto solo.
Che delusione.
Che delusione.
Che delusione.
Io capisco se ne sia andato il potenziale acquirente.
Pitturassi per lui magari basterebbe sopra al nero ricavare una gnocca in ambiente naturale e lo farei tornare di corsa.
E sono cose che non faccio.
Che non ho mai fatto e che mai farò.
A me dispiace per la gente comune.
Per il pensionato, il salumiere, il vigile o l'impiegata.
E non comprendo il loro atteggiamento.
Nelle loro condizioni infatti mai avranno l'opportunità né di costernarsi e nemmeno di disperarsi rispetto ad un buco nero.
Ce n'è.
Ce n'è non preoccupatevi.
Ce n'è tantissima di costernazione in un astronauta od in uno scienziato quando s'affaccia su un buco nero.
E ci sono speranze, aspettative e nuove prospettive perfino personali.
In qualità di scopritore chiaramente.
E sono umori che lievitano.
Emozioni che spaziano.
Vibrazioni che dipartono.
E rispetto a questo appunto per il pensionato, il salumiere, il vigile o l'impiegata, al contrario, pulsioni negate causa ruolo e probabilmente disperazione persa nel dimenticato a priori.
Ed io volevo donare loro la bellezza d'un momento pertanto impossibile facendo cogliere un fiore di vergine destino.
Ed io volevo quindi informare di esiste perfino alternativa disperazione volendo portarsi oltre le prospettive obbligate ed invece manco mi filano e ritornano rapidi nei loro abiti di normalmente.
Non giusto quelle ovviamente.
Potrei dire un surrogato.
Un surrogato pari lo è la Gioconda peraltro.
Che di sue carni ed ossa se non erro c'è sul serio pochino sul quadro del maestro.
E per lei si costernano e per il ritratto di buco nero non vota nessuno.
E disgrazia e delusione di conseguenza dentro il moderno artista che credeva finalmente di chiudere un buco vero.
E non sanno cosa si perdono e sanno benissimo cos'ho perso io per strada.
Il cervello.
No comunque.
Zero problemi.
Non ho scritto queste righe per prendermela con qualcuno ed accusare.
Il mio intento vuole unicamente essere un piccolo e facile promemoria di come funzionano l'arte moderna ed un corpo moderno da lei teoricamente pervaso.
E se non l'avete apprezzato nemmeno voi dispiace ma non me la sento di cambiare titolo all'opera e disegnare una cetra, con due mani che la suonano, in mezzo al nero.
Proprio no.

 
 
 

D'ebbrezza d'abbraccio

Post n°16 pubblicato il 17 Marzo 2014 da almacel

Fu una mattina di fronte ad una chiesa.
Con le campane martellanti nei timpani.
Che incominciarono la sua fortuna ed anche la sua sfortuna.
Potremo dire.
Era in quel luogo per l'ultimo saluto al padre d'un grande amico.
Con il quale s'erano conosciuti oramai quarant'anni prima.
Quando avevano quindici sedici primavere.
E mai avrebbe potuto mancare dunque.
Solito capannello di persone con la faccia seria.
Soliti saluti di parecchi conoscenti comuni.
Solito arrivo del carro con bara.
Un minimo per fortuna composto di scene di disperazione.
E via tutti in chiesa per la cerimonia.
E lui ancora al solito ad aspettare di fuori.
Caffettino con alcuni "colleghi".
Cicchetta nervosa e la salma presto riapparve dal portone.
Sorretta dall'amico e dai suoi fratelli o parenti stretti.
Che dopo averla inserita in macchina si fermano dietro e sono a disposizione per condoglianze ed onorificenze, al morto queste, varie.
Lui allora fece come tanti.
Arrivò dall'amico e gli strinse la mano guardandolo negli occhi.
E ciò fece sì che un abbraccio forte forte, stretto stretto, per nulla programmato sorgesse in entrambi spontaneo.
E carico, carico, carico di emozioni impreviste.
Non riusciva più a terminare da solo l'abbraccio.
E l'adrenalina nel frattempo straripava fin quasi ad uscire per dentro i pantaloni.
Dove questi s'appoggiano alle calze ovviamente.
Ed il pathos invitava lacrime a materializzarsi per alleggerire tensioni pesanti.
E la sensazione di mai immaginato porse così le sue migliori credenziali.
Tanto che gli scapparono perfino un tot di gocce di pipì ed uno sguardo d'odio alla persona che l'interruppe.
Pazzesco pensò mai provato una cosa simile.
Ma quale primo bacio.
Ma quale prima scopata.
Ma quale diploma o laurea.
Ma quale realizzazione lavorativa.
Ma quale paesaggio.
Ma quale scoperta.
Ma quale vincita alla lotteria.
Ma quale nascita di figlio.
Niente, niente, niente aveva suscitato altrettanto in lui.
E decise di per cui che l'avrebbe voluta ancora questa sensazione.
E la moglie di suo fratello dopo un mese morì senza una valida motivazione.
E la mamma della sua sposa fu trovata morta in circostanze anomale.
Ed il fratello del suo caro collega cadde nel burrone accidentalmente.
Ed il figlio d'un altro amico fu trovato morto d'overdose.
Che non aveva giammai nemmeno fumato uno spinello.
E altri casi strani insomma cominciarono ad apparire intorno a lui.
Che nel frattempo oltre a cogliere a dismisura ed avere una dimensione ottimale di quello che poteva donare il mondo s'era...
s'era pure organizzato di conseguenza.
Mettendo ad esempio un pannolone prima di recarsi all'ennesimo funerale.
Alla fine comunque lo beccarono, ch'era rimasta solamente una vecchia nonna tra i parenti prossimi di tutto il suo entourage ed era guardata a vista.
Che oramai qualche sospetto aveva cominciato a serpeggiare.
Il giudice, pur trovando per una volta le motivazioni interessanti, non poté non dargli un ergastolo per ogni omicidio e... e se non fosse che la gemella del suo compagno di cella, appena sei settimane appresso, si suicidò stranamente soffocandosi con centotrenta big bable ingerite contemporaneamente, tutto... tutto sarebbe finito lì.

 
 
 

Zia Angelina la rossa

Post n°15 pubblicato il 15 Marzo 2014 da almacel

Una rivelazione la mia zia Angelina.
Rossa di capelli e di cuore fino all'osso oserei affermare.
Mi disse cominciò il rodaggio fin da giovane.
E che la sua vocazione di sollevare dai problemi personali il prossimo si palesò limpida e fatale verso i dodici anni.
E fu con Pino il pastorello quasi diciottenne.
Lui infatti il pomeriggio dopo mangiato usava stendersi sotto il grande ulivo, lassù fuori da sguardi indiscreti, abbassare i pantaloni e con sapienti tocchi farselo indurire indurire indurire, per in seguito con decise mosse portarlo all'orgasmo.
E lo faceva ogni santo giorno e lei non capiva.
E vederlo lì tremebondo e sudato, rosso come un peperone con la faccia da pesce lesso e sentirlo gemere nello sforzo le dava un minimo d'apprensione.
Tu hai un guaio le disse un giorno.
Ed uno di quelli grossi a quanto vedo.
Non è meglio se lasci a me la fatica di scuoterlo che ti risparmi tutte quelle conseguenze fastidiose? e... e lui accettò di buon grado e lei ne fu felice assai ed in seguito s'applicò dunque lungamente e con grande gioia.
Si sentiva utile cavolo e le pecore con un guardiano riposato e rilassato stavano sicuramente custodite in maniera appropriata.
Poi purtroppo le situazioni cambiarono.
Il pascolo fu lottizzato ed il padre di Pino vendette il gregge e lei lo perse di vista al che, essendo rimasta sfaccendata, pensò di trovarsi un lavoro.
E finì aiuto generico nell'ufficio in una fabbrica.
Una pena.
Una pena vedere quella povera segretaria vergognarsi e piangere ed a volte perfino vomitare allorché il padrone veniva alla fine del bocchino mattutino.
Lei è anche brava pensava che altrimenti la licenzia ed ha i fratelli piccoli da mantenere, però vederla così è un tormento.
Io non resisto e le chiedo se posso pompare io al suo posto pertanto concluse.
"Sicura di sapere quello cui vai incontro?" le rispose lei stupita.
Sì sì non ti preoccupare da domani ci penso io e finiranno i tuoi disguidi.
E le cose tra l'altro andarono a gonfie vele.
Padrone contento ed addirittura un aumento bensì... bensì precipitò un'orribile crisi economica.
La fabbrica chiuse e la mia zia Angelina si ritrovò con tantissimo tempo libero che... nelle ore buie... usava impegnare per fare delle lunghe passeggiate sotto il viadotto della tangenziale e... e fu lì che una notte assistette ad un pestaggio, furioso e cruento, da parte di un energumeno ai danni d'una giovane ragazza.
All'inizio si nascose e quando il violento se n'andò corse a soccorrere la poverella.
Cosa voleva da te quel bruto? le domandò.
"I soldi dei clienti ovviamente.
Non mi va di fare la puttana e lui lo sa e mi nascondo e guadagno poco e s'incazza e mi mena ogni tre per due".
Dai non ti preoccupare le rispose la mia zia.
Vedrai da domani prendo il tuo posto ed accontento più clienti possibile ed in seguito ti consegno i soldi guadagnati che tu girerai a lui ed inconveniente risolto.
E ciò avvenne puntuale se non che nel giro di poco tempo arrivò la polizia ed il protettore fu arrestato e la puttana fuggì e la mia zia non avendo in loco una motivazione specifica riprese con le sue passeggiate.
Stavolta scegliendo il parco.
Ma una sera da dietro una siepe spuntarono quattro giovanotti minacciosi ed armati di coltello che la presero e gettarono per terra rabbiosamente tentando di strapparle i vestiti.
Che fate ragazzi? chiese tranquilla.
"Lo sentirai tra breve che faremo" risposero.
Ah ho capito ribadì lei.
Calmi calmi non serve strafare.
Venite qua.
Provvedo io a voi.
E non si sono mai visti degli stupratori a tal punto sfamati senza avere nemmeno violentato.
Difatti li stese tutti e quattro contemporaneamente di sapienti mosse e varie aperture e riuscì perfino a farsi promettere di cercarla in futuro prima di cadere in tentazioni stupide.
E loro addirittura lo giurarono.
Che soddisfazione!
Aveva risolto a degli individui una grana sostanziosa.
Una di quelle che avrebbe potuto recare loro disagi considerevoli.
E si sentiva proprio bene tornando a casa la mia zia Angelina ed aveva il morale a mille lanciato, però d'oltre un vetro di finestra semi aperta senti piangere e disperare.
Naturalmente non resistette e sbirciò dentro ove vide un signore seduto sul divano e chino con le mani fra i capelli.
Aveva davanti quattordici bottiglie di vino vuote ed un'aria che dire dimessa è nulla.
Chiaramente non resistette.
La posso aiutare signore?
"E lei chi è?".
Sono Angelina la rossa e passando l'ho udita ed appunto mi sono detta vediamo se posso fare qualcosa.
"Mia moglie m'ha lasciato ed è scappata con un negro e non trovo consolazione alcuna e continuo solamente a piangere".
Ma no dai su via.
Guardi se mi fa entrare risolvo io.
"Le apro la porta" e... ed in breve il prostrato ricevette un pompino che manco aveva sognato dalla sua precedente compagna ed altrettanto in breve si fece carico d'un ripasso d'attività sessuali complete e mai praticate con simile dovizia di particolari e nuovamente in breve s'innamorò perdutamente e diventò il mio caro zio Piero.
Colui che... prima d'uscire per la classica briscola... ha immancabilmente saputo accogliere sopportare e compatire un nipote che spessissimo si presentava alla porta pieno di problemi vari ed assortiti.

 
 
 
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