Creato da blue.chips il 18/10/2007

save children

nessuno sarà mai solo

 

 

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HAITI

Post n°232 pubblicato il 14 Gennaio 2010 da blue.chips

 

S'odono terrificanti lamenti dalle rovine
il velo di morte rimane intriso di lacrime,
distillate dal sangue vivo.

Non bastava la miseria,
i bimbi per strada a seguitare orme
marcianti impettite di spento fulgore.

Ah! Com'è vischioso il carnaio dei padroni
e la fossa che rimane inerme, senza fiato
a ricevere la vanga accolta fredda.

Sol la campana, dalla potente ugola
scandisce l'onta e il suo tormento;
noi nel caldo letto, con lo scheletro
ancora intatto, una lacrima meccanica
forse, versiamo se bontà vuole; e ci rigiriamo
dentro un'ulcera d'amore mistico
in cui dondola la nostra sorte incerta
per rifiorire nel giorno che ci perde.

B.C.

Sì! E' vero. Molte volte la natura mostra il suo volto matrigno. L'immane tragedia che ha colpito Haiti lascia dentro un senso di freddo, un vuoto che succhia ogni energia e pensiero. E' difficile non pensare che, pur lontanissimi, siamo dentro la tragedia, viviamo sullo stesso baratro.

La scelta dell'inciampo di chi vi deve cadere dentro, mostra molta casualità, ma in ogni caso, determina un ripensamento del nostro vivere, dei nostri errori, della nostra incapacità di convivere con la natura, mentre orgogliosamente ( e stupidamente) offriamo a fasulli déi il nostro vanto di dominio.

Il nostro acciaio mescolato alla forza delle montagne par ridicolo di fronte ad una fragilissima capanna di rami d'albero e foglie acconciate all'uso. Ci innalziamo sempre più verso il cielo con poderose costruzioni; nello stesso luogo in cui, sottoterra, s'incontra e si scontra il destino del nostro falso orgoglio e immensa cupidigia. 

I pilastri della terra tendono le braccia verso di noi; talvolta, ci supplicano, ci avvertono del pericolo. Ma chi ascolta? Chi ricorda che tutta la natura geme sotto la crudeltà del cuore umano? Chi sospinge il fato ad alimentare la nostra noia per i morti che non ci appartengono? Quanta ipocrisia (e talvolta malvagità) quando si contano i morti? Uno, diecimila, centomila, un milione. La morte non è una lotteria per poveri o per ricchi. Muoiono solo fratelli e sorelle dell'umana famiglia.

"Signore, quale colpa avevano quelli morti sotto la torre di Siloe", chiesero a Gesù; ed egli rispose: "se non vi pentirete anche voi morirete". Alludendo alla morte seconda.

Forse, è questo il vero pathos di ogni tragedia umana, il senso che accompagna le nostre vite nel monito antico di venire dalla polvere per ritornarci, nel segno di un passaggio in cui dimostriamo la nostra essenza, il nostro cuore, la nostra anima.

Ci saranno uomini e donne di buona volontà che prenderanno a cuore la sorte dei propri simili, al di là di tutto ciò che è sottoposto ai vincoli "etici" ed economici degli Stati.
Uomini e donne che diventano il sale della terra, perché finché vi rimarrà anche un solo giusto su questa terra, la speranza non morirà con essa.

Dio benedica e abbia in gloria coloro che si sono prodigati in passato e si prodigheranno ancora per i propri simili versati nella tragedia.

Piccola H. ha già fatto la sua offerta. Avevamo deciso di rinnovare in primavera la sua stanza. Essendo cresciuta di misura, il suo tavolino di scrittura e di giochi è diventato piccolo, assieme alla seggiola; come pure l'armadio che non contiene a sufficienza. Lei conosce la somma da destinare per tale operazione.
Lei mi ha chiesto di rinunciare a tale acquisto per i bambini di Haiti.

Devo dire che dispiace che una piccola bimba debba rinunciare ad un suo progetto.
Mi ero riservato di dirle che avrei dato io la somma corrispondente per i bambini che avevano mosso il suo cuore alla fratellanza nel bisogno, senza dover rinunciare ai mobili della sua cameretta.

Ripensandoci, farò come lei ha in cuore. Il mio pensiero per lei, era ipocrita e malsano. Il suo diritto alla pietas è un'educazione alla vita, un senso pieno di esserci con consapevolezza e amore. E ciò esige un sacrificio personale, per quanto possa essere modesto.

Abbiamo una tradizione familiare di vivere in maniera proba. Non compriamo nulla che si riveli sfacciatamente superfluo, oppure di eccessivo costo. Da sempre raccogliamo le briciole rimaste sul tavolo per metterle sulla gabbietta degli uccellini. Il pane quotidiano non s'avanza mai.

Piccola H. lo sa, poiché il confronto con gli altri è evidente. Ma ha imparato a non lamentarsi, pur desiderando; pur sapendo che non siamo poveri. Ciò è più un segno d'amore di lei per noi che l'amiamo. Lei ci ricambia con la fiducia che non abbiamo il cuore di tirarci indietro, quando occorre e sia veramente necessario per una giusta causa,.

Così faremo anche questa volta. E lo rifaremo fino a quando anche la nostra polvere diventerà granelli di sabbia, dove sognare di incontrare il piede nudo di chi è portatore di buone novelle per l'umanità.
Blue.chips

 

 

 

 
 
 
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