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Un po' di numeri ... per iniziare
POST IT
La sindrome di down non é una malattia.
Le persone con la sindrome di down non cercano una medicina, vogliono solo essere trattate come gli altri.
Il 93% dei contatti non copierà questo mesaggio...
Spero solo che tu che stai leggendo voglia far parte del restante 7% che copierà questo messaggio nella sua bacheca !!
In ogni caso grazie di averlo letto. Boog :-)
Ora sto leggendo ...
Stefano Piedimonte
Nel nome dello zio

Guanda
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Gentile visitatore benvenuto nella mia tana.
Qui io conservo, in perfetto disordine, le cianfrusaglie che raccolgo durante il mio girovagare nella rete.
Quasi nulla é farina del mio sacco, ma tutto é stato scelto da me unicamente ispirato dai miei gusti, dalle mie inclinazioni o dall'estro del momento.
Se qualcosa ti piace consideralo tuo, sarà per me un piacere donartelo.
Se invece qualcosa dovesse infastidirti, o peggio offenderti, ti prego di perdonarmi, non era mia intenzione.
Infine lascia pure un segno del tuo passaggio, ma ricorda che ... tener pulito é più facile che dover pulire.
Detto questo, per tutto il tempo che passerai qui, sia questa anche la tua tana.
Boog :-)

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CRONACHE DAL REGNO DI OP
Post n°359 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da boogie_bear
Se fossi un padre nel regno di Op, dovrei attenermi agli orari di entrata e uscita. Ogni sera saluterei mio figlio con un bacio sulla fronte, mia moglie con un abbraccio e tornerei da solo, a casa, guidando sfinito e sovrappensiero, cenando con un panino e poi a letto, senza riuscire a prendere sonno. Scrivendo sms, preparando e disfacendo valigie, pensando con angoscia e tormento a chi resta a dormire sulla branda pieghevole del regno di Op. Se fossi padre nel regno di Op, mi sveglierei quando fuori è ancora buio e la mattina alle 7 passerei dal bar del Grande Ospedale, mi farei largo tra la folla appoggiata al bancone, ordinerei un cappuccino a portar via nel bicchiere di plastica e camminerei veloce, verso l’ascensore, attento a non far rovesciare la schiuma. Poi suonerei il campanello davanti alla porta a vetri bianca e blu del regno di Op, saluterei le infermiere al cambio turno ancora con le divise in mano, i portantini dietro al carrello della colazione, gli altri papà tornati alla base, ed entrerei in stanza, finalmente sollevato, finalmente al mio posto. Anch’io. Se fossi padre nel regno di Op, a ogni ricovero mi manderebbero subito al terzo piano a sbrigare le pratiche amministrative, anche se vorrei stare lì al decimo, in medicheria, con mio figlio e con sua madre. Sapere come va la febbre, se la medicazione del catetere è a posto, se le complicazioni alla terapia sono normali, se la frequenza cardiaca va bene, che farmaci metteranno in flebo, a che ora passeranno i dottori. “Vada prima ad aprire la cartella del ricovero in amministrazione, papà”, mi ripeterebbe bonariamente una delle infermiere di Op. E se fossi padre, cuore in gola e documenti alla mano, farei un bel respiro e, senza scelta, andrei. Se fossi padre nel regno di Op, penserei a rinnovare l’abbonamento al parcheggio del Grande Ospedale a fine mese, a comprare le bottiglie di latte in farmacia e i pannolini al supermercato, a prendere le ricette dal pediatra, a fare la coda alla Asl, a sistemare le cose al lavoro, ad aggiornare i nonni sull’ultima ecocardio e sulla prossima Tac. Se fossi padre nel regno di Op, nessuno parlerebbe del mio dolore. Verrebbe prima quello della mia donna, poi quello del sangue del mio sangue. E imparerei anch’io a pensare così: prima la mamma, poi il piccolo. Solo dopo, io: così impotente, così accessorio, così incapace di proteggerli, così obbligato a proteggermi. Se fossi padre, nel regno di Op, mi sentirei in colpa, non mi sentirei abbastanza, mi suonerei fuori posto, vorrei fare di più. Immotivatamente, certamente: se fossi padre starei più o meno così. Così sono i padri nel regno di Op, parafulmini silenziosi, discreti e laterali, che bussano piano alla porta, la mattina. Che chiedono com’è andata la notte, che portano una maglietta di ricambio. Un giornale fresco di stampa, un cornetto caldo, un tubetto di dentifricio. (da Il regno di Op di Paola Natalicchio)
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Inviato da: solidale_mente
il 23/07/2013 alle 11:01
Inviato da: ciscake
il 09/02/2013 alle 12:25
Inviato da: nagi51
il 02/02/2013 alle 16:54
Inviato da: ciscake
il 02/02/2013 alle 08:55
Inviato da: ciscake
il 02/02/2013 alle 08:53