Marco Ahmetovic, garzone rom di 22 anni, Corrado Avaro, operaio italiano di 30 anni, Andrei Zysk, polacco di 34 anni, sono schiavi della bottiglia. Michele Tizzani, 31 anni, italiano, fuma marijuana. Diverse le nazionalità, diverse le droghe, ma un fattore comune: tutti hanno ucciso guidando sulle nostre strade. Non basta: tutti potrebbero tornare a guidare al termine della sospensione della patente o avendone ottenuta un'altra dopo un esame, magari ancora preda della dipendenza. La legge lo permette.
La tragedia di Appignano
Il garzone rom è stato condannato pochi giorni fa e con clamore dal Tribunale di Ascoli Piceno per aver falciato col suo furgone quattro ragazzi in scooter. Dovrebbe scontare sei anni di reclusione domiciliare, un'eccezione alla regola dei patteggiamenti a sei, dieci, raramente 12 mesi per omicidio colposo, magari aggravato da omissione di soccorso. «Una condanna da rom, se fosse stato un ragazzo italiano...» dicono i parenti. Anche se nessuno crede che la pena sarà scontata per intero.
Il pullman di Stroppiana
Per Michele Tizzani, autista di pullman, il processo è appena iniziato. A maggio la corriera con 41 bambini a bordo, l'intera popolazione scolastica di Stroppiana (Vercelli) in gita, si rovesciò su una rampa autostradale: due scolari morti, decine i feriti. Due giorni fa l'incidente probatorio nel quale fior di periti hanno iniziato a scontrarsi davanti al Gup per stabilire quante ore prima di mettersi al volante l'uomo aveva fumato almeno uno spinello. Che lo abbia fumato l'ha ammesso lui stesso, dopo le prove tossicologiche positive. Quanto rischia? Nessuno è in grado di dirlo, ma certamente potrà tornare a guidare, perché in Italia non esiste il ritiro definitivo della patente. Che lo faccia, drogandosi o no, dipenderà solo da lui. Intanto ancora oggi gli scolari scampati sono assistiti dall'équipe di psicologi inviati dal ministero, la stessa che a San Giuliano di Puglia sostenne le famiglie dei 57 bimbi uccisi nel 2002 dal crollo della scuola.
Tre volte ubriaco
Le sfumature (o i sofismi?) del diritto hanno dato una mano anche a Corrado Avaro, che a luglio ha ammazzato una ragazza di 16 anni. Adesso l'uomo è disperato, ma quando la sua Rover 200 piombò su Claudia, era "soltanto" ubriaco. Però era ubriaco anche nel 1999 e nel 2004, tanto che venne condannato per guida in stato di ebbrezza; a patente gli era stata restituita pochi giorni prima dell'omicidio dopo una sospensione di due mesi e mezzo. A luglio il Pm lo ha arrestato, il Gip ha confermato: uno che uccide perché guida sempre ubriaco commette omicidio volontario. I suoi avvocati (facendo il loro lavoro) hanno sostenuto una tesi ardita: proprio perché in passato la sua ubriachezza non aveva provocato vittime l'uomo era convinto di controllare la situazione. Il Tribunale del riesame di Pinerolo ha accolto la tesi e riportato il titolo di reato al solito omicidio colposo, dal quale si sguscia via con estrema facilità e pochi euro.
Quattro incidenti in stato di ebbrezza
Le analogie si sprecano nella lunga casistica sulle strade italiane. E così anche la morte di Rudi Alessandro Belli, 34 anni, milanese, lascia aperti pesanti interrogativi sull'efficacia delle leggi che regolamentano la sospensione e la revoca delle patenti di guida in Italia. Lo scorso agosto Belli viaggiava in sella alla sua Kawasaki 650 sulla strada da Soncino a Orzinuovi, nel Cremonese, quando su di lui piombò l'auto guidata da Guerrino Ghidelli, che in corpo aveva un tasso alcolico di gran lunga superiore al consentito. Un caso? No, perché Ghidelli non era nuovo a imbracciare il volante dopo aver bevuto qualche bicchiere in più. Alla stazione della Polizia di Soncino ricordano come l'uomo avesse già subito la sospensione della patente per ben tre volte, nel 2002, nel 2003 e nel 2004, e sempre per guida in stato di ebbrezza. Nessuno, però, gli ha mai ritirato il permesso. E anche questa volta, nonostante ci sia scappato il morto, la patente gli è stata bloccata per un anno e dieci mesi, ma non revocata. Ora è indagato per omidicio colposo, con obbligo di dimora nel Comune di residenza, dove per forza di cose la patente non gli servirà.
Quel corpo lasciato sulla strada
Dell'aleatorietà della Giustizia ha usufruito anche Gaetano Iapalucci, di Campobasso: 60 giorni di carcere e patente sospesa per un mese. La notte di Natale di sette anni fa l'uomo ha travolto con l'auto un compaesano di 59 anni. Lì per lì l'autista tira dritto, poi ci ripensa e alcune ore dopo torna sul posto dell'assassinio, ma lascia il corpo lì, sul ciglio della strada. Quattro anni dopo – tanto ci è voluto per concludere il processo – il Pm chiede la condanna per omicidio volontario, ma niente: l'accusa viene derubricata in omicidio colposo, la condanna è a due anni di reclusione, la pena sospesa.
Clandestini al volante
Se poi al volante ci sono immigrati clandestini, le possibilità di vederli puniti si restringe ancora di più. Per esempio nessuno sa dire dove sia, oggi, Andrei Zysk, polacco di 34 anni. Insieme al connazionale Marcin Nasfi, in una notte del luglio 2003, hanno ucciso a Latina due ragazzi di 17 anni, fermi sul loro motorino al bordo della Via del Mare. Inutile dire che quella sera i due polacchi clandestini erano ubriachi fradici: sui tappetini della loro auto i vuoti di birra non si contavano. Catturati mentre fuggivano a piedi sulla spiaggia, vengono giudicati senza patteggiamento: Zysk, l'autista della sgangherata Renault 19 senza assicurazione, è condannato in via definitiva a due anni e mezzo per omicidio colposo plurimo, omissione di soccorso, guida in stato di ebbrezza, resistenza. In cella, però, il polacco resta solo poco più di un anno perché gli viene concesso il beneficio dei domiciliari da scontare, peraltro, nello storico convento francescano di Pofi, in provincia di Frosinone. E adesso dov'è? «Non lo so – dice il suo difensore –: forse ha beneficiato dell'indulto, io non ne ho più notizie».
Tre anziane travolte ieri sulla Cassia
Ed era ubriaco anche l'uomo che ieri pomeriggio ha travolto con il suo Suv un'auto vicino a San Casciano Val di Pesa (Firenze): Zelinda Nencioni, 77 anni, è morta, la sorella Fiorenza, 70 anni, e Franca Casini, 82 anni, sono ferite. Rodolfo Bonavolta, un agente immobiliare di 33 anni, residente a Carpi, procedeva a zig zag quando è stato notato da un carabiniere fuori servizio, che gli ha chiesto i documenti. Mentre il militare faceva i controlli l'uomo è scappato investendo le signore: è stato arrestato per omicidio colposo.
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il 24/01/2007 alle 14:06
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