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NOBEL PER ECONOMIA 2025

Post n°1322 pubblicato il 14 Ottobre 2025 da fresbe
 
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Il Premio Nobel per l’Economia 2025 è stato assegnato a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt «per aver spiegato la crescita economica guidata dall’innovazione» e il ruolo della tecnologia.

Metà premio andrà a Mokyr, della Northwestern University, negli Stati Uniti, «per aver identificato i prerequisiti di una crescita economica duratura attraverso il progresso tecnologico»; l’altra metà andrà ad Aghion e Howitt, rispettivamente del Collège deFrance (Francia) e della Brown University (Stati Uniti), «per la teoria della crescita sostenuta attraverso la distruzione creativa», un concetto alla base dell’economia secondo cui le innovazioni distruggono la conoscenza esistente per creare progresso e sviluppo economico.

Ulteriormente si certifica la relativa competenza dei giornalisti incaricati di commentare la Scienza Economica in assenza di specifica competenza, ed orientamento storico. La rivoluzione industriale Industry 4.0,annunciò nel 2014 il futuro verificarsi di eventi definendone cause ed effetti. Come sempre, si tratta di valutare gli avvenimenti considerando finalità ed obiettivi. Quando si tratti di cd. “crescita economica” a quali valori si fa riferimento? Forse al Pil ma non certo all’occupazione. Industry 4.0 riguardava l’automazione dei processi produttivi, gestionali, strategici. Prevista e verificata la perdita di occupazione, laddove il processo di automazione ha ottenuto maggiore spazio e considerazione, il concretizzarsi dell’incubo A.I., annunciato da decenni di fantascienza predittiva, ad iniziare da “2001 Odissea nello Spazio” proseguendo con la produzione letteraria di Isaac Asimov riguardante la robotica, l’intelligenza artificiale che apprende è una realtà. Il limite resta il “caricamento dei dati” e l’assenza di umana empatia. Un programma senziente è lo sviluppo, uno step del processo di automazione, uno strumento di facilitazione. La c.d. distruzione creativa, riguarda in effetti l’occupazione, ma non esiste al mondo che una innovazione cancelli la cultura precedente, almeno che non riguardi il terrapiattismo.

 
 
 

DAZI E BILATERALITA'

Post n°1321 pubblicato il 15 Luglio 2025 da fresbe
 
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Non sono gli Stati a commercializzare beni e servizi tra loro, ma i privati tramite attività di import/export, rispondendo al rapporto domanda/offerta. La UE può validamente rappresentare gli interessi dei ventisette membri?

La risposta è negativa semplicemente perchè una unione franco/tedesca non rappresenta altro che i loro specifici interessi che non corrispondono a quelli dell’Italia. Le nostre esportazioni negil USA riguardano l’agroalimentare, la moda, l’alta tecnologia e sono considerati “beni a domanda rigida” concetto sconosciuto ai petulanti commentatori del nulla che si sbilanciano su perdite di PIL, licenziamenti ed amenità varie. Come già verificatosi con la Russia, la domanda di petrolio, gas, carbone non è diminuita a seguito delle “sanzioni” ma ha comportato triangolazioni nelle forniture ed apertura a mercati differenti ed alternativi. La domanda dei prodotti alimentari Italiani potrebbe nel breve periodo subire una riduzione dei “volumi” con aumento dei prezzi con i nuovi dazi a carico dei consumatori finali. Come capita ciclicamente con l’aumento del costo dei carburanti, la domanda si riduce nel breve periodo, salvo riprendersi in considerazione della impossibilità di rinunciare alla autotrazione. La soluzione sta nel proporsi in nuovi mercati ed organizzare “triangolazioni” passando per gli Stati che hanno subito (o subiranno) dazi di minore entità. Il buon diritto degli USA di riequilibrare il sistema che li vedeva in difficoltà, alla ricerca di “reciprocità” nell’applicazione dei dazi, non dovrebbe essere imposto con annunci e violenza psicologica, ma tramite trattative bilaterali tra gli Stati, UE compresa. Servirebbe maggiore rispetto ed attenzione al mercato interno perchè la strategia dell’export ad ogni costo, sta mostrando evidenti crepe. Fondamentale limitare l’aggressione commerciale della Cina, imponendo dazi tali da comportare la riduzione delle importazioni, restituendo opportunità ai produttori interni non più oppressi dalla sleale concorrenza delle produzioni cinesi in “dumping”. Trump pretenderebbe che la UE partecipi alla difesa comune (Nato) in misura superiore (5% del Pil) e ci si domanda il motivo della presenza in Italia di CENTOQUARANTA basi militari Nato ed Usa. Se il Presidente intendesse effettivamente ridurre i costi, provvedesse alla chiusura di un centinaio di basi, magari riportando in Patria le atomiche che ha disseminato sul nostro territorio. Siamo servi ad autonomia limitata e questo è un fatto, ma chinare sempre la testa non appare come opportuna strategia indifesa degli interessi Nazionali.

 
 
 

NON E’ UNA SORPRESA

Post n°1320 pubblicato il 05 Aprile 2025 da fresbe
 
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Certo che non rappresenta una sorpresa evidenziare l’analfabetismo economico-funzionale del “coro” istruito con veline che impesta l’informazione illiberale (significa non libera ed autonoma) di simil giornalisti dipendenti da “linee editoriali ”privati di qualsivoglia autonomia interpretativa. Siete carne da macello cervelli all’ammasso, persone senza dignità.

Ho ascoltato in tv una procace giornalista, probabilmente appena uscita da uno sgabuzzino con le mutande in mano, criticare con termini irripetibili la politica economica dell’amministrazione Trump. Sarebbe il caso di finirla perchè non avete più credibilità e mandare allo sbaraglio le ultime ruote del carro evidenzia la vostra sconfitta definitiva. L’Economia, definita con dispregio “scienza sociale” è molto di più di quello che pensiate sia. Condiziona la politica in modo determinante ed ossessivo e non conoscerne le regole vi rende “zombie senza anima” ed ignoranti utilizzabili per scopi che non siete in grado di conoscere e valutare ne prima ne dopo. Il progetto dell’amministrazione Trump mira a ristabilire l’equilibrio tra lavoro e finanza, restituendo importanza al mercato interno (in deflazione salariale) a creare occupazione ed obbligare le multinazionali a mollare l’osso. Se vorranno produrre dovranno farlo nei Paesi di origine cessando lo sfruttamento delle Nazioni povere e delle classi umiliate.

L’obiettivo del profitto non giustifica la “nuova schiavitù” e si reso quindi indispensabile abbattere questo sistema basato sullo sfruttamento. Anche la serva Europa sarà nel breve termine costretta a riconsiderare il mercato interno quale primo sbocco della produzione, altrimenti orientata alla esportazione. Da tempo anche la Cina ha compreso che necessitava considerare la crescita dei consumi interni alla luce della progressiva riduzione dei livelli di esportazione. Inoltre è necessario chiarire come la borsa non bruci capitalizzazioni che erano e sono “virtuali”. Si sono generate tramite scommesse, aspettative, speculazioni. Con le stesse motivazioni gli speculatori hanno investito sui titoli delle aziende armiere, abbandonando quelle dei veleni vaccinali ed ora... sono nel panico. Hanno disinvestito per restare “liquidi in stand by” in attesa di nuove opportunità di speculazione. Non mi fanno di certo pena e resto meravigliato di come l’opposizione si preoccupi di un mondo che non comprendono e che hanno da sempre rifiutato, considerandolo il tempio del capitalismo.

 
 
 

IL 2 APRILE

Post n°1319 pubblicato il 04 Aprile 2025 da fresbe
 
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Il 2 Aprile è iniziata la fine della produzione globalizzata che ha comportato lo sfruttamento compulsivo delle classi povere/deboli in Paesi sottosviluppati compensate con salari indegni per il loro lavoro, da parte delle multinazionali non solo Americane. I dazi al 49% al Vietnam da parte di Trump, intendono invertire questo sistema e riportare la produzione negli States.

Si auspica una nuova era nella quale produttori e consumatori rappresentino due insiemi geograficamente corrispondenti. Il costo del lavoro è la voce di bilancio di più alto impatto ma non giustifica lo sfruttamento dei poveri. Citando un fatto concreto, un paio di scarpe Nike, vendute a € 200,00 pare costino al produttore dai € 5 ai € 10! Si possono giustificare queste politiche economiche? La delocalizzazione della produzione, ha causato enormi perdite di occupazione in Occidente con peggioramento della qualità del prodotto finito. Non mi risulta siano state prese dalla Comunità Internazionale delle misure di tutela delle classi oppresse od alzate di scudi in difesa dei sotto salariati. Questa è la globalizzazione ed assistere all’inizio della sua fine non può fare che piacere agli uomini ed alle donne di buona volontà e sani principi.

Un noto economista (ma di basso valore) ha affermato solo ieri che il dissesto di mercato (rapporto tra esportazioni ed importazione negativo) negli Stati Uniti è generato dal fatto che gli americani vivano al di sopra delle loro possibilità. Che un servo si permetta di criticare il padrone perchè a suo avviso spende troppo, potrebbe generare la tipica reazione del taglio del suo compenso. Se per non risultare insignificanti necessiti affermare castronerie, sono contento di contare nulla e di permettermi il lusso di esprimere le mie idee, senza attenermi a veline o linea editoriale. Nel contempo i “volenterosi armiamoci e partite”, proseguono nelle loro riunioni con l’intento di proseguire la guerra in Ucraina. Sono allo scoperto, sfiduciati in Patria, poco considerati dalle potenze mondiali, alla canna del gas con economie in dissesto. Tranquilli stanno già trattando TUTTI (in separata sede) con l’amministrazione Trump per ridurre l’impatto dei dazi anche se formalmente ritengono sia la UE a doversene occupare. Purtroppo risulta che a Bruxelles si intendano solo della lunghezza dei molluschi, di carica cellulari universali, di tappi che non si staccano dalle bottiglie, di ipotetici rapporti debito/Pil e di migliaia di altre inutili pastoie burocratiche in ordine sparso. Facciamo attenzione nel medio periodo alla reazione del mercato interno Americano al lievitare dei costi. Saranno determinanti con la loro “domanda” alla ricalibrazione dei dazi imposti in modo generico. E’ il momento della contrattazione bilaterale che stabilisca nuovi equilibri.

 
 
 

LE ESPORTAZIONI NON SONO IMPONIBILI IVA AI SENSI DEL DPR 633/72

Post n°1318 pubblicato il 03 Aprile 2025 da fresbe
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La materia è regolata dall'art. 8 del DPR 633/72.In caso di esportazione di merci, non si applica l'IVA, ma si effettua una vendita non imponibile. Naturalmente, per evitare comportamenti fraudolenti da parte delle imprese, le Finanze hanno posto delle condizioni che devono essere rispettate. Questa precisazione si rende necessaria per il generarsi di errate comunicazioni social. Se l’esportatore carichi comunque l’importo del 22% sul non imponibile, generando un costo per l’importatore (non dovuto comunque all’iva) riguarda la correttezza commerciale.

La determinazione del costo complessivo della merce esportata è conseguenza della trattativa tra chi esporta e chi importa. Ritenere che il costo risultante sia equivalente all’imponibile non gravato da iva (rispetto al mercato interno) è una supposizione perchè occorre considerare altri costi (doganali, trasporto, assicurativi) e delle condizioni contrattuali specifiche quali la disponibilità “concreta” della merce. Se venisse considerata la sede del importatore quale destinazione, si andrebbero a sommare i predefiniti costi. In alternativa l’importatore dovrebbe provvedere con mezzi propri al prelievo e trasferimento.

 
 
 
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