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Meravigliosa poesia di Gibran...
Post n°10 pubblicato il 15 Luglio 2010 da larah16
Mi piace da sempre e vorrei condividerla con voi. Per me ha un significato molto speciale... Fu nel mese di giugno che lo vidi per la prima volta. Stava camminando in un campo di grano quando passai con le mie ancelle, ed era solo. Il ritmo del Suo passo era diverso da quello di tutti gli altri uomini, ed Egli si muoveva come mai prima avevo visto fare. Non è con quell’ incedere che gli uomini percorrono il mondo, e ancora oggi io non so se camminasse veloce oppure lentamente. Le mie ancelle presero ad additarlo e a scambiarsi trepidi bisbigli. Ed io fermai il passo per un istante, e sollevai la mano per fargli un cenno di saluto. Ma Egli non volse il capo, e non mi guardò. Ed io Lo odiai. Vacillai nella Sua ripulsa; e mi sentii raggelare come sotto un cumulo di neve. Avevo i brividi. In sogno, quella notte, lo vidi. Più tardi mi dissero che durante il sonno avevo gridato, agitandomi nel letto senza quiete. Fu nel mese di agosto che lo vidi di nuovo, dalla finestra. Sedeva nel mio giardino, all’ombra di un cipresso; ed era immobile come fosse stato scolpito nella pietra, come le statue che si vedono ad Antiochia e nelle altre città del settentrione. E il mio schiavo, l’Egizio, venne a dirmi: “Quell’uomo è di nuovo qui. Siede laggiù, in un angolo del tuo giardino”. Ed io guardai, e guardai ancora, e la mia anima palpitò: perché Egli era bello. Il Suo corpo non era un corpo comune, e sembrava che ognuna delle sue parti vivesse in armonia con tutte le altre. Allora indossai vesti di Damasco e lasciai la mia casa per camminare alla Sua volta. Fu la mia solitudine o la Sua fragranza a spingermi verso di Lui? Fu l’avidità dei miei occhi affamati di bellezza? Oppure fu la Sua avvenenza a invocare la luce dei miei occhi? Ancora oggi non lo so. Camminai verso di Lui con le mie vesti odorose e i miei sandali d’oro, i sandali che ho avuto in dono dal generale romano: proprio questi. E quando Lo ebbi raggiunto, dissi: “Buongiorno a te”. Ed Egli mi disse: “Buongiorno a te, Mirjam”. E mi guardò, e la notte che era nei Suoi occhi mi vide come mai nessun uomo mi aveva vista. E d’improvviso mi sentii come nuda, e provai vergogna. Eppure mi aveva detto soltanto: “Buongiorno a te”. Gli dissi allora: “Non vuoi venire nella mia casa?”. Ed Egli: “Non sono già in casa tua?”. Non capii cosa intendesse, allora: ma adesso lo so. E gli chiesi: “Non vuoi dividere con me vino e pane?”. Ed Egli rispose: “Si, Mirjam, ma non ora”. Non ora, non ora, disse. E in quelle due parole udii la voce del mare, e la voce del vento e degli alberi, udii. Quando le pronunciò, dentro di me la vita parlò alla morte. Perché –ricordalo amico mio- io ero morta. Una donna che aveva divorziato dalla propria anima, io ero. Vivevo divisa dal mio essere che tu vedi ora. Appartenevo ad ogni uomo, e a nessuno. Mi chiamavano prostituta, e posseduta dai sette diavoli: così mi chiamavano. Ero maledetta, ero invidiata. Ma quando l’aurora che era nei Suoi occhi guardò nei miei, tutte le stelle della mia notte si dissolsero: ed io fui Mirjam, solo Mirjam, una donna che si era perduta in una terra che le era nota e che ora stava ritrovando se stessa in luoghi che non aveva mai visto. E di nuovo gli dissi: “Vieni nella mia casa a dividere con me il pane e il vino”. Ed Egli disse: “Perché mi chiedi di essere tuo ospite?” Ed io dissi ancora: “Ti supplico , vieni a casa mia”. E tutto ciò che in me era zolla, e tutto ciò che in me era cielo, lo invocava. Allora Egli mi guardò, ed il meriggio che era nei Suoi occhi fu su di me, ed Egli disse: “Tu hai molti amanti, eppure io solo ti amo. Gli altri ti amano per se stessi. Io in te amo te soltanto. Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell’autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede”. Poi disse con voce lieve: “Và, ora. Se questo cipresso è tuo e non vuoi che sieda alla sua ombra, andrò per la mia strada”. Ed io piansi e gli dissi: “Maestro, vieni nella mia casa. Ho per Te incenso da bruciare, ed ho un bacile d’argento per i Tuoi piedi. Tu sei uno straniero, eppure non lo sei. Ti supplico, vieni nella mia casa”. Allora Egli si alzò e mi guardò nel modo in cui immagino le stagioni debbano guardare i campi, e sorrise. Poi disse ancora: “Tutti gli uomini ti amano per se stessi, ma è per te che io ti amo”. Poi se ne andò. Nessun altro uomo camminò mai come Lui camminava. Era un alito nato nel mio giardino che soffiava verso oriente? Oppure era una tempesta che avrebbe agitato fin nel loro intimo tutte le cose? Non lo sapevo, ma quel giorno il tramonto che era nei Suoi occhi uccise in me il serpente, ed io divenni una donna. Io divenni Mirjam , Mirjam di Mijdel. |


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