Oggi si torna a casa.
Un po' mi spiace perchè questa vita cominciava a piacermi.
Non che il lavoro fosse minore, anzi ho lavorato almeno 14 ore al giorno, con una mole di compiti uguale se non maggiore.
E il fascino della novità e del posto nuovo lo so. Ma c'è anche dell'altro:
l'albergo dove alloggio, il Crowne Plaza, è ottimo, con le camere e gli spazi comuni giappo-fusion perennemente allietati da music chill out dove in pochi giorni ho subito trovato i miei rituali:
il doppio espresso,prima e dopo la colazione composta da frutta fresca, fetta di pane all'uvetta e tazza di latte scremato ricolma di muesli;
il bloody mary, alle 23.00, di ritorno da lavoro ad accompagnare la stesura giornaliera di queste quattro righe;
e la sigaretta nel freddo del piazzale davanti alla hall a sigillare una giornata messa in busta e accantonata nella scrivania dei ricordi.
Sono solo piccoli rituali, ma naturali e spontanei e se devo essere sincero, mi spiace abbandonarli.
Specialmente la colazione, perchè a Roma la sveglia alle 5 e la corsa a piedi per prendere il primo e ultimo autobus disponibile per andare a lavoro raramente mi lasciano il tempo di bere un caffè, mentre qui la macchina a noleggio e l'albergo a 400 metri dal posto di lavoro sono una vera e propria pacchia.
Mi stavo davvero abituando a questa vita e un'altra settimana, da me troppo desiderata e per contrappasso fortemente negata dal capo, sarebbe stata la classica goccia che fa traboccare il vaso del mio odiato tran tran.
Quindi...
si torna a casa, in attesa della prossima missione.
E calcolando che quella precedente a questa è stata nel 2000 ho abbastanza tempo per disabituarmi....
quanti mesi mancano al 2016?