Raramente uso sul blog parole prese da altri per descrivere le mie sensazioni.
Ma in quelle di Saramago mi ci trovo proprio.
"Sono dieci o dodici persone spaventate - un gruppo. Si siedono attorno a un sacco pieno di paure: la paura della solitudine, la paura del passato, del presente e del futuro. Sono un certo numero di persone trepidanti che per decisione unanime fingono d'ignorare la presenza del sacco - e questo lo chiamano coraggio. [...]
Hanno nella tasca della giacca o nella borsetta le trentasei maniere radicali di trasformare l'universo prossim o remoto, ma nessuno di loro ha trasformato la sua piccola vita personale e in qualche caso, infelicemente trasmessa. [...]
Ciascuno allora espone la propria debolezza e si spera che da dodici debolezze nasca una forza. Il gruppo ha di queste illusioni.
Ma è proprio della natura profonda dell'uomo (e sua responsabilità) che il confronto di se stesso con la vita debba passare attraverso una battaglia personale con le paure che la negano. E a nulla serve per la soluzione del problema ultimo (essere, restando integro) questa ubriacatura in comune, questo paradiso artificiale che è il gruppo. La paura della solitudine può essere vinta solo dopo un corpo a corpo con la totale nudità dell'anima (se è chiaro quel che dico) o dell'astrazione a cui dimao questo nome. Una vittoria mai raggiunta, forse neppure cominciato il combattimento, se si va a cercare nel gruppoil il mitico rimedio, la panacea universale. É accettare la sconfitta prima della scaramuccia iniziale.
Ci sono la vecchiaia e la morte. [...]
Di fronte a questa paura saremo soli. É la nostra battaglia personale, quella in cui, a conti fatti, più rischiamo perchè è il corpo che è in gioco, il corpo che prende freschezza e il vigore, la bellezza se l'aveva - la splendida macchina fatta per la luce e che la luce abbandona.[...]
Infine, c'è la paura del passato, del presente e del futuro generatrice di angosce quotidiane e, ombra e minaccia costanti.[...]
O finchè ciascuna delle dieci o delle dodici persone scopra che è in se stessa il male e forse il rimedo.