Creato da ClImBiNg.LiFes.Line il 07/09/2009

DOMINO EFFECT

affinché le tessere da domino disposte lungo una fila cadano tutte sono sufficienti due condizioni: - CHE CADA LA PRIMA TESSERA - CHE OGNI TESSERA SIA POSIZIONATA IN MODO CHE CADENDO PROVOCHI LA CADUTA DELLA SUCCESSIVA. (PRINCIPIO D'INDUZIONE)

 

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PER UN SOGNO

Post n°12 pubblicato il 13 Settembre 2009 da ClImBiNg.LiFes.Line
 

 

 

Osservi il monitor persa in immagini che rapide scorrono
davanti ai tuoi occhi, mi avvicino piano, sono dietro di te,
ti muovi sulla sedia, cerchi una
posizione per stare essere più comoda,
ancora qualche metro ci separa,
in quell'attimo in cui il tuo capo si inclina appena
le mie labbra sono già sul tuo collo,
lievi,
è solo uno sfiorare, non un'ardire, sento il tuo brivido,
è come scossa,

i tuoi capelli, bellissimi e morbidi, sfiorano le mie cosce,
non ti vuoi separe da quella sensazione, rimani
immobile, le palpebre chiuse, la mia bocca si muove
piano, ora scivola sulle labbra che si schiudono,
la mia lingua gioca con la tua, non è una danza senza
controllo, è un cercarsi lento, dolce, è un sentire "il momento"
immaginare e capire cosa ci attende.

Ora le immagini sul monitor, sono solo un contorno, ti alzi,
ma le nostre labbra sono ancora vicine, appoggi le
mani ai lati della tastiera,
il tuo vestitino bianco sembra voler scivolare
via, ma tu non ti muovi,
sono io a staccarmi da te, ma solo per
sfilartelo, ora l'unica cosa che hai addosso,
sono il reggiseno a fascia e le mutandine bianche,
le mani sempre appoggiate al tavolo,
mi chino su di te, la bocca scivola sulla schiena,
con due dita lascio liberi i tuoi seni, che ora
sono intrappolati tra le mie mani,

non sembrano voler fuggire, i capezzoli
tra le dita, ti sento, ti sente ogni parte di me,
ed è la cosa più bella, mentre continuo a
scivolare sempre più giù, mi devo staccare
da quelle parti che sono diventate sensibili e
impazzite. Ti sfilo le mutandine e l'unica
cosa che sento è il fruscio della stoffa sulla pelle
e tu che controlli a stento quell'attimo... ora sono
ai tuoi piedi nudi insieme al vestito, ti allargo
piano le gambe mentre il mio viso osserva
il centro del tuo piacere, il tuo sesso vibra,
è bastato sfiorarti, è alchimia, è dolcezza
è amore... le mie labbra si soffermano sul
tuo inguine, sono piccoli baci, la mia lingua
non è più delicata, si è fatta più audace
il suo movimento è impertinente,

sento il tuo sapore che si fa strada in me,
con l'avvicinarsi al tuo io più segreto,
indecente oso sempre di più, gioco e mi
soffermo a solleticare quel punto che
non ti da pace, i tuoi gemiti sono sempre
più intensi, ora sei costretta a girarti,
sposti tutto, ti siedi sul tavolo,
le natiche sul marmo freddo, le tue mani
tra i miei capelli, vuoi che torno a te, mentre
allarghi di più le gambe, il mio movimento
ricomincia la tua testa ricade all'indietro,
ora il tuo piacere è al limite, sento pulsare,
è un brivido infinito, per farti sentire meglio
sollevo il tuo sedere e tengo le mani su di esso,
mi porto più dentro di te...

In quell'attimo è come se
l'unica cosa che ci fosse è il tuo respiro
(è quello che voglio); si fa sempre più affannoso
sino a che il tuo brivido diventa tutt'uno con
il mio movimento, ora ti sento... mi chiedi
di fermarmi, ma non questa volta... il piacere
ti porta via per non permetterti più
nessun pensiero se non quello che ti
sfiora la mente...

 

 

 

In questa maledetta notte oscura
con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.

Io così pudica, così compita,
vedevo un uomo a me venire piano
e avvolgermi quasi avido la vita;

un altro ne veniva e con la mano
oh delicatamente lui mi apriva,
e un altro e un altro e un altro ch'era vano

a guerra apparecchiarmi d'armi priva
già incatenata, e senza una catena,
nel tempo che la vita non par viva.

"Non vuoi? piccola piccola sirena..."
Posso io non volere e star da lato?
"Oh lasciatemi!" e respiravo appena,

il cuore dalla sua sede saltato.
Con cento mani vinte le mie braccia
Tutte le ossa mi avevano contato,

ad ogni cavità davan la caccia;
nel denso, nelle viscere spremuta,
in una tomba di carne che schiaccia

e macina e mette al niente... perduta.
Che mai feci, che mai feci mio Dio?
Mercè, pietà, perdono, chi mi aiuta?


PATRIZIA VALDUGA


"Quella bocca sinuosa umida ardente
che mi risucchia esultando convulsa
e che mi spreme infaticabilmente
ha una lingua che palpita, che pulsa!"

Patrizia Valduga

 
 
 
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