Creato da: infernox il 24/11/2011
Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica.

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Strategie nel futuro

Post n°95 pubblicato il 11 Marzo 2018 da infernox

Stamattina, mentre sentivo Prima Pagina, il giornalista Antonio Polito ha accennato alla presenza in Europa di Steve Bannon, ex consigliere alla sicurezza nazionale di Trump, ed alle sue idee relative alle recenti elezioni italiane.

            In pratica e’ in corso una rivoluzione populista, di cui Trump e’ l’esponente piu’ prestigioso (ma anche Berlusconi viene annoverato fra i populisti ante-litteram) che portera’ ad una dissoluzione dei vecchi partiti e probabilmente, in Europa, anche alla dissoluzione dell’area euro.

            Il problema piu’ grave e’ quello, secondo Bannon, dell’immigrazione incontrollata.  In Italia sono sbarcati circa 600.000 clandestini in tre anni, senza contare quelli che entrano con regolare visto, che a mio parere non sono pochi.   Tutta gente che rimane sul suolo patrio a far concorrenza nel mercato del lavoro agli italiani, quando non si dedica ad attivita’ piu’ pericolose, come rubare o spacciare droga.

            In questo contesto si inquadra la denatalita’ crescente, con 473.000 nuovi nati (dati 2016) di cui circa 100.000 di genitori non italiani (immigrati di meno recente immigrazione).   E’ in corso una sostituzione etnica, che procede in tempi lunghi, ma inesorabili.   Nel contempo, si registra una diminuzione del tenore di vita medio, e una crescente poverta’ assoluta e relativa.

            Le famiglie in poverta’ assoluta, cioe’ con reddito inferiore alle soglie standard, che cifrano circa 1000 euro al mese per due persone, sono 1.619.000, cioe’ circa il 13% del totale.  Il dato e’ in crescita costante dall’anno della grande crisi economico-finanziaria, cioe’ dal 2008.

            Questi fenomeni sono presenti in tutti i paesi d’Europa, ed hanno dato origine a varie crisi politiche, che si sono tradotte in un aumento dei movimenti populisti, che inquadrano fra i loro obiettivi il controllo dell’immigrazione e una protezione sociale piu’ efficace delle classi piu’ deboli.   

            In Italia siamo in un contesto di incipiente default pubblico, e quindi i soldi necessari alle politiche di welfare non possono che venire dai patrimoni, perche’ i redditi sono gia’ over-tassati.  Da questo punto di vista, le politiche propugnate dalla Lega hanno meno probabilita’ di venire attuate che quelle dei 5stelle.   La Lega spinge per una detassazione dei redditi, che creerebbe buchi non indifferenti nei bilanci pubblici.  I 5stelle invece potrebbero prelevare dai patrimoni il denaro necessario per garantire il loro famoso reddito di cittadinanza. 

            Le conquiste tecnologiche permetterebbero la sopravvivenza del relativo benessere acquisito negli ultimi 60 anni, in quanto la produzione dei beni essenziali avverrebbe ad un costo sempre piu’ basso, cosi’ da permettere anche alle famiglie piu’ povere di poter accedere ad essi.   Verrebbe cosi’ a crearsi, diciamo fra 20-30 anni, una classe numerosa di famiglie in parte sussidiate dallo Stato in parte occupate con stipendi bassi, che comunque sosterrebbe il mercato dei beni, prodotti in fabbriche sempre piu’ automatizzate e prive di manodopera.   I lavori che rimarrebbero agli umani sarebbero composti per una larga percentuale di mansioni dequalificate (tipo badanti, infermieri, camerieri, autotrasportatori etc) e per una piccola parte di mansioni altamente qualificate, con stipendi relativamente alti, di tipo progettuale (ingegneri software, progettisti di videogiochi, esperti di marketing etc).  Le professioni classiche (avvocati, commercialisti, dottori etc) vedrebbero ridursi le tariffe in modo sostanziale, permettendo lo sviluppo del web di accedere alle prestazioni in modo piu’ concorrenziale.

            La caduta dei redditi sarebbe cosi’ una caduta “soft” in modo da conservare l’esistenza del capitalismo globale, appannaggio di pochissimi super-ricchi (ma anche super-filantropi), che sarebbero a capo di enormi multinazionali con tentacoli a livello mondiale.    In questo quadro si potrebbero immaginare le implicazioni geopolitiche, che riguardano le sfere di influenza strategiche dei grossi conglomerati, tipo la Cina, gli Usa, l’India, la Russia.   Sono convinto che l’Europa non possa che giocare un ruolo marginale.

            Nel quadro europeo si arriverebbe ad una dissoluzione dell’euro, ma sempre “soft” (come detto sopra), per non creare stravolgimenti e strappi.   Una possibile soluzione sarebbe l’uscita unilaterale della Germania e paesi satelliti, e la conservazione di un “euro-debole” per gli altri paesi, dove la presenza dei paesi meridionali sarebbe preponderante.

 
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La Terza Repubblica

Post n°94 pubblicato il 06 Marzo 2018 da infernox

Elezioni ormai alle spalle, come al solito disattesi i sondaggi della vigilia.   I 5stelle sono oltre il 32%, la Lega ha superato Forza Italia con il 17% contro il 14%, mentre i Dem sono tracollati scendendo al di sotto del 20% (cattivo risultato anche per Liberi e Uguali di Grasso-Boldrini con uno striminzito 3,4%).

            Adesso siamo al busillis: cosa fara’ il Capo dello Stato?   Ha due alternative.  Dare l’incarico a Salvini che con la coalizione conta su di un numero di deputati-senatori piu’ vicino al livello di maggioranza.    In questa ipotesi l’obiettivo sarebbe di raccogliere dalle opposizioni qualche manciata di eletti (i piu’ vicini ideologicamente al Cdx) modificando leggermente il programma e inserendo gli adepti nel Governo.     Do’ questa ipotesi al 50%.

            La seconda soluzione sarebbe l’appoggio esterno ad un Governo 5stelle da parte dei Dem (ovviamente solo uno spezzone di loro, quelli meno allineati alla linea renziana) e di LeU.   Una sottoipotesi prevede l’ingresso al Governo di esponenti dei progressisti, ma cosi’ si sporcherebbe l’immagine “solitaria” (noi migliori, loro peggiori) che hanno sempre sbandierato i 5stelle.   Queste ipotesi sono piu’ fattibili politicamente, ma si scontrano con i numeri degli eletti, ne mancherebbero parecchi, e quindi le probabilita’ sono scarse, le darei piu’ o meno al 20%.

            Alla fine rimane un governo “del Presidente” che abbia lo scopo di riportarci alle urne nel giro di qualche mese, con un tentativo disperato (secondo me) di riscrivere la legge elettorale.

            In ogni caso inizia una fase di surplace che durera’ almeno un mese o due, se non di piu’.  La Borsa non ha reagito negativamente, ed anche le altre piazze hanno assorbito le novita’ politiche italiane in meno che un giorno.   L’Italia d'altronde e’ troppo inserita dentro gli ingranaggi della UE per pensare che possano esserci stravolgimenti nel breve periodo.

            Nel medio periodo invece le cose potrebbero mettersi non bene.   Se i tentativi di mettere in atto una delle due ipotesi falliscono, ricadiamo nella terza, e a questo punto gli speculatori internazionali potrebbero rimettersi in pista, specie se arriviamo a ridosso della scadenza del mandato di Draghi alla BCE.

            Non riesco a vedere oltre questa fase, anche se in ogni caso alle prossime eventuali elezioni anticipate, ho la sensazione che i Dem si volatilizzino e che buona parte dei loro voti vada a finire nei 5stelle, con conseguenze facilmente individuabili.

 
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Noia, anzi disgusto

Post n°93 pubblicato il 09 Gennaio 2018 da infernox

La campagna elettorale sta sempre piu’ intensificandosi, e piu’ gli eventi di propaganda si susseguono, piu’ aumenta in me una sensazione di fastidio, di insofferenza, addirittura di disgusto per le parole e i concetti che vengono sparati nell’arena elettorale.

            E’ proprio vero che l’Italia e’ in una situazione di declino quasi inesorabile.   Non solo siamo all’ultimo posto per crescita in Europa, ma se si guardano le varie statistiche, economiche, sociali, culturali, abbiamo una serie di punti di demerito che non si riesce ad eliminare in alcun modo.  

A questo punto si cade nel solito refrain: e’ colpa della classe politica inadeguata, ovvero la classe dirigente corrotta e criminale, ovvero la Mafia che imperversa praticamente su tutto il paese.  Ebbene, non ritengo che questa opinione descriva correttamente la realta’.    Siamo un organismo, la Nazione stessa e’ un grande organismo, con tutte le sue sfaccettature, con tutti i suoi meccanismi interni di autoregolazione, i vari organi, il liquido vitale che circola, proprio come in una creatura vivente.  Se l’organismo sta male, il problema e’ generale, ogni parte ne e’ affetta, e il deperimento visibile.

Si potrebbe obiettare che l’organismo e’ malato in una sua parte, vogliamo definirla il “cervello” che pilota il tutto, e cioe’ sempre la solita classe dirigente?  Ma siamo proprio sicuri che il problema e’ “solo” nel cervello?  

Il sintomo piu’ preoccupante e’ proprio individuabile in questa campagna elettorale piena di promesse non mantenibili.   Come possono pensare, questi politici, che la gente si lasci allettare da sparate cosi’ incredibili?  Eppure e’ proprio quello che pensano, anzi, che scientificamente mettono in atto.   Si, perche’ una campagna elettorale, al di la’ delle singole capacita’ e delle singole convinzioni, e’ di norma pilotata da “spin doctor” che hanno una competenza specifica nel campo.

E’ come una grande azienda multinazionale che deve promuovere un prodotto in un mercato.  Ci sono una serie di “specialisti” che analizzano i trend, lo scenario economico del territorio, fanno analisi statistiche, sondaggi, verificano i temi pubblicitari, e poi avviene il “lancio”.  Lo stesso per le campagne elettorali.    Questo perche’ l’obiettivo e’ vincere, e non riparare le inadeguatezze e le malattie croniche dell’organismo nazionale.

Purtroppo siamo su piani diversi.   Da una parte c’e’ il legittimo lavoro di conquistare il mercato elettorale, e dall’altra c’e’ il lungo, faticoso, defatigante lavoro di riparare i guasti di questa nazione che sta sempre piu’ sprofondando.

Il primo step e’ quello dei fuochi d’artificio, delle favole da Mulino Bianco, degli spot, e questa fase serve per scalare il piedistallo del potere.  Poi c’e’ il secondo step, ma a quello si pensera’ dopo, dato che a poche promesse verra’ dato seguito, e di norma solo parzialmente.  Verranno distribuiti i soliti “biscotti” politici (gli 80 euro, le eccezioni alla Fornero, i vari “bonus”, magari l’eliminazione di qualche tassa fastidiosa ma poco significativa, tipo il canone Rai), ma i mali dell’organismo, che sono diffusi come metastasi dappertutto, quelli non saranno sradicati.   Troppo difficile e faticoso, poco politicamente appagante.

Speriamo almeno che le poche leggi “buone” finora mandate in onda, e metto nell’elenco la Fornero ed il Job’s Act, non vengano demolite.   E che non si facciano svarioni economici che comprometterebbero la nostra reputazione sui mercati, tipo mosse irrazionali sull’euro.

 

L’entrata nella moneta unica ci ha fatto risparmiare circa 150 miliardi di interessi nel periodo 2002-2017, che abbiamo purtroppo dilapidato, facendo aumentare il debito pubblico di circa 1000 miliardi, nel medesimo periodo, da 1350 miliardi di euro a oltre 2300 miliardi.    Dando un’occhiata disgustata alle proposte sul campo si puo’ dire che la tendenza rimarra’ al massimo invariata, se non tendera’ verso il peggio.

 
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Status-quo

Post n°92 pubblicato il 24 Novembre 2017 da infernox

C’e’ stato il ballottaggio ad Ostia, ed hanno vinto i 5stelle, contro una candidata di FDI, supportata anche da Forza Italia e dalla Lega.    Col che si dimostra il teorema che i voti del terzo escluso si riversano inesorabilmente sui 5 stelle, al ballottaggio.   La stessa cosa non e’ accaduta in Sicilia solo perche’ nelle regionali non c’e’ il ballottaggio, e quindi nella regione hanno vinto le destre, che hanno proposto la coalizione piu’ consistente.

            Adesso ci si puo’ rendere conto che se fosse passato il referendum costituzionale, probabilmente i 5stelle avrebbero preso il potere.   Hanno preparato un loro programma, che adesso dicono di voler far rivedere da esperti, per renderlo adatto all’esercizio del Governo.  Con l’attuale legge elettorale, progettata per conservare lo status-quo, cioe’ gli equilibri attuali di potere, non hanno la minima possibilita’ di poterlo sperimentare.

            Un ottimo programma su LA7, Atlantide, ha riportato delle notizie biografiche inedite sul dittatore della Corea del Nord, il giovane Kim Yong-un.     Costui ha studiato in Svizzera, ed sono stati intervistati suoi professori ed amici che aveva quando era li’.    Aveva anche due fratelli maggiori, che sono stati esclusi dalla successione in quanto non considerati adatti.

            Il programma analizzava la politica della Corea del Nord, intervistando fra l’altro anche Caracciolo, di Limes.   E’ una politica molto razionale e non mattoide, anch’essa tutta tesa a conservare lo status-quo, cioe’ il potere del dittatore, sfruttando la potenza militare, con estensione all’arma atomica.

            D'altronde la conservazione dello status-quo e’ tipico delle situazioni di equilibrio.   Quando lo status-quo viene rotto, puo’ capitare che si creino delle condizioni sociali esplosive, con scatenamento di rivoluzioni e stragi.   Si veda ad esempio quanto successo durante e dopo la prima guerra mondiale, con la rivoluzione russa e la nascita di contro-regimi autoritari di destra come reazione.  Quella rottura dell’equilibrio duro’ 20 anni e porto’ alla seconda guerra mondiale.

            Adesso si parla di terza guerra mondiale.  In effetti una rottura dell’equilibrio c’e’ stata, non recente, ed e’ avvenuta nel 1989 con il crollo del regime sovietico.   Fortunatamente gli avvenimenti successivi non sono stati tali da perturbare la pace europea, resa stabile dal contemporaneo rafforzarsi dell’Unione Europea, che si e’ espansa nei confini dell’ex impero sovietico senza suscitare grosse reazioni.   Un certo qual attrito si sta verificando da qualche tempo in Ucraina, nazione troppo grande per essere “digerita” dalla UE come e’ accaduto per Polonia, Romania, Ungheria, Bulgaria e Cecoslovacchia, nonche’ le tre nazioni baltiche. 

            Un altro fattore di instabilita’, di rottura di equilibri, si e’ verificato con le primavere arabe.  Il fenomeno ha generato conflitti locali piuttosto caldi, come quello in Siria, ed in misura minore in Libia ed Yemen.   Questa rottura di equilibrio ha generato un aumento della influenza russa sul Medio Oriente, ed un contemporaneo calo della sfera d’influenza americana.   Quindi la Russia ha compensato quanto perso nell’est europeo con quanto guadagnato a sud, verso Iran, Iraq, e Siria.

 

Per quanto riguarda il comportamento della Corea del Nord, spero non generi reazioni inconsulte da parte degli USA.   Secondo Caracciolo, il fatto che la politica estera degli Usa sia affidata a dei militari (alla Difesa c’e’ un generale dei Marines), garantisce il sangue freddo necessario per evitare mosse sconsiderate.   Gia’ un’altra volta in tempi recenti e’ stata fatta una mossa sbagliata da parte USA, ed e’ stata l’invasione dell’Iraq.   Non credo che quella decisione sia stata presa sotto l’influenza del Pentagono, ma credo piuttosto sia stata dovuta alle personali convinzioni di Bush, ed all’influenza di alcuni suoi collaboratori, fra cui Wolfowitz, che teorizzavano le guerre preventive contro gli stati canaglia.

 
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I 5stelle raccontati da Mario Sechi

Post n°91 pubblicato il 24 Settembre 2017 da infernox

Sul palco non c'è Fico. E perbacco, sì, proprio non c'è quel Fico sul palco. E non essendoci è più che giusto interrogarsi assai, perché se il Fico non sale sul palco la cosa si fa misteriosa e dunque quel Fico e quel palco devono essere raccontati, impaginati e titolati. Sul palco non c'è Fico e poi Egli non parla e voi capite che quel silenzio è tutto, un grande significato si cela in quel vuoto solo apparente, perché sì, perbacco, sul palco non c'è Fico e la pagina va riempita da quel vuoto cosmico.

Sul palco non c'è Fico. E la lettura dei giornali italiani stamattina pencola tra l'esilarante e il tragico perché sul palco non c'è Fico. Dopo tutto questo giro d'accordi sull'assente, immanente, presente e silente, la domanda: ma scusate, cari, chi è Fico? Classe 1974, ha aperto gli occhi a Napoli, svezzato a Trieste, una laurea in comunicazione, un master in knowledge management e vabbè, svariati lavoretti precari, ufficio stampa, redattore di casa editrice, vai con gli eventi e la ristorazione, poi ecco il call center e infine, grande, luminosa, la scia della stella cometa di Beppe, il MeetUp, funiculì funicolà, la valanga di 228 preferenze alle parlamentarie e sì, perdinci, ecco Montecitorio e la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Fico è questo, nient'altro.

 

Sul palco non c'è Fico perché non serve. Se uno vale uno, basta uno a rappresentare il prototipo del catapultato grillino. E sul palco Fico non c'è e se ci fosse non cambierebbe niente. Non ha nessuna importanza all'interno della liturgia di Beppe. Sul palco non c'è Fico, amen e avanzi Di Maio con il vestito della prima comunione. Un altro nessuno che forse domani sarà qualcuno. Molto forse.

Il vero tema di questo passaggio nella vita del Movimento 5Stelle ha il nome di Grillo. Beppe deve "liberarsi" dai grillini, era il suo programma fin dall'inizio, dall'idea pazza coltivata con Gianroberto Casaleggio. Lo diceva nei suoi spettacoli Grillo, "un giorno ce ne andremo". Casaleggio se n'è andato prima, cambiando i piani di tutti e prima di tutto dell'amico Beppe. Il Movimento 5Stelle è un non-partito atipico, lasciare ad altri lo scettro non fa parte della liturgia della politica, investire un Di Maio, dargli le chiavi della sala comando e vedere cosa succede quando comincia a manovrare il joystick è operazione che può fare un uomo di spettacolo come Grillo, non Renzi o Berlusconi o altri della scena seriale. Può piacere o meno, può esser preso come uno scherzo, ma la scelta c'è e va ben al di là di tutte le questioni - che esistono, sia chiaro - sulla democrazia, il totalitarismo digitale, il mediocre in sella e via discorrendo. Tutto interessante, ma l'originalità dei Cinque Stelle sta altrove, di partiti con un solo proprietario l'Italia è colma: Renzi ha azzerato la dialettica del Pd, Berlusconi non si è mai nemmeno messo il problema e ci mancherebbe visto che l'invenzione è sua, la sinistra-sinistra non decolla proprio per l'assenza di un "padrone" cioè di una leadership carismatica, perfino gli alfanoidi hanno bisogno di un Alfanetto da esibire in video.

Nell'era della banalizzazione e dell'instant messenger non c'è tempo per intavolare discussioni democratiche, analizzare le questioni, mettere a fuoco i problemi. Parte un tweet sbagliato e ti divorano, ne azzecchi uno e ti osannano, non sei online e semplicemente... non sei. Se i giornali si interrogano pensosamente sul tema "sul palco non c'è Fico", tutto il resto casca tragicomicamente sul materasso, in una grassa risata d'irrealtà, e in fondo dice bene Grillo: "Fico è un romantico, se vuole può salire sul palco". In quei due lampi di fraseggio del Beppe, "romantico" e "se vuole", c'è quel pragmatismo da genovese che è partito da zero, che faceva ridere, ne ha fatti piangere molti in Parlamento e ora a settant'anni vuol continuare a fare ridere.

Chi può dargli torto? La vita è breve, c'è un gran casino là fuori e l'utopia può continuare anche senza di lui o con lui, ma un po' più lontano, con la distanza del santone con la barba, del vecchio padre più matto che saggio eppure di gran lunga più concreto di tutti i suoi adepti. Fico, il romantico, il soggetto sul quale si interrogano senza alcun imbarazzo i giornali in caduta verticale, è meno che pulviscolo in questa storia che di collettivo ha il nome ma in realtà è l'invenzione di una coppia, Beppe e Gianroberto, che ha colto i bagliori della contemporaneità e provato a dare una risposta alla crisi del reale e dell'immaginario italiano. Confusi, incasinati come nessuno, senza classe dirigente, i grillini contengono il caos, la luce e il buio, sono la soluzione chimica di due dottori con il maestrale in testa, i capelli lunghi e arricciolati di Casaleggio, lo sciame di boccoli argentati di Grillo, i Walter Matthau e Jack Lemmon della commedia politica italiana. Non sapranno governare, si dice (e a Roma si vede fin troppo), ma forse non avranno neppure il problema del governo e continueranno a esercitarsi nell'arte dell'utopia, del ruttodromo online senza costrutto, oppure un giorno cominceranno a diventare una forza politica incipriata come Di Maio, la realpolitik ben-vestita senza nient'altro addosso. Non lo sappiamo, alla fine queste cose le decidono forze sovrumane, elevazioni del singolo in altro, ondate di energia irrazionale che si chiamano popolo, massa e soprattutto storia. 

Sul palco non c'è Fico, cribbio. Rimini chiude un sipario su una storia, Luigi Di Maio sul palco ne è se volete il distopico trionfo e nello stesso tempo la certificazione dell'impossibilità di essere impossibili fino all'ultimo. La votazione elettronica, il sistema non operativo, la filosofia internettiana, le connessioni e disconnessioni si esauriscono in uno splash atomico, neutrini formicolanti di non-sense buono per inchiostrare la carta dei giornali, nient'altro. Se Beppe avesse scelto Di Battista, non sarebbe cambiato molto, avremmo lo scooter e il jeans, quella barba da svegliato mai al posto dell'abitino della prima comunione, ma sempre con lo svarione geopolitico e grammaticale incorporato, cioè l'italiano medio che sta su Facebook e commenta cose che non sa, che non guarda la tv ma la osserva con lo stupore di chi ha scoperto gli straordinari colori degli insetti al microscopio e in un soliloquio interiore, mentre la birra gli cola sulla camicia, dice "ah, allora è così" e poi se ne dimentica perché nel frattempo lo zapping lo ha condotto da Quark a MasterChef.

Sul palco non c'è Fico e Dio, ci sarà Claudio Baglioni a condurre Sanremo e siamo sempre a "questo piccolo grande amore" che è del vicino-lontano 1972 e qui si pretende di discutere del contemporaneo in un paese che ha le lancette indietro: torna Berlusconi che in realtà non se n'è mai andato e fa apparire gli altri come quello che sono, terze file della Prima Repubblica; Renzi precipita, ha sfondato il pavimento del partito e si prepara a fare un bagno nella tonnara siciliana, la materia pulviscolare dei partitini consuma il suo Sabba scrivendo e riscrivendo il Rosatellum, i giornali sono un festival dello splatter, il degrado ad alzo zero del voyeurismo editoriale, essì, cribbio, bisogna proprio preoccuparsi perché "sul palco non c'è Fico". Alla fine, in questo spettacolo, è giusto che trionfi lui, Beppe Grillo, quel talento esploso sotto la Lanterna, un creatore-distruttore di visioni e divisioni. Non è il giorno del Di Maio, non è il refuso di Fico né la Vespa del Dibba, la prima è la storia di un principino senza mestiere che forse si farà e un giorno evaporerà, la seconda è la favoletta del più colto barbudo tra gli incolti, la terza è la strofa stonata di un bravo ragazzo avanti-pop in Vespa.  

No, il racconto di questo teatro giallo e stellato è un altro, è quello di un sognatore al quale non si possono fare sconti nella critica ma si deve tributare il saluto riservato a quelli che non hanno avuto paura di provarci, che sono caduti, si sono rialzati e cercano ancora di stupire se stessi, è la storia di Beppe Grillo, genovese dentro e fuori, uno da "ma se ghe penso", il figlio di Piera e Enrico, il tifoso della Sampdoria che prende legnate e vince epici campionati, il rappresentante di commercio, il comico lanciato dal Pippo nazionalpopolare, il visionario sempre e per una stagione di sola andata senza ritorno fulminante politico, è il racconto di un uomo di nero vestito che stamattina faceva il check sound sul palco di Rimini, in versione da blues-man con gli anni elettrificati di una vita spericolata che nella sua voce da ragazzo diventa un testo che fa così: "Ho veduto una luce / e ho sentito una voce / che parlava di pace / con un tono feroce". Ah, perbacco, ma "sul palco non c'è Fico", ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò. Sul palco c'è Beppe, che vi piaccia  o no, uno che ha fatto una cosa unica, originale, pazza, per ora non del tutto salutare ma necessaria e perfino contemporanea. Può sparire domani, il grande abbaglio, ma questo cocktail ad alta gradazione resta nei libri del barman chiamato storia. Sipario. Applausi. 

 
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