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Arte, storia ed alchimia a Napoli: la cappella di Sansevero
Post n°109 pubblicato il 11 Febbraio 2014 da campese.carla
Le origini della Cappella Sansevero sono legate a un episodio leggendario: intorno al 1590, un uomo innocente, trascinato in catene per essere condotto in carcere, passando dinanzi al giardino del palazzo dei di Sangro in piazza San Domenico Maggiore, vide crollare una parte del muro di cinta del suddetto giardino e apparire un’immagine della Madonna. Egli promise alla Vergine di donarle una lampada d’argento e un’iscrizione, qualora fosse stata riconosciuta la propria innocenza: scarcerato, l’uomo tenne fede al voto e l'’immagine sacra divenne allora meta di pellegrinaggio, dispensando molte altre grazie. Poco dopo, anche il duca di Torremaggiore Giovan Francesco di Sangro, gravemente ammalato, si rivolse a questa Madonna per ottenere la guarigione: miracolato, per gratitudine fece innalzare, lì dove era apparsa per la prima volta la venerabile effigie (oggi visibile in alto sull’Altare maggiore), una “picciola cappella” denominata Santa Maria della Pietà o Pietatella. Fu però il figlio di Giovan Francesco, Alessandro di Sangro, che intraprese nei primi anni del ’600 grandi lavori di trasformazione e ampliamento. La struttura seicentesca della cappella è rimasta inalterata fino al 1740, anno in cui Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, mediante l' ausilio di pittori e scultori rinomati le conferì le caratteristiche, la bellezza e le suggestioni ancor oggi visibili.
Tutta la cappella riflette il valore, il mistero e la rilevanza storico-culturale del settimo principe di Sansevero che viene definito: “Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere, celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”. Egli si dedicò ad una eterogenea sperimentazione scientifico-artistica giungendo a progettare persino il pavimento marmoreo della chiesa.
Il disegno prevede l’alternarsi di croci gammate (o svastiche) con quadrati concentrici collocati in prospettiva: una forte allegoria della difficoltà dell’itinerario che deve compiere l’iniziato per approdare alla conoscenza. Nel corso dei secoli, su tale peculiare mecenate, massone ed alchimista sono fioriti miti tali da assimilare il principe di Sansevero al dottor Faust di Goethe: entrambi, infatti, avrebbero accettato un patto con il diavolo in cambio della conoscenza. Persino la sua morte è avvolta dalla leggenda: “Quando sentì non lontana la morte, provvide a risorgere, e da uno schiavo moro si lasciò tagliare a pezzi e ben adattare in una cassa, donde sarebbe balzato fuori vivo e sano a tempo prefisso; senonché la famiglia […] cercò la cassa, la scoperchiò prima del tempo, mentre i pezzi del corpo erano ancora in processo di saldatura, e il principe, come risvegliato nel sonno, fece per sollevarsi, ma ricadde subito, gettando un urlo di dannato”. Per questo motivo i passanti sono soliti farsi il segno della croce nei pressi della cappella, allo scopo di scacciare i malefici di questo tanto affascinante quanto diabolico personaggio. Molte le sculture ivi presenti; tra esse la più rinomata ed affascinante è, di certo, il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino in cui la sofferenza di Cristo diviene il simbolo del riscatto della intera umanità. Nonostante il sudario derivi dal blocco marmoreo originario, esiste una "leggenda del velo" per cui esso originerebbe da uno sconosciuto processo alchemico di marmorizzazione seguente all' esecuzione della statua che meraviglia tutti i visistatori e rappresenta una vera e propria perla dell' arte barocca.
Questa statua si colloca al centro della cappella, circondata da molteplici rappresentazioni delle virtù tra le quali "La pudicizia" dedicata a Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, madre del principe di Sansevero ivi elevata ad allegoria della sapienza.
Altra scultura in grado di incantare gli osservatori è "Il Disinganno" del Queirolo che Raimondo Di Sangro dedicò al padre Antonio. Essa rappresenta la liberazione dell' uomo dalla rete del vizio, delle passioni mondane e del peccato grazie all' ausilio di un genietto alato, recante sulla fronte una fiamma simbolo dell' umano intelletto. Appare evidente in quest' opera il dualismo della natura umana e il riferimento alla massoneria in cui l' iniziato entra bendato per aprire, al termine del suo percorso, gli occhi alla verità.
Procedendo nella cavea sotterranea si giunge alle cosiddette "Macchine anatomiche": scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro realizzate dal medico Giuseppe Salerno sotto la direzione di Raimondo di Sangro.
Ancora oggi si ignorano i materiali ed i procedimenti adoperati per questi studi anatomici che la "leggenda nera" identifica come due servi del principe uccisi dopo l' ingestione di un composto a base di mercurio ad azione mineralizzante sui vasi sanguigni. Una ulteriore ipotesi considera il sistema circolatorio come il frutto di una ricostruzione, parziale o totale, effettuata con cera d' api ed altri coloranti. Desta un profondo stupore l' esattezza e la minuzia dei dettagli in un periodo storico in cui piuttosto limitate risultavano essere le conoscenze anatomiche. Fino a pochi decenni fa era presente un feto accanto alla donna, attualmente assente in quanto trafugato. L' arte, la bellezza, il mistero e la scienza si fondono insieme rendendo la cappella di Sansevero un' opera unica ed una singolare testimonianza dell' ingegno umano che, personalmente, consiglio a tutti di visitare. Carla |
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