Creato da DiVinoRossoSangue il 09/01/2012

Una volta ...

mi appunto ricordi

 

 

occhi neri

Post n°17 pubblicato il 16 Agosto 2019 da DiVinoRossoSangue

Eri una cassandra

gli occhi neri puntati sulle tue ali di lana 

ti ho voluta e amata 

cercata e odiata 

ti ho tradita e ignorata

e adesso mi manchi 

le tue carezze sperdute , il vocabolario di latino 

i tuoi pianti 

le mie risate 

Ma ti porto con me , nel mio incedere alterno

una ferita aperta che sgorga sangue triste 

solitari silenzi

e l'origine delle mie vittorie 

in questa dama oscura che mi accompagna da sempre

Oscuro manto per il brillio di stelle remote

Ho visto i miei fratelli cadere 

perchè sei stata impervia e impossibile 

ma senza colpa

Cercherò nella distanza infinita degli sguardi 

di ritrovare il mio amore e il tuo amore

e ti darò

pace 

Ricomporremo insieme il tuo lutto in un vestito vivace 

e sarai finalmente libera

dalla guerra e dai suoi mostri 

dai cadaveri sparsi come rose sui prati

dai topi e dalle urla

e dalla follia 

Cammineremo insieme sulla spiaggia 

e saremo in pace io e te

almeno noi nell'universo

come le vecchie canzoni

la domenica mattina

nel nostro sole 

nel nostro giardino. 

 

 
 
 

Voce di sabbia

Post n°16 pubblicato il 31 Luglio 2019 da DiVinoRossoSangue

 

Sei arrivata in forma di vento

Subitanea 

Sinuosa 

Lo sguardo velato

Bizantina 

Ho ascoltato nella tua voce il fruscio della sabbia

E le tue onde 

Le tue

a travolgermi..

 

Solo

Pochi giorni fa contavo i miei anni e i miei affanni

Ridisegnavo le mie ferite

quasi annoiato

Spargevo le mie ore 

 

Ma in te

Trema la mia terra

Mi scuote 

In te..

La voce del mare

 

 

 

 

 

 
 
 

Volar via senza orchestra.

Post n°15 pubblicato il 30 Luglio 2019 da DiVinoRossoSangue

 

L'aria si fa fredda.S'animano i biglietti nelle casse dove fino a poco prima stavano donne col compito di lasciar passare. Il mondo sputa fuori sorrisi in ghirlande arrabbiate e sbadigli mentre Il liutaio segue a passo lento una marcia nuziale verso il centro del palco.Una sposa dal raro talento.Si svegliano poi le sedie, le travi gobbe della volta d'acciaio mentre tutto è come un punto in espansione.Il disegno infacile d'una mente ricurva.

 

"Ero venuto a sentire blues"

 

Questo il pensiero di chi invece avrebbe ascoltato musica inglese del quattrocento.Lucas era tornato in vita.Era rinato in un mondo sbagliato.Ma ci viveva al termine del giorno come gli aveva insegnato Xsandrine.Passò quel poco di tempo che dà al suono di mille corde e di mille mani chiuse su una, al suono non finito d'un lamento inespresso,di un delitto appuntato al volto d'un operaio rasserenato a furia di dolori inumani, il potere di convincere chiunque a restare.E lui in quel poco tempo e come chiunque restava e guardava ..Come tutti sanno la vista,quando manca il profumo,da potere al ricordo e quindi come chiunque altro ricordava:

 

Al rione Monti c'era una donna rossa e splendida, sembrava aspettare da un millennio. Semplicemente si appoggiava sui gomiti e si accarezzava impercettibile il mento. Di fronte a lei in piena potente solitudine si stiracchiava una quercia.

 

"Così si attende la propria fine quando s'è vissuto abbastanza"

Parole nate negli spazi distesi sul lato lungo della piazza mentre Lucas saliva le scale.Lo faceva senza incanto. La strega lo aveva accompagnato per un pò.Un passo sopra l'altro.Uomo condor che si sollevava tra colori opachi. Cantando.

 

Questa lingua di terra

c'ha lasciati.

Le Mondine sridacchiano

infelici

al bestemmiare dei corvi

e Il rovo di chi

ci voleva insegnare la memoria

s'irrobustisce

secco

 

ma secco

che sembra una mitraglia d'occhiatacce

stolide

rivolte all'insereno sole.

 

Siamo tutti soli

Siamo un paese senza più fiumi

Un vino c'ha guaito

d'ogni perso

sapore.

 

Seduta alla maniera di una sfinge che vorrebbe legare il cielo con le labbra,Xsandirne esita prima di parlare.Lo studia attentamente.E non fa caso alle cicatrici nello sguardo ai segni sul viso e sul collo.Ai suoi occhi.Alle pietre preziose dei suoi occhi tutto questo sembra una magnifica decorazione.Il pacco regalo per la sua fine.Agognata fine.Voluta fine.Cercata dietro ogni battaglia.Seguita e preseguita.Inseguita oltre il confine intimo che separa il vuoto dall'erba verde.Ad ogni mezzo.Ad ogni costo.Freme.Sente una felicità colma di rimpianto salirle dallo stomaco.

 

"Alla fine sei qui..non pensavo ce l'avresti fatta"

 

E fruga l'essere che le sta di fronte con una curiosità che a tratti si fa malata.

 

"Puoi smetterla ora..mi offendi"

 

una pausa breve e quasi infastidita.Le si siede accanto.Guarda di fronte a sè.Fa finta di non sentirle il profumo.Di non desiderarla con follia e trasporto.Di non amarla ora fors'anche più di prima.Poi si alza e si risiede.La stringe con le mani.Ridono insieme.In modo innaturale.Di nuovo scatta in piedi.Quel contatto sembra scottarlo dal di dentro.

 

"Vuoi sapere cos'ho con me giusto?"

 

Detto questo estrae dalla cintura dietro la schiena uno stiletto.Xsandrine sveste il suo viso dal falso.Tira un lungo e inutile sospiro.

 

"Si..precisamente"

 

E lascia esplodere tutto il suo strazio in un tono di minaccia.Continua ad occhi chiusi per trattenere l'ultimo brandello di bene custodito con gelosia per anni.Parla repentina.

 

"Ma ti conviene usarlo subito!"

 

Gli si scaglia addosso con la ferocia che la natura le ha donato.Ma lui è più veloce.Più forte di chiunque altro.La colpisce con forza e la pianta alla corteccia del grande albero.Le foglie accolgono Xsandrine nel suo urlo.Nella rabbia inumana.L'ululato del vento è come il suono del canto nella voce che vibra fino alla luna fresca,fino oltre alle nuvole vuote di quel piano di cristallo ch'è diventato il cosmo.Ora che la nebbia si fende.Ora che illudersi è impossibile perchè il vento t'ha portato via tutti i decori ammuffiti nelle braccia e tra i rami.La sua ira è musica .E il mondo batte il timpano nella sinfonia inarrestabile.Bruma tra i monti e nessun rimpianto.

 

"..perchè non l'hai fatto!Vigliacco,bugiardo..perchè??"

 

Xsandrine piange,piange un pianto antico come le fondamenta della terra.Sà che nessuno può risponderle.E' quasi buffa agganciata per la spalla all'albero possente.Si agita ma semplicemente non può fuggire.E ripete la sua domanda fino a che il crollo di una vita eterna le spossa i fianchi.Così fiera anche nella resa.Così inerme.

 

"…Xsandirne ..."

 

Le parole si sospendono..

 

"adesso viene l'alba"

 

La guerriera si riprende,accende una nuova speranza.

Lui continua a testa bassa

 

"come sai,non mi piace dirti addio....Xsandrine"

 

Lei è felice ora,sorride con una follia bambina nei tratti del viso,non tenta più di liberarsi,l'affanno è volato via e negli occhi ritrova la fierezza del suo straziato sentimento.Raccoglie il fiato e il tono della voce questa volta autentica,piena di grazia come allora.Quasi spensierata.Il fresco delle fronde è gravido di dolore.

 

"Allora...allora..Addio amore mio..."

 

Lui sta già scendendo le scale. Quindi lei solleva la voce per farsi sentire,per farsi ricordare,perchè lui ricordi cosa erano stati,cosa sarebbero potuti essere se quel Dio non li avesse separati. Felice di bruciare da sola insultando quella divinità per l'ultima volta ancora audace e gagliarda come aveva vissuto fino a quel momento. Dea della rapina e dell'assassinio. Amante appassionata.

 

"..ho voluto fossi tu.. sono felice sia stato tu.. addio.. ti amo amore mio.. mi senti vero?.. lo sai che è così.. vero.. dimmi che questo non andrà perso.. so che non andrà perso.. ti amo.. ti amo.."

 

L'alba sorge ,il condor ha sceso le scale. La strega lo attende composta. L'amore è pesante.

 

"lei?.."

 

"..tu le spiegherai."

 

"mi odierà.."

 

"Gli uomini e le donne non sanno odiare a lungo."

 

Una sosta breve e un abbraccio che sembra l'ultimo,una dichiarazione di pace e rispetto.L'orizzonte si fa cupo. Poi la strega lenta mormora.

 

"vattene ..il giorno non aspetta.. ricordalo sempre...è la cosa che ti servirà di più."

 

Passò del tempo.Xsandrine non bruciò con il mattino e quando se ne rese conto tremò fino a svenire,senza più colore nelle guance.Rosencreutz la prese tra le braccia e la portò via con sè.E il tempo le tornò a scorrere dentro.

 

A Roma l'Auditorium sì è vuotato di tutto.

E Lucas sta solo.Il buio lo veste.A lui si addice.Infila l'uscita verso le giostre che stanno appollaiate

sui giardini pensili in cima al complesso.E dalla cima le cose sembrano chiare.

 

 

 

 

Di come spiegare l'urto del desiderio

Di come assumere in sè la maledizione d'un Dio

Di come perder la vita

Di come strapparsi l'anima

Di come amando tutto si perde e tutto si guadagna

Di come attendere il domani

Di come il domani non attende

Di come in tutto questo nulla siamo e nulla sappiamo

Di quanto ti amo e ti ho amata
Di come non t'avrò mai dimenticata

Di come celebrare

La rapina del vento

L’urlo delle ore

 
 
 

IL Congo , Borromini e Giordano Bruno

Post n°14 pubblicato il 30 Luglio 2019 da DiVinoRossoSangue

 

Tutto ciò accadde all’equatore :

 

“In viaggio le cose viaggiano con te. La strada è fatta di sassi scossi. Polvere dalle radici del mondo.

Poi ci sono zattere e sentieri aspri. Nel vento. Nel torrido. Uomini senz'occhi e parole.Così passai quel tempo tra la foresta e il ricordo di te. Sotto infiniti sortilegi. Perdendo me stesso,urlando il tuo nome,supplicando il tuo aiuto. Pazzo di questo starti lontano. Giocato da scherzi crudeli nello sguardo della tua nera compagna. Mi lasciasti solo ad affrontare il caldo torrido.A sfidare la mia stessa follia. Venivi la notte in forma di lupo. Mi sussurravi il tuo nome.Capii il tuo inganno col tempo. Mesi che assomigliarono presto ad anni. Rosencreutz fu la mia aguzzina e la mia cura.Mi affidasti a lei perché alla fine imparassi ad odiarti. Perchè sapessi che l’alchimista era ancora vivo. Perché la magia se non la ragione instillasse lentamente attraverso il timpano la verità che vuota era la mia passione,vuoto il tuo amore  .Fui sul punto di morire più e più volte. E col tempo accadde.Qualcosa in me cessò di esistere.Fu allora che tornammo indietro.Emergemmo dal nero fondo.Come il sogno antico degli scorpioni che muovono il Pangea. E ritrovai il mio nome.”   

 

A Roma:

Piazza Navona stanotte rivive i giochi e le acque,si riempie di riflessi bluastri e di donne che mettono su una linea piccoli tacchi a spillo,c'è un'orchestrare di minuti e colpi di tosse,uomini curvi dall'aspetto di merli invecchiati.Rosencreutz è in tutto questo.Rosencreutz è la goccia. Le sono passati dentro tre anni.Il suo corpo elastico è sempre lo stesso,la chioma nera non ha perso la luce che le apparteneva come fosse una corona d'alloro sulla testa di Cesari che muoiono e passano,senza poterne lontanamente scalfire la fattura o macchiare la preziosità delle scolpite foglie. Ma lo sguardo è pieno. Umido per simpatia al temporale che tuona e scuote. La minaccia di un cane alla catena.L'uomo con gli occhiali tondi l'aspetta nella chiesa del Borromini.Sorride una mezzaluna di vittoria che gli segna il viso,il viso composto alla medesima maniera di sempre.Tutto quel terrore tutto quel dolore tutto lo sconcerto del ragazzo tradito nel cristallo dei suoi ideali più puri e per giunta dalla stessa donna che l'aveva amato non lo riguarda affatto.Il giocare con la vita di quell'uno,con la passione e con l'anima del mondo intero non è altro che l'adeguato sollazzo di un Dio.

 

"Il demone m'appartiene.. è così ?"

 

"...questo volevi.. questo sarà.. come mai l'alchimista chiede?"

 

"sai che non puoi giocare con me"

 

"so questo ed altro ..ad esempio so che il gioco non è cosa tua"

 

"ma tu ti prendi gioco di me,mi importasse un pò più di te potrei giocartene uno che porta tristezza invece"

 

"non può importarti di me più di quanto importi a Rosencreutz e a lei importa assai poco,quindi temo dovremo fare a meno dell'uno e dell'altra"

 

"che c'è ..sei addolorata ..tu?"

 

"lo sono sempre del dolore altrui"

 

"..un pò troppo direi.."

 

"infatti diresti troppo ..cos'altro vuoi dalla strega ? perchè m'hai chiamata ?"

 

"devo farmi certo che i miei suggerimenti siano stati presi nella giusta considerazione"

 

"non ti basta sapere che li ho considerati giustamente ? per quanta giustizia possa apparire ad una mente giusta quale mi vanto di avere.."

 

"..ora dimmi.. la notte era lei a portargli dolore straziante?lo dissanguava?"

 

Rosencreutz è presa da un moto di rabbia e disgusto. Aspetta. respira.

 

"si!"

 

"ed eri tu il giorno a lenire le sue ferite?"

 

"si!"

 

"..bene.. anzi meglio.. che la passione mista a dolore porta prima a disaffezionarsi a se stesso."

 

"questo lo sa solo chi li ha provati entrambi intensamente"

 

"e dimmi crede d'essere fuggito grazie a te?"

 

"si"

 

"e ora la odia ? ha rinnegato l'amore che aveva per lei? vuole vendetta?"

 

"non sarebbe umano il contrario"

 

"e lui è umano"

 

"lo lasciai che era uomo"

 

"e così resterà fino alla fine"

 

Detta quest 'ultima il signore distinto sfila gli occhiali e li pulisce con garbo paziente.Un inchino e un baciamano alla donna di fronte , un sorso d'acqua santa e si mette in cammino verso l'uscita.Dal nulla la voce della donna emerge quasi vestita da un sorriso. Quasi un angelo di nebbia scolpito nel pensiero muto d'un animo folle. D'un cuore cieco.

"dove vai ora, signore?"

 

"vado a gustarmi la scena,vado a vedere come lo scorpione avvelena la rana.."

 

Tutto finirebbe qui, nello spazio buio di queste magnifiche navate, se non ci fosse l'ultima sponda alla discussione proprio quando il presbite gentiluomo è sul punto di imboccare l'uscita a mo di una palla numero otto che lenta s'accosta alla buca finale con un disinvolto rotolio di sorridente vittoria nello specchio di lucida ceramica.

 

"attento a non perderti..Roma è bugiarda."

 

Ma la boccia è nella buca ormai e quindi è fuori nella strada.Partita finita.L'alchimista cammina fiero e la pioggia lo tocca appena,si guarda intorno per respirare l'aria fredda che viene dai monti.Tiene l'ombrello chiuso come un bastone, gioca scherzi alle pozze d'acqua con la punta delle sue scarpe all'inglese,guizzanti pesci gatto in uno stagno artificale.

 

Adesso però parla la statua di Pasquino:

 

"Il Borromini si è straziato il petto

con una spada

Era un signore

ma Roma è una cagna infame

ti mette una coperta di tramonti

mentre da sotto al tavolo ti accoppa col coltello

Roma è una cagna

e Borromini

era un signore

adesso però una è

e l'altro era

 

Che vuoi fare

 

a giocà a ruzzica cor core

se vince e se vive

o se perde

e se more"

 

Passa lo straniero

 

"dove vai?"

 

"anche le statue parlano in questa città.. o forse sono io che le ascolto..vado a gustarmi la vittoria

 mio buon malconcio amico"

 

"eh no!..io non sono amico a quelli che si fanno gonfi di vittoria.."

 

"ah no..non mi stupisce vedendoti..hai pensato a cambiare idea?"

 

"ehh signore mio..le idee sono come li figli..non le puoi cambiare se non ti stanno bene..me sa che invece dovresti da cambià  strada perchè ndo voi anna ..se va da n'artra parte!"

 

"..mah..addio vecchia pietra!"

 

Quasi oltraggiato da questo scherzo strano che guarda i cittadini ai piedi del bugnato di Palazzo Braschi decide di tagliar corto e passa per campo dè Fiori.

 

"Roma è bugiarda..che vuoi mi importi Rosencreutz? Io sono al di là di tutto,io sono oltre..io sono..io, ah ah ..si io sono io, il mio io così temprato così resistente i miei anni di studi e ora sono vicino ad essere un Dio anzi più di un Dio..il demone sarà mio..mio solo mio..io..io"

 

Ma lì c'è Giordano Bruno..messo al rogo.C'è anche una massa di persone solitamente ubriache d'un bicchiere di rosso preso alla vineria accanto,brilli di quest'aria che racconta frottole agli ambasciatori francesi di turno.E sotto la statua..come aveva detto lei..accade.

 

 

 

"..sono il fantasma di un leggio, un legno fradicio che non sa

 far altro che accumulare pagine pesanti senza conoscerne mai una riga nella sostanza..no!..Maledetta  m'hai fatto un incantesimo..maledetta ..come hai potuto..tu m'hai ingannato..cosa mi hai fatto?..no..non  è possibile. "

 

Se voi foste lì vedreste uno strano elegante tipo con un ombrello in mano agitarsi e parlar da solo con intorno una massa rumorosa e a tratti festante.Bicchieri di plastica pieni di vino e passanti un pò intimiditi.Lo vedreste poi fermarsi d'un tratto e sedere sul gradino d'un portone sgangherato proprio

accanto alla statua del filosofo bruciato.

 

"comunque vada vado via..di tutte le mie vette solitarie

c'è soltanto quella cima che ho cercato come traccia

di qualcosa che ho vissuto nella sabbia che ad un tratto dalla nebbia e nella nebbia m'ha perso..

 

comunque vada vado via..di tutte le mie vette.."

 

e così di nuovo e di nuovo.Passerebbero gli anni e lo vedreste tirar fuori un mazzo di tarocchi dalla tasca cambiare viso e dialetto poi nei giorni a venire lo vedreste inventare un banchetto per leggere il destino alle coppie innamorate o alle fidanzate abbandonate sull'altare poco prima di San Valentino,colpite il giorno del loro compleanno. Tradite  come il giorno. Ferite come l'acqua.

 
 
 

Equatore.

Post n°13 pubblicato il 26 Luglio 2019 da DiVinoRossoSangue

Siamo come in viaggio di nozze. Stiamo fuggendo. Xsandrine ha ucciso uno di loro,lo stregone che ci ha sposati ora giace immobile nel riflesso d’uno specchio, questa non è cosa che si può fare senza pagare un prezzo. Ora il mare è blu scuro.Un corpulento peschereccio fende la schiuma sgraziato come un giorno d'autunno improvviso e freddo nell'illanguidire tiepido di settembre.Sul ponte disadorno sono agganciati un tavolino e alcune sedie.Un uomo ed una donna seduti l'uno di fronte all'altra bevendo strane misture circondati da profumati vapori.

 

"Anche noi quando siamo belli è perchè siamo conformi a noi stessi mentre siamo brutti allorchè passiamo in un'altra natura"

 

chi parla è una donna dai muscoli possenti e allungati, il seno florido.Il viso incorniciato da una chioma nera come l'aroma che l'aria ora fredda tiene sospesa sul banco rimediato dove i due piantano i gomiti. La strega ci accompagna. Il mare scivola sereno sotto in una luce estranea.

 

"segui il senso dell'aisthesis altrimenti trapasserai in un'altra natura"

 

A queste parole l'uomo si scosta, come destandosi da un sogno

 

"Scusami non riesco a seguirti..allora l'estetica è la bussola per tornare all'anima ..estetica nel senso di aisthesis ..cioè Sospendere il respiro.."

 

"che è l'unico senso di questa parola.."

 

Il giovane s'arresta cercando di frenare la linfa che corre sul viso.

 

"..perdo il filo..dunque..tu vuoi dirmi che in realtà per tornare all'anima bisogna seguire il bello?..non capisco"

 

"..tendi ancora a operare separazioni tra il bello e il buono..credi ci sia un dentro e un fuori mentre gli Dei si manifestano nella forma così come essa viene"

 

"ma il male esiste o no?.."

 

"esiste..ma non nella repressione, nella tortura, nell'assassinio questi sono solo i suoi strumenti ..il male è la burocrazia, l'efficienza programmata la sua monomaniacalità,la monotonoia del lavoro seriale,la precisione ossessiva fino alla virgola,la normalizzazione imperante,il non riconoscere l'anima alla forma..il pensiero senza immagine che la relega nel ghetto dell'arte, delle biblioteche e dei musei.."

 

Lui per un attimo resta privo di appigli. Si accorge del rollio della nave.Ha un senso di inequilibrio più che di nausea.

 

"Ma come le sai queste cose..?"

 

"..me l'ha detto Petrarca nel corpo di Laura,Dante quando ha visto Beatrice!"

 

La donna ride sommessamente come chi sà di destare nell'altro un'ammirazione tagliente, un misto d'attrazione e tremore. Poi i due lasciano cadere la discussione.Lui guarda il mare con viso stanco, bisognoso di riposo.Difatti si allontana con un saluto e si dirige nella cabina, quasi portando con se appuntati alla schiena pensieri che sembrano chiusi nello zaino dei tredici anni.Un pesante fardello di emozioni taciute da millenni che aspettano d'esser scaricate sulla scrivania insieme al diario del giorno prima. Xsandrine è li che riposa nel suo buio caldo senza nome, raccolta in chi sa quali pensieri. Lui si lascia andare alla gravità che lo reclama anche da sotto l'acqua. Dorme finalmente e profondamente. Dopo qualche ora non è più sera.

 

"Stiamo arrivando amore vero?"

 

"Si .. è stato un bel viaggio e Rosy è davvero sorprendente, una miniera di conoscenza"

 

"Lo so, ed è anche molto bella.." la voce della donna ha un tono sconosciuto.

 

Si avvicina il pieno della notte ,ancora e ancora, come la traccia di un disco sentito a ripetizione nell'attenzione centrifuga dell'adolescenza.

"Lei ti vuole bene e ti sarà molto vicina.."

 

A questa frase-falena fuggita dal bicchiere l'uomo replica con uno sguardo attonito di puro silenzio, sgrana gli occhi e ingoia tre volte le parole e il fiato.Poi lentamente

 

"che vuoi dire..che vuoi dire con questo?"

 

"Vado via amore mio..dove tu non potrai raggiungermi..devo farlo"

 

Passano alcuni minuti di tuonante vuoto. Un attimo e dapprima sommessamente e poi come un diluvio, la sua voce sorge salendo in intensità dalla breccia del pianeta fino alla freddezza di quell'acqua arrotata dal vento.

 

"..Basta adesso! Basta con i segreti basta! basta io non sono un cucciolo

che ti puoi portare a spasso e sradicare da tutto.Tu non mi puoi piantare così quando più ti fa comodo!"

 

Le si scaglia addosso vuole destarla dal suo torpore la ricopre di insulti e minacce ma la risposta è un crampo indigeribile che gli si affonda addosso nello stomaco.Lui cerca di colpirla tanto è disperato, lei si difende a malapena e continua a sorridere poi lo blocca sul letto,  comincia a baciarlo,lo morde. E poi,come se l'urto di questa lotta non foss'altro che il risuonare del gong,da un sogno di un nulla stipato s'avvicina Rosencreutz. Affiora nella luce delle candele che Xsandirne mette accanto al letto se vuole leggere e darsi un tono.Si spoglia lentamente e inesorabilmente, la donna sul letto le fa cenno di avvicinarsi Lui è fuori di se non sa più cosa fare o dire. Cerca di urlare ma gli vengono in mente solo tutte le altre cose. C'è il ragazzo chiuso nelle cuffie a sentir musica su musica quando le urla di mamma è papà s'avventavano addosso alle persiane chiuse.Lupo senza tana.C'è il cercare d'acchiappar le nuvole sui prati umidi di fango vicino al raccordo C'è il rovinare le uniche scarpe buone che hai. C'è il mettere lettere nella buca di notte a chi diceva che eri l'unico ma era sempre di un'altro.E c'è il dolore dei morsi che lo riporta giù.Occhi di rettile.Ora sono su di lui e sono una moltitudine.Sulle spalle di Xsandirne striscia il viso di Rosencreutz pieno di occhi che vogliono.Sono venute a prendere.Una affonda un artiglio nella carne e ne butta fuori sangue come se versasse birra in un boccale.L'altra spegne l'urlo sulla coppa del suo seno gonfio di vino e caramello. Sono allacciate a lui e tutto si fa confusione,mani bocca lingua petto profumo dolore distanza morte vita urla rimpianto assenza presenza amore ..anima...forse anima..ma l'anima è sempre un forse.Si sentono lamenti ed urla che risuonano spegnendosi sulla carne. Il vampiro traccia linee di sangue e dolore, la strega mette orgasmo e piacere come sale su ferite lacere

 

 

Ora sono io che parlo:

 

Mi vedo mentre vengo dal gelo

e dalla porta spalancata.

Occhi sconosciuti ci guardano.

non ho più niente

e mi vedo

nelle radici remote.

Che se mai abbiamo peccato

mai vera alcuna cosa è stata in noi

mi vedo piegato pesante sui libri.

Che dopo la logica d'Aristotele m'assunsi la filosofia

e morta quella mi fermai sulla medicina

ma svanito anche l'oro di quell'ultima

mi presi la teologia e le linee e i pentasegni

delle lettere dei maghi e negromanti

ma contro a questa robusta mia lingua

tutto s'è svelato il guscio vuoto d'una noce

il salario d'uno sgobbone il cui lavoro è vivere

d'aria e andare a caccia di niente

e se anche un buon mago è come un ramingo semidio

che s'è fatto casa tra rose e alberi in cerchio verde

pur'anche l'alchimia mi s'è smarrita addosso

come un'onda che si perde contro

la voce

la mia immensa voce ch'alza i venti

e squarcia il petto al mondo.

 

La mia voce si spegne. Non c'è conflagrazione,solo un lento cadere. Dormo sul lungo singhiozzare di quell' antica sconfitta madre a tutte le Erinni Ma il risveglio è solitudine. E' stanchezza. Sento di essere stato privato di qualcosa piange un pianto senza riposo.Passo così gran parte del tempo, non  voglio vederla, so di essere stato umiliato consumato e deriso.

 

Poi d'un tratto repentina come il veleno nelle ghiandole del serpente arriva la rabbia.

 

Mi catapulto fuori della cabina con un tifone di pensieri come corazza e parole avvelenate sulle squame della bocca.

 

Corro

 

Corro, come quando correvo per salvarla ma ora voglio solo distruggerla farle male dentro, dirle dell'odio che provo.

 

Ma lei non c'è.

 

Salgo sul ponte solo per capire che è giorno e siamo arrivati a destinazione.

Scendo sulla banchina , dovrà pur esserci una traccia di lei

 

Nulla.

 

Poi vedo Rosencreutz che mi aspetta bagagli in mano sul molo. Allora mi avvicino pieno di lame nel petto furente.

 

Ma gli occhi di lei,man mano che la distanza s'accorcia,mi domano con una dolcezza pagana,quasi aliena...Rallento il passo. Non so più dov'è. Non so più chi è. Sono passati millenni.

 

"sali in macchina ,ti ho preso i bagagli, dobbiamo andare, dobbiamo fare in fretta"

 

Ha il tono dispiaciuto, dolce, materno,come di chi sa che il dolore deve ancora venire..

come chi sa che non c'è nulla di più lontano che il centro della terra .

 
 
 
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