Romanzo scientifico

Matematica e scienza: un romanzo

Creato da EdMax il 13/03/2011

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La Musica Universale (di EdMax)

Post n°88 pubblicato il 06 Maggio 2011 da EdMax
 

Zoomusicologia

François-Bernard Mâche, Musica, mito, natura. I delfini di Arione, Cappelli 1996

Keith Devlin, L’istinto matematico – In compagnia di aragoste, uccelli, cani e gatti, Cortina 2007

Scrive François-Bernard Mâche in Musica, mito, natura. I delfini di Arione: «Il massimo sviluppo di complessità sonora si ritrova tra gli Uccelli e i Mammiferi, sebbene segnali sonori vengano emesse da insetti, da alcune specie di ragni e pesci e dagli anfibi». Per esempio, nei ragni del genere Lycosa, per attirare l’attenzione della femmina, il maschio tambureggia coi palpi su foglie morte (Y. Leroy, L’univers sonore animal, citato da Mâche, pag. 104).

E poi: «Circa 200-300 specie di uccelli, tra le 4000-5000 specie di uccelli canori, sono di interesse particolare per il musicista, a causa della varietà delle loro modulazioni».

Grazie alla possibilità di «tradurre un’espressione canora animale in note distribuite su pentagramma», possiamo essere certi che l’essere umano non ha l’esclusività di altezza, intensità e durata dei suoni.

Un uccello messicano, il Catherpes mexicanus, «con intervalli della quantità di 1/2 o 1/3 di tono percorre una scala di 25 gradi discendenti […]. Simultaneamente, inizia un rallentando […] seguito dal crescendo e quindi da un decrescendo per il resto della scala».

Questo è solo uno degli innumerevoli esempi riportati da Mâche riguardanti le capacità canore degli uccelli. Ammettendo che il totale dei soggetti esaminati e dei minuti analizzati è sufficiente, si può ritenere che negli uccelli esistono categorie mentali corrispondenti a quelle che designiamo con introduzione, staccato, coda, e che quando possono operare delle scelte, realizzano un tale schema invece di un altro.

Si potrebbe supporre una universalità di questi concetti, se omettiamo il caso di alcuni merli osservati dal zoologo Tretzel i quali «eseguivano, trasposta, un’aria appresa ascoltando il fischio modulato di un uomo quando chiamava il suo gatto». Tretzel, restringendo il perimetro di indagine a una casa vicina, aveva notato che «il merlo A si manteneva fedele al vibrato finale, il merlo B aggiungeva qualche fioritura senza le appoggiature preferite dal merlo A; i tre merli più vicini alla casa (presso cui non si azzardavano a sostare per la presenza del gatto) eseguivano tutti il ritornello da cui erano rimasti colpiti trasposto di una quinta circa verso l’acuto […]. In una zona più distante, altri merli ripetevano la stessa melodia, ma più deformata, il che fa presumere che l’avessero avuta di seconda mano».

A questo punto emergono due domande: 1) le strutture ordinate (scale) e il senso dell’altezza sono un privilegio degli esseri umani? 2) Gli animali, e soprattutto gli uccelli, sovrappongono elementi culturali al loro canto istintivo?

Si può azzardare l’ipotesi che «il tordo bottaccio, Turdus philomenos, che presenta una forte tendenza a raddoppiare la maggior parte dei suoi motivi, abbia appreso questa facoltà ascoltando Debussy, mentre il pettirosso, che non riprende quasi mai gli stessi motivi, seguirebbe l’idea della variazione continua di Schönberg».

Tuttavia, «i migliori uccelli canori non usano che stereotipi molto rudimentali, simili a quelli del gallo o del cuculo. Il solo uso linguistico articolato che possa essere accomunato al canto degli animali è quello in cui la funzione semantica passa in secondo ordine, o scompare del tutto, come nei mantra, nel lettrismo, nelle filastrocche da conta, ecc.».

         Altre informazioni sulle capacità musicali degli animali provengono, per esempio, da Keith Devlin che, nel suo libro L’istinto matematico. In compagnia di aragoste, uccelli cani e gatti, racconta le vicende di «Elvis, il Welsh Corgi (cane di piccola taglia) che conosce il calcolo infinitesimale», come recita il titolo del capitolo 2.

         E i gatti? I gatti, scrive Devlin, «si esibiscono in una prodezza natural-matematica […] quando cadono accidentalmente da un muro o da un albero […] riescono a orientarsi in modo da atterrare sulle quattro zampe […] alterando la geometria del corpo in maniera tale che la gravità li riporti nella posizione di partenza».

Se gli uccelli migratori «devono costantemente ricalibrare le loro bussole magnetiche con le stelle», i salmoni «si orientano soprattutto usando la posizione del Sole durante il giorno e quella delle stelle durante la notte», e se il cielo è nuvoloso «ricorrono al campo magnetico terrestre».

         «Uccelli, salmoni, balene, tartarughe marine, farfalle monarca, aragoste e persino scarabei: la natura ha dotato questi e altri esseri viventi migratori della capacità di “leggere” il campo magnetico terrestre e occhi capaci di rilevare luce polarizzata o ultravioletta», per stabilire la direzione verso cui volare, camminare, strisciare o nuotare in ogni istante del viaggio», scrive Devlin.

         Formiche del deserto del Sahara e pipistrelli, gufi e api, castori e ragni: questi, secondo Devlin, sono gli «architetti della natura» (capitolo 5), mentre il titolo di «artisti naturali» (capitolo 6) deve essere attribuito ai leopardi e ai falchi pellegrini, ai semi del girasole e alle foglie di una pianta. Le capacità di ratti, cavalli, uccelli e  scimpanzé sono raccontate nel capitolo 9, «Animali a lezione di matematica».

EdMax

 

 
 
 
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