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LA MARCIA SU ROMA
Post n°3 pubblicato il 23 Dicembre 2005 da Ciccio_CAMERATA
Nei mesi precedenti la Marcia, il fascismo si trovava in una leggera crisi: stava perdendo popolarità, le squadre si comportavano sempre di testa loro e toglievano al partito quell'aspetto borghese che Mussolini aveva cercato di imprimergli. Le cose precipitarono quando Quattro giorni prima della marcia, il Facta era rassicurato dagli avvenimenti e dai discorsi tenuti a Napoli poiché non erano accaduti incidenti, ma il 26 Antonio Salandra Il giorno 27 La notte tra il 27 e il 28 il presidente del consiglio fu svegliato per essere informato che le colonne fasciste erano in marcia sui treni che avevano assaltato. I fascisti erano completamente disorganizzati, sapevano solo che dovevano recarsi a Roma ma non riuscivano a parlare con i Quadrumviri che poi erano diventati solo tre perché De Vecchi rimase a Roma con Ciano e Grandi a tentare di evitare la marcia che egli stesso avrebbe dovuto guidare. La mattina del 28, alle 6 del mattino, si riunì il consiglio dei ministri che decise di proclamare lo stato di assedio. Verso le 8.30 Facta si recò al Quirinale per far firmare il proclama ma il re si rifiutò si accettare la proposta. "Queste decisioni spettano soltanto a me. Dopo lo stato d'assedio non c'è che la guerra civile. Ora qualcuno si deve sacrificare". Facta capì benissimo le sue parole e si dimise. Cosa spinse il Re a rifiutare la proposta ancora oggi è materia di congetture. Alcuni ritengono che ci fossero degli accordi segreti tra lui e Mussolini, altri che la presenza del Duca D'Aosta Alle 9.30 Facta tornò al Viminale Mussolini intanto se ne stava a Milano La mattina del 28 Salandra propose al Re di dare l'incarico di formare il governo a Orlando ma De Vecchi informò il Re che l'unica persona con cui Mussolini avrebbe governato sarebbe stato lo stesso Salandra. A Mussolini fu, quindi, proposto di governare a fianco di Salandra ma egli rifiutò: "Non ho fatto quello che ho fatto per provocare la risurrezione di don Antonio Salandra". La mattina seguente Salandra fu informato che non c'era niente da fare e decise di non accettare l'incarico. Il re quindi pregò De Vecchi di informare Mussolini che era pronto a offrirgli l'incarico. Mussolini rispose: "Appena ricevo nero su bianco il telegramma di Cittadini partirò in aeroplano". Il telegrammma arrivò a mezzogiorno: SUA MAESTÀ IL RE MI INCARICA DI PREGARLA DI RERCARSI A ROMA DESIDERANDO CONFERIRE CON LEI OSSEQUI GENERALE CITTADINI Alle 8 di sera Mussolini partì in treno alla volta di Roma dove arrivò alle 11.30 del 30 ottobre Ricevettero l'ordine di marciare la sera del 30, quando già Mussolini si apprestava a tenere la sua prima riunione di gabinetto. Giunsero in Roma con ogni mezzo e da 30 mila che erano per strada divennero ben presto oltre 70 mila. Ci fu qualche scontro con gli operai del quartiere San Lorenzo dove si ebbero anche una dozzina di morti ma Mussolini che temeva figuracce, impartì alla polizia l'ordine di evitare qualunque tumulto. Le camicie nere, quindi, se la rifecero soprattutto con i bar e con gli alberghi dove trovarono ristoro senza mai pagare. Il 31 Ottobre con ritardo perché il treno dovette fermarsi a molte stazioni dove i fascisti stavano festeggiando. La storia secondo cui il futuro Duce si presentò al re dicendogli "Maestà vi porto l'Italia di Vittorio Veneto", pare sia un falso storico, tuttavia Mussolini parlò per un'ora col re promettendogli di formare un nuovo governo con molte personalità non fasciste entro sera. Alle 18 presentò il governo e solo dopo aver varato il ministero si ricordò delle sue camicie nere che nel frattempo attendevano ordini dai Quadrumviri che ne sapevano quanto loro.sfilarono sotto il Quirinale per 6 ore e 46 minuti davanti al re, a Diaz e al grande ammiraglio Paolo Thaon de Revel. Poi su ordine di Mussolini i marciatori furono rispediti alle sedi di origine.
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il 03/01/2006 alle 01:10
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il 22/12/2005 alle 14:34
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