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REVISIONISMO STORICO

Post n°17 pubblicato il 24 Gennaio 2007 da kamerata88

LE COSE CHE NON SI POSSONO DIRE...FANNO PAURA

immagineNessuno nega la persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Le sofferenze arrecate al popolo ebreo erano molto reali e spesso addirittura atroci. Ma un numero crescente di storici sottomette ad una critica radicale la versione ufficiale del cosiddetto “Olocausto”. Questi storici si chiamano revisionisti. I revisionisti ritengono che non sia mai esistito un piano di sterminio fisico degli ebrei europei, che la cifra di sei milioni di vittime costituisca un’esagerazione irresponsabile e che le camere a gas non siano mai esistite.

I revisionisti, come tutti gli storici, usano la tradizionale metodologia ordinariamente applicata a tutte le branche della storia. Unica eccezione nella storia della storia è stato proprio il cosiddetto olocausto. Gli storici infatti hanno applicato per lo studio di questo fenomeno non la tradizionale metodologia, ma il suo rovesciamento. Ogni storico di questo nome sa infatti che la prova materiale e la prova documentaria sono ampiamente superiori e largamente più attendibili di qualsiasi testimonianza. Tale ragionamento non è stato però applicato allo studio del cosiddetto olocausto ebraico. Esaminiamo, come maggiore esempio, la storia delle camere a gas. L’intera storia delle camere a gas è infatti basata solo su testimonianze. Non vi è alcun documento tedesco – neanche uno – e nessuna prova materiale – neanche una – che la suffraga. Al contrario: vi sono molti documenti tedeschi che dimostrano in maniera chiara che i nazionalsocialisti non hanno voluto sterminare gli ebrei, ma promuovere la loro emigrazione; vi sono molti documenti tedeschi che dimostrano che i campi di concentramento non erano campi di sterminio ma di lavoro, e che l’altissima mortalità era provocata in primo luogo da epidemie. Le stesse perizie tecniche effettuate dagli storici revisionisti sulle attuali camere a gas – attuali in quanto costruite in base alle testimonianze degli internati ebrei sopravvissuti – dimostrano che le presunte gasazioni erano tecnicamente impossibili.
I revisionisti hanno proposto più volte un dibattito pubblico coi sostenitori della versione ufficiale della “Soluzione Finale”, ma la risposta è sempre stata negativa. Perché? Tutt’oggi una rigorosa censura impedisce qualsiasi dialogo, e in molti paesi i revisionisti sono vittime di una feroce repressione legale. In Germania, il numero delle persone mandate in carcere nell’arco degli ultimi decenni per il delitto di revisionismo ammonta a qualche centinaio. In queste circostanze, è lecito chiedersi perché persone di varia nazionalità – ricordo che il revisionismo scientifico non è nato in Germania, ma in Francia – corrono il rischio di subire tali persecuzioni. Che cosa ha spinto Vincent Reynouard, un giovane francese, affermato professore di matematica, padre di due figli, a rischiare la perdita del lavoro, la rovina economica per se e la sua famiglia e la prigione?
Se il signor Reynouard fosse qui, risponderebbe a questa domanda che è cristiano e, come tale, ritiene suo dovere battersi contro la menzogna, contro la diffamazione di tutto un popolo per atrocità inventate. In effetti, la menzogna è un male per se, e non potremo mai costruire l’Europa cui noi aspiriamo, l’Europa delle patrie, se molti popoli europei, quello tedesco in primis, vengono quasi quotidianamente accusati per un genocidio folle ed immaginario. Ma la lotta contro la falsificazione della storia ha anche un’importantissima dimensione politica.

Esaminiamo la politica applicata negli ultimi decenni da tutti gli stati europei. E’ una politica che potremmo definire folle e suicida, che consente l’invasione dei nostri paesi da parte di milioni di immigrati extraeuropei. La ragione per cui i popoli europei si dimostrano istintivamente contrari, ma con la “ragione” favorevoli a questo fenomeno è perfettamente conosciuta: l’incubo dell’olocausto, dello sterminio degli ebrei, che pesa ormai sulla nostra coscienza e impedisce, tranne che agli animi più forti, ogni forma di nazionalismo. Ha scritto a riguardo Mario Consoli su “L’uomo libero”: “l’olocausto è oggi una palla di piombo destinata per millenni a rimanere al piede della Germania e dell’Europa tutta. Per criminalizzare intere nazioni, interi popoli, un intero mondo di valori evidentemente non potevano bastare ai vincitori qualche rappresaglia, gli stenti e la dura vita dei lager, o la durezza della Gestapo. Tutto ciò infatti rientrava in una prassi a tutti nota e da tutti applicata. Le rappresaglie furono eseguite da ogni esercito. Per quanto riguarda i campi, nella sola Polonia postbellica se ne organizzarono, per rinchiudervi i tedeschi, ben 1255; gli internati furono per il 99% civili, e centinaia di migliaia di loro vi trovarono la morte. Quindi ai vincitori occorreva qualcosa di eccezionale, di davvero efferato, di talmente diabolico per freddezza e sadismo da imporsi sull’immaginario collettivo ed oscurare ogni altro crimine di guerra. Da questa esigenza nasce la storiografia ufficiale dell’olocausto. Ed ecco l’ombra dei sei milioni di ebrei cinicamente, scientificamente, metodicamente, programmaticamente eliminati nelle camere a gas, proiettarsi sinistra sull’Europa”.

L’offensiva propagandistica non mostra nessuna intenzione, col passare degli anni, di affievolirsi. Ma i tedeschi non sono le uniche vittime di questa propaganda odiosa. Ne sono vittime anche i palestinesi: l’occupazione della loro terra ed il trattamento inumano inflitto loro dagli occupanti ebrei viene giustificata in nome dell’ “Olocausto”. qualunque crimine imperialista effettuato da Israele o dagli USA si giustifica ormai con la presunta necessità di “impedire un nuovo olocausto”. La spudorata aggressione della NATO contro la Serbia e la rapina del territorio serbo è stata giustificata col “dovere morale di proteggere gli albanesi dal genocidio perpetrato dal nuovo Hitler Milosevic”. Naturalmente, il titolo di “nuovo Hitler” viene conferito a chiunque osi opporsi alla politica imperialista di Israele e degli USA. L’altro ieri il nuovo Hitler si chiamava Khomeyni, ieri Saddam Hussein e poi Milosevic, più di recente Haider, oggi si chiama ancora Saddam Hussein, e se Chirac decidesse domani di seguire una politica a favore della sua nazione, i massmedia scoprirebbero subito che il nuovo Hitler siede a Parigi.

Nel museo dell’olocausto di Los Angeles, il visitatore può vedere la silhouette di un detenuto ebreo che segna col dito accusatore Churchill, Roosevelt, Stalin e Pio XII, i quali si sono resi colpevoli di aver permesso l’olocausto. Sapevano tutti che i tedeschi stavano sterminando milioni di ebrei nei campi di concentramento; era impossibile che non lo sapessero, perché un genocidio del genere non si poteva nascondere. Ma tutti tacevano. Tutto il mondo bianco taceva. Tutto il mondo cristiano taceva. Trasformandosi di conseguenza in complice degli assassini nazisti. Per espiare questo orribile peccato, dobbiamo sostenere la società multiculturale e multirazziale e accogliere a braccia aperte tutti gli immigrati. Abbiamo anche il dovere di rinunciare ad ogni forma di nazionalismo. Non abbiamo più il diritto di badare agli interessi del nostro popolo, non abbiamo più il diritto di provare qualsiasi forma di amor patrio, non abbiamo più il diritto di difendere il nostro patrimonio culturale. Tutto questo dimostrerebbe un nazionalismo riprovevole, e fin dalla seconda guerra mondiale si sa dove porta il nazionalismo: alle camere a gas! L’unica strada per sbarrare la strada ad un nuovo olocausto è la creazione di una società dove non ci sarà più razzismo perché non ci saranno più razze.

Con argomenti di questo tipo, coloro che attualmente comandano l’Europa favoriscono l’entrata di milioni d’immigrati, invasione che nel giro di pochi decenni porterà alla fine dell’esistenza di quasi tutti i popoli europei, compreso quello italiano. Il caso della Francia è particolarmente esemplificativo, oltre che allarmante. Attualmente, il 25% dei giovani in Francia sono ormai di origine non europea, il più delle volte africana. Se l’invasione non viene arginata, il popolo francese scomparirà. E lo stesso vale per tutti gli altri popoli della nostra Europa. Lo scopo di questo sistema, che si avvale anche della propagazione dell’aborto, è la trasformazione dei popoli europei in un gregge imbastardito privo di storia, tradizione, valori comuni. Questo futuro gregge di bastardi non si rivolterà mai in nome della patria, per il semplice fatto che non avrà nessuna patria. Non si rivolterà neanche in nome della religione cristiana, visto che questa scomparirà.

Un solo popolo è e sarà esente dai doveri del multiculturalismo. Questo popolo ha e avrà il diritto a mantenere la propria identità e ad opporre un rifiuto categorico al miscuglio razziale. Ovviamente, si tratta del popolo ebreo. Richard Coudenhove-Kalergi, fondatore dell’Unione Paneuropea da cui è poi sorta l’attuale Unione Europea, scriveva già nel 1925 che la futura Europa sarebbe stata popolata da una razza “eurasiana-negroide”, diretta dal popolo ebreo (Praktischer Idealismus, Wien-Leipzig, 1925). Ecco che la visione grandiosa si sta realizzando!

L’Olocausto è l’arma psicologica più potente dei nostri nemici. Il mito delle camere a gas e dei sei milioni è il veleno con cui gli avversari della cultura europea e dei popoli liberi tentano di paralizzare noi, le nostre idee e i nostri movimenti politici. Una volta liquidato questo falso mito, crollerebbero tutta una serie di pregiudizi e di stereotipi che ci riguardano. Crollerebbe il mito del popolo ebraico, vittima eterna delle violenze e delle barbarie cristiane e fasciste. Crollerebbe anche l’attuale sistema politico e ci si potrebbe liberamente e senza timore alcuno definirsi nazionalisti, amanti della propria patria e difensori delle proprie tradizioni ed identità.
I nostri nemici, cui tutto si può rimproverare tranne la stupidità, sanno tutto questo. Poiché non esistono argomenti validi contro le tesi revisionistiche, temono ogni dibattito coi revisionisti come il diavolo teme l’acquasanta. Ricorrono ad un oscurantismo primitivo, alla censura, alla repressione, alla galera. Finora, ben 7 paesi europei hanno adottato leggi speciali per impedire ogni tentativo di indagare in modo scientifico sull’ “Olocausto”, sulla cifra delle vittime, sulle camere a gas, sui piani di sterminio. E’ vietato.
Ma la cieca intolleranza del sistema non deve e non riuscirà mai a farci desistere, perché siamo pienamente consci dell’importanza della nostra lotta. E’ in gioco l’avvenire dell’Europa, della sua cultura e dei suoi popoli.

Jurgen Graf

 
 
 
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