Eccoci con una nuova puntata di Rubrica 365, questa volta in super ritardo per colpa dei numerosi impegni lavorativi! Anche per il mese di giugno, non è stato facile scegliere i racconti di cui parlare. Sono diversi quelli che mi sono piaciuti. Posso dire che due mi hanno colpita maggiormente: "Scirocco", racconto emozionante e vivo con le sue descrizioni, e "L'ultima pagina", di cui mi è piaciuta molto l'originalità della trama.
"Scirocco" di Anna Piacentino (5 giugno): mi è piaciuto molto lo stile con cui è scritto. Belle le descrizioni, affascinante il lento cammino della protagonista che, tra "monumenti ornati di saggine e rosmarini", conduce il lettore in una casa antica e in un tempo che sanno di vita vera. Un tempo che ora non c'è più, la cui triste mancanza si assapora grazie alla poesia del testo: "Nella corte tratterrò il fiato in un silenzio che parlerà di assenze dentro quell'aia animata di mancanze... Nessun fermento di mosto ribollirà nella grande cantina scavata sotto terra. Accarezzerò botti vuote di legno ormai fragile, come le ossa dei vecchi".
Si percepisce l'aria di abbandono e la desolazione.
Il tempo lontano di cui parla "Scirocco" è quello degli uomini amanti della terra, della vita agreste, della genuinità delle emozioni, dei sacrifici, dei legami profondi. Tutto questo pare sia stato cancellato dalla trascuratezza che ha offeso e ferito la Terra. Ed è proprio l'uomo il principale colpevole di tanta aridità. E nel suo piccolo, lo è anche la protagonista del racconto che ha abbandonato alla desolazione quello che i suoi nonni avevano costruito.
"Chinerò il capo sotto lo stupore dei loro occhi azzurri. E non avrò scuse".
Ed è in quella casa in cui si respirano aria pura e ricordi che aspetterà la fine, la "conclusione di un mondo rinsecchito".
Ma forse, a portare via questa trascuratezza, ci penserà lo scirocco, vento caldo tipico del Sud Italia, da cui il nome del racconto. Perché proprio lo scirocco?
"L'ultima pagina" è il racconto scritto da Viola Killerqueen Lodato (14 giugno).
La protagonista Jul è la voce narrante, colei che si ritrova a parlare con Leo sull'imminente fine del mondo.
Jul è preoccupata, perché non ha idea di che cosa ci sia dopo la fine. Il suo amico, invece, è tranquillo perché certo che dopo la fine del mondo ci sarà soltanto il nulla, e sarà un po' come addormentarsi.
Difficile capire dalle prime battute quale sia l'idea originale sulla quale si basa il racconto, e questo alimenta la curiosità di sapere come va a finire la storia.
E' più o meno verso metà racconto che si comincia a capire chi sono Jul e Leo. L'una è programmata per essere permalosa e irritante, l'altro per leggere. E chi li ha programmati è "lo stesso qualcuno che ci distruggerà ".
È la mente dell'autore, la sua fantasia, la penna che abbozza, descrive e fa muovere i personaggi in un libro e che li fa anche morire.
"...perché ci sta per uccidere?" chiede Jul.
"Non ci sta per uccidere, semplicemente avremmo dovuto capire che la nostra esistenza avrebbe avuto una durata limitata".
La storia, infatti, sta per finire. Lo scrittore sta per apporre la parola fine al suo libro.
E così, a Jul non rimane altro che aspettare rassegnata che la mente che le aveva donato la vita finisca di scrivere il libro di cui lei ne è protagonista.
Un'insolita fine del mondo, quella dei personaggi di un libro che attraverso la loro voce ci danno un'idea delle paure o della rassegnazione che possono provare quando si finisce di scrivere una storia :-)
Un accenno anche a "Tutto per me" di Giuseppe Agnoletti (8 giugno). Strappa un sorriso l'immagine del super ingegnere informatico che ha sfruttato le sue abilità per far scappare tutti gli umani su un altro pianeta, perché: "... la Terra aveva iniziato ad agonizzare" e l'uomo, con la sua presenza, la stava infestando "come un cancro in metastasi".
Adesso che gli umani non ci sono più, le strade sono vuote, "i viali deserti sepolti dalle foglie morte. Le auto parcheggiate che occhieggiano come cani abbandonati".
Senza nessuno intorno, con la sola compagnia della Terra, l'astuto ingegnere ha tutto per sé, tutto quello che gli serve.
Non manca nulla, ma soprattutto la Terra smetterà di morire giorno dopo giorno.
Divertente e originale la fine del mondo trattata da Diego di Dio, nel suo racconto "La caduta degli eroi" (7 giugno).
L'idea originale dell'autore è stata quella di usare, come personaggi del suo racconto, alcuni supereroi dei fumetti, che tutti noi conosciamo.
E di eroi ce ne sono tanti, ritratti mentre stanno architettando la fine del mondo.
Dopo aver letto il titolo, l'occhio mi è subito caduto sul nome di Batman. Sì, proprio lui, "sprofondato nella poltrona della sua caverna, il costume ancora addosso e intriso di sudore", lo sguardo appiccicato ai computer che, insieme ai timer, "tengono il tempo degli esplosivi".
Compare anche Spidermen, a New York, intento a lanciare una delle sue ragnatele. Bella la similitudine scritta dall'autore: "muovendosi nel vento come un angelo in costume", intento a collocare l'ultima carica di esplosivo sotto la finestra di un grattacielo.
All'appello ci sono anche gli X-men e I Fantastici Quattro.
Arriva la mezzanotte, i timer degli esplosivi partono, il conto alla rovescia comincia.
Ma chi si nasconde dietro questo progetto? Chi è la voce narrante del racconto? Ovviamente, un altro supereroe dei fumetti, il famoso dottor Manatthan, che ci racconta quello che questi supereroi stanno facendo: distruggere il mondo e l'umanità aliena che ne fa parte.
Cito anche "Dalle profondità insondabili" di Tina Caramanico (16 giugno), dove la fine coincide con il risveglio da un incubo terribile, quello che Dio vive vedendo e sentendo tutto ciò che di aberrante e orrendo esiste sulla Terra. " Vide mutazioni mostruose, malattie, lamenti, fame, epidemie, estinzioni".
E "Il vuoto della fine" di Simonetta Santamaria (29 giugno), dove la fine peggiore non è la morte bensì la dannazione eterna, il continuo precipitare, il nulla, il vuoto. "Cadiamo. Una lenta, inesorabile caduta senza fine... Anche se ci incontriamo, i nostri corpi si attraversano come frecce nella nebbia, impalpabili echi di quello che eravamo e che credevamo di essere fino alla fine del nostro tempo".
E concludo con un racconto dei primi di giugno, Apocalisse Jeep di Domenico Mastrapasqua (4 giugno). Divertente e inatteso il finale di questo racconto.
Tutto ha inizio con uno scenario da apocalisse, visto attraverso gli occhi del protagonista. Un attimo prima guidava la sua Jeep mezzo ubriaco, un istante dopo si ritrova a guardare "la città in rovina e la carcassa di un elicottero conficcata in un grattacielo. La jeep bruciava... Carcasse annerite di automobili e pullman dappertutto; dentro, corpi umani carbonizzati".
Eppure "l'aria non puzzava di fumo e non c'erano incendi"...
E in questo scenario apocalittico, non mancano lampi arancione che esplodono oltre i grattacieli, le sirene delle ambulanze, un vociare indistinto.
Uno scenario raccapricciante, da vera fine del mondo. E la causa di tutto ciò rimane nebulosa fino all'ultimo.
Gli alieni?
Un'arma sperimentale?
No, niente di tutto questo... il finale si rivela molto più originale e divertente del previsto.
Per scoprirlo, non vi rimane che leggere il racconto sull'antologia "365 Racconti sulla fine del mondo"!
Alla prossima puntata con Rubrica365.
Inviato da: Muspeling
il 24/12/2012 alle 12:20
Inviato da: Andrea Manzotti
il 14/12/2012 alle 11:55
Inviato da: mariblu85
il 23/11/2012 alle 10:47
Inviato da: raffaga70
il 16/11/2012 alle 10:44
Inviato da: Muspeling
il 22/10/2012 alle 10:15