Ieri sarebbe stato un giorno come tanti: il solito pullman, le solite facce, la solita fermata dove scendere, il solito palazzo, il solito ascensore, il solito piano, il solito ufficio, e soprattutto la solita dimensione. Insomma la solita minestra.Poi una chiacchierata in pausa pranzo con una collega mi ha spiazzato! Parlando di vita privata e relazioni ad un certo punto se ne esce con un terribile e congelante "Ma tu, la tua donna, come la vorresti?".Rimango interdetto, se mi avesse fatto la stessa domanda sostituendo a "donna" qualunque altra cosa avrei potuto tenere la parola per almeno trenta minuti. Balbetto qualcosa, intanto il ripieno del mio testone lavora, lavora, lavora, in un tripudio di "non lo so", "ma dipende", "le persone non sono oggetti e non si può generalizzare", ecc...Ieri sera ci pensavo ancora. Pensavo al senso della domanda, a quanto sarebbe stato banale rispondere sull'altezza, le tette, le gambe, i capelli, e a quanto sarebbe difficile trovare una risposta in grado di copiare fedelmente le necessità di un'anima. Forse è proprio questo il bello, aspettarsi un'anima innamorata, piena di un sentimento fatto di fiducia, rispetto, comprensione, ammirazione, stima, con ideali comuni, e anche tanti difetti come tutti, insomma una persona normale.Ingredienti magari comuni, il cui equilibrio e la compensazione sono però la chiave della compatibilità con un'altra persona. Più o meno come la carburazione di un motore: aria, carburante, scintilla perennemente in equilibrio, inseguendo regimi diversi in condizioni di clima e pressione atmosferica variabili.PSNella foto un carburatore Edelbrock Quicksilver... uno dei più difficili da carburare!