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ABOLIRE L'ESAME DI ABILITAZIONE ALLA PRATICA FORENSE

Post n°15 pubblicato il 09 Ottobre 2007 da gccalabria

Come giovani del Partito della Rifondazione comunista riteniamo sia giunta l’ora di porre all’attenzione dell’opinione pubblica, in maniera decisa, alcune questioni intorno dell’esame di abilitazione alla pratica forense. Anche quest’anno la percentuale di “bocciati” all’esame nella nostra Provincia è, nonostante tutto, molto elevata: moltissimi giovani aspiranti avvocati saranno costretti a ritardare, per un altro anno ancora,  il loro ingresso nel mondo della professione forense. Saranno nei fatti consegnati al precariato lavorativo ed esistenziale dopo aver già, peraltro, svolto un percorso di per sé altamente qualificante, cioè dopo aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza e per almeno due anni svolto l’attività di pratica forense (tirocinio) presso uno studio legale e presso i Tribunali.

Non vogliamo entrare nel merito dello svolgimento dell’esame, il problema, per noi, è a monte. Come Giovani comunisti desideriamo porre l’attenzione sul carattere sempre più marcatamente esclusivo di questa selezione, poiché da esame di abilitazione alla professione si è tramutato in un insormontabile ostacolo che a tratti assume i connotati di una vera e propria selezione classista.

 

Nel 2004 il Ministro Castelli - con buona pace dell’allora Governo di Centro-destra - da buon “leghista” ha riformato tale esame con l’intento (a suo dire) di ovviare ad una disparità di trattamento tra i giovani che sostenevano l’esame di abilitazione presso le Corti di Appello del Nord Italia rispetto ai giovani che invece sostenevano l’esame al Sud. Intento “dichiarato” era quello di contrastare il fenomeno delle commissioni facili nel Meridione,

Così è stato creato il sistema incrociato, per il quale, in linea di massima, le Corti di Appello del Nord correggono gli elaborati dei giovani del Sud e viceversa. Nella sostanza nulla è cambiato, se non che a fare le spese dell’esame oggi sono diventati in maggioranza giovani del Sud. Dal 2004 ad oggi in modo costante le Corti di Appello del Sud, ora chiamate a correggere gli elaborati dei candidati del Nord, continuano a mantenere le percentuali di promozione del passato (in alcuni casi si arriva anche al 90% di promossi), mentre le Corti di Appello del Nord mantengono percentuali bassissime di promozione (in alcuni casi solo il  16-18% di promossi).

Detto questo vorremmo però sottolineare come il “leghismo” non ci appartiene e riteniamo che il problema non stia nel mettere in contrapposizione aspiranti avvocati del Nord e del Sud bensì nell’evidenziare i meccanismi che, a monte, rendono di per sé discriminatoria la selezione.

I giovani che si trovano a sostenere l’esame di abilitazione forense sono laureati che dopo cinque anni (spesso anche di più) di duro studio universitario, si trovano prima ad affrontare un biennio di pratica forense (l’Italia e’ l’unico paese in Europa in cui è previsto tale periodo di tirocinio) e poi sostenere un ulteriore esame per accedere alla professione. Riteniamo che non si possano lasciare migliaia di giovani (molti dei quali hanno già superato i trenta anni) nell’incertezza totale, nell’impossibilità di programmare un futuro consegnandoli, di fatto, al mondo del  precariato. È proprio qui che si innesca la selezione classista dell’esame: i costi altissimi per sostenere l’esame (tasse di iscrizione e migliaia di euro per acquistare i codici ecc.) diventano il male minore. Spesso le “bocciature” ripetute significano - per chi non può permettersi anni di precarietà perché non ha alle spalle magari una famiglia in grado di sostenerlo o un mercato del lavoro che è in grado di offrire una alternativa -  la forzata rinuncia ad una professione per la quale hanno speso anni di studio e di sacrifici economici e personali, ma significano anche e soprattutto, emigrazione lavorativa ed intellettuale. L’esame di abilitazione forense, per la nostra Provincia e per la Calabria, è causa di impoverimento intellettuale e economico, nei fatti spalanca le porte al precariato e alla disoccupazione.

Quindi siamo convinti che per le motivazioni sopra esposte l’attuale esame di abilitazione forense contrasta con i principi di uguaglianza formale e sostanziale sanciti dall’art. 3 della nostra Costituzione (visto che le percentuali di promossi cambiano da Corte di Appelo in Corte di Appello, andando da percentuali bassissime (16 %) a percentuali altissime (90%). Abbiamo investito i nostri gruppi parlamentari del problema e non mancheranno, da parte del PRC, interventi tesi a modificare anche in sede di riforma della Giustizia, questo stato di cose. Nel contempo, per supportare eventuali iniziative isituzionali e per attuare una pressione d’opinione sul ministro Mastella e sul Governo abbiamo iniziato ad attivare una rete di contatti per promuovere, da qui a breve, su scala meridionale e nazionale, la creazione di un forte movimento che chieda, chiaramente, l’abolizione di questo esame.

 

 

Reggio Calabria, 15/09/2007

 

 

 

 

Il Coordinatore Provinciale dei Giovani Comunisti

Gianluca Romeo

 
 
 
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