| UNA CRISI SENZA FINE » |
SEI STANCO?
Post n°1 pubblicato il 04 Giugno 2013 da GEDEONE47
Echi non lo è? Con la vita che si fa, corri di qua e corri di là, non è possibile non essere stanchi. Giusto. È stanco lo studente, è stanco il profes- sore, sono stanchi la mamma e il papà, è stanco l’impiegato ed è stanco il capoufficio. È stanco anche il medico a cui gli stanchi ricorrono per farsi curare. Insomma, la stanchezza è comune a tutti. Spesso diventa la vera maledizione della vita. I medici, però, ci dicono che si deve vedere la stanchezza sotto un’altra luce. Affermano che la stanchezza è una vera benedizione. Infatti, per la persona normale, la stanchezza è come un semaforo rosso che l’avvisa di frenare, di moderare il ritmo, prima che sia troppo tardi. Chi si sente sempre stanco, dovrebbe considerare questo stato come un segnale importan- te. Dovrebbe andare dal medico, per scoprire se un organo del suo corpo ha bisogno di cura. Se il medico gli dice che non ha nulla ed è in buona salute, la stanchezza lo avverte che ha lavorato troppo, ha tirato più del necessario e deve concedersi una tregua, magari interrompe- re ogni tanto quello che fa e bere una buona tazza di caffè. O, addirittura, dovrebbe prendersi un’intera giornata di riposo, di svago e andare a letto un po’ prima la sera. Dando retta agli avvertimenti della stanchezza, daremo al nostro corpo la possibilità di ricu- perare l’energia necessaria per condurre una vita operosa e utile. Ma ci sono degli stanchi diversi e forse tu sei fra questi. Pensando al passato e guardando al futuro, ti stai dicendo: “A che serve tutto questo lavoro? Perché lottare tanto?”. Non ti sembra, a volte, di essere stanco di tutto: del lavoro, della famiglia, di tanti doveri assillanti, della vita stessa? Non sei l’unico. Un uomo ricchissimo, il più sa- piente della terra, anche secondo l’opinione di Gesù Cristo, ha provato questo tipo di stan- chezza. Era il re Salomone, che, alla fine della sua vita, ha scritto un trattato sul valore dell’esi- stenza e l’inutilità di affaticarsi per ciò che è pas- seggero. Nel suo libro, intitolato L’ECCLESIASTE, che significa “Il predicatore”, ha scritto: Io, l’Ecclesiaste, sono stato re d’Israele, a Gerusalemme, e ho applicato il cuore a cercare e investigare con saggezza tutto ciò che si fa sotto il cielo: occupazione pe- nosa, che Dio ha data ai figli degli uomi- ni perché vi si affatichino. Io ho visto tutto ciò che si fa sotto il sole: ed ecco, tutto è vanità e un correre dietro al vento. Ciò che è storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può essere contato. Io ho detto, parlando in cuor mio: “Ec- co io ho acquistato maggiore saggezza di tutti quelli che hanno regnato prima di me a Gerusalemme; sì, il mio cuore ha posseduto molta saggezza e molta scien- za”... anche questo è un correre dietro al vento. Infatti, dov’è molta saggezza c’è molto affanno e chi accresce la sua scien- za accresce il suo dolore. (1:12-18) Un po’ pessimista, non ti sembra? Forse non ci credi, ma anche questa stanchezza è un dono di Dio. Ti avverte del peri- colo che stai correndo e ti costringe a riflettere sulla tua vita e a prendere una direzione diversa. Il Signore Gesù ha detto: “Venite a me voi tutti che siete travagliati e stanchi e io vi darò riposo”. Affidarsi a Gesù e seguire quello che Lui dice dà una grande pace e un riposo perfetto per l’anima. Non mi fraintendere: non voglio dirti che devi di- ventare più religioso, magari fanatico, per trova- re la pace. Ho detto che seguire Gesù dà la pace. La religione, in sé, non ti aiuta. Infatti, proprio parlando dei religiosi, Gesù ha detto: “Legano dei pesi gravi e li mettono sulle spalle della gente, ma loro non li vogliono smuovere neanche con un dito”. La religione che impone regole, riti e doveri diventa un peso e non un riposo. A chi dovresti allora rivolgerti per risolvere i problemi più intimi e tormentosi della tua vita? A Gesù e a Lui solo. Le sue parole sono state tramandate e sono scritte nella Sacra Bibbia. Lui ha detto: “Le mie parole sono spirito e vita” e l’Apo- stolo Pietro ha detto, rivolgendosi a Gesù: “Tu hai le parole di vita eterna!”. Perciò dobbiamo leggere quelle parole. Non solo: dobbiamo anche crederle e, con fiducia, metterle in pratica. Gesù è stato chiaro e ha det- to: “Chi ascolta la mia Parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”. Anche Salomone, alla fine dell’Ecclesiaste è arrivato alla stessa conclusione: “Ricordati del tuo Creatore, nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non trovo alcun piacere...». Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell’uomo. Dio infatti farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia bene sia male...” (12:3,15,16). Procurati una copia del Vangelo e medita sul- le parole di Gesù. Ti faranno del bene e ti mo- streranno come avere il vero riposo. Il riposo più dolce che ci sia. |
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Inviato da: SuorElena70
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