Pittulongu, Olbia - 31/07/2007 h.22.30
Una cosa che mi è, Ci è successa proprio questa sera:
stanchezza dal lavoro inequivocabile, mi guardavo una puntata registrata
di battlestar galactica sul computer.
Si decide di andare a correre...no, lei decide di andare a correre.
Io sto a casa, non ne ho voglia.
Sono stanco, il Mare è talmente vicino da diventare scontato. Domani,
forse, farò un bagnetto.
Poi lei torna.
Male a un piede.
Domani facciamo un giro.
No, facciamolo stasera, andiamo a trovare gli amici monelli, la banda di
cani randagi che da due anni sono entrati nel cerchio interno, quello
degli Amici.
Due pedalate ed eccoci qua.
In riva al mare, seduti scambiandoci attenzioni e affetto con la
pattuglia pelosa che controlla il territorio della spiaggia di Pittulongu.
Ce n'è uno, diverso dagli altri.
Lo è sempre stato.
E' nero come la notte, enorme, tranquillo e profondo.
Un Terranova di 80 kg che da sempre, la sera, fa il bagno nell'acqua del
tramonto, con una calma e una coscienza di se' che andrebbero solo
studiate e insegnate nelle scuole.
Ci conosciamo da tempo, l'ho sempre osservato da una certa distanza, con
il rispetto che si deve a un Re.
Stasera è diverso dal solito.
Di solito si fa bellamente i cazzi suoi, non ti corre incontro e non ti
cerca.
Si basta.
Stasera invece si avvicina, passo lento e maestoso, occhi castani
semplicemente incredibili.
Passa di fianco a Maddalena, si strofina un istante, poi si dirige verso
il mare, il suo elemento.
Passa accanto a me, mi tocca con un fianco.
Mai successo prima.
Rimango muto e immobile, osservandolo di sottecchi.
Si immerge.
Dapprima si muove normalmente, come sempre.
Il Mare è il suo elemento, suo Fratello, il suo migliore Amico.
Ha un rapporto con le verdi acque che posso solo invidiare e guardare,
come farebbe un documentarista di fronte a uno splendido, improbabile
matrimonio tra due forze naturali e complementari.
Poi comincia a muoversi in modo strano.
Strofina il sedere sulla sabbia del fondale, muovendosi all'indietro
nella risacca quasi assente di un Mare innaturalmente calmo e gentile.
Entro nell'acqua accanto a lui, lo guardo cercando di sembrare umile,
senza sfidarlo.
Ha gli occhi di un gorilla di montagna, quei laghi castani, infiniti,
che sanno dire senza parlare, e che ti lasciano senza domande.
Mi avvicino facendo finta che sia per caso, è lui il capo e non voglio
contrariarlo.
Lui mi viene incontro, placidamente, mi guarda con quegli occhi che non
potrò mai dimenticare, mentre il suo comportamento si fa sempre più strano.
Affonda la testa nel Mare, vedo uscire delle gran bolle dalla sua bocca.
Poi riemerge, sputa acqua anche dalle narici, sembra stanco ma continua.
Ancora, ancora.
Mi avvicino fino a toccarlo, e lui si lascia toccare.
Cerco di capire cosa non vada: un orecchio irritato, una spina in bocca
forse gli da' fastidio...
Ma si riallontana lasciandomi dubbioso.
Il Mare si agita di colpo.
due, tre, quattro onde raggiungono la mia bicicletta appoggiata sul
bagnasciuga, a pochi metri da qui.
Faccio per andare a spostarla.
Potrei contare i secondi, sono meno di dieci.
Sento Maddalena chiamarmi.
Mi giro.
Un corpo enorme e nero, immobile, in balia delle onde ondeggia immobile
ondeggia si muove con le onde insieme ad esse ondeggia immobile immoto
shock.
LAMPO
FARE QUALCOSA
salto nell'acqua, afferro questo maledetto testone peloso che a 4 anni
dall'anniversario di un'altra morte gtraffiante ha pensato bene di farmi
questo scherzo, e di aspettare proprio me, i miei occhi per salutare la
vita.
Lo strappo a quel mare immobile, indifferente e nemico, odiato bastardo.
Siamo a riva.
Massaggio cardiaco.
Ventilazione forzata.
Maddalena piange qui accanto, io non ci credo.
Non sta succedendo.
Vai che ti sento!
Vai che ci sei!
Ti sento!
Vai!
Sento le costole sotto, mentre tonnellate di schiuma escono dalla bocca
del mio amico.
Spingo.
Altra schiuma.
Un rantolo, la lingua si muove.
Attendo, senza capire l'attimo che fugge.
Maddalena piange, mentre inutili bambini crudeli assistono alla scena in
semicerchio, con occhi bianchi e vuoti, cercando il joypad per arrivare
al livello successivo.
Non capiscono, non distinguono la Morte vera dal Game Over.
Niente.
Lo chiamo, ma non risponde più nessuno.
Non c'è nessuno qui, chi c'era se n'è già andato.
Fermo le mie mani, la mia mente.
Rimango in ascolto con le orecchie tappate, senza sentire nulla.
Davanti a me, sotto di me, questo Re del Mare giace senza vita. Gli
occhi sbarrati.
Continuo a non capire.
D'un tratto arriva un'onda, gli lecca il corpo e si porta via una scia
nera dal suo di dietro.
E' cacca.
E' morto.
Quando muori rilasci i tuoi sfinteri, non lo sapevi?
E' un meccanismo di difesa, suppongo.
Non puoi arrivare di fronte alla Morte e chiederle "scusi, dov'è il bagno?".
Lasci qua tutto, in senso non solo figurato.
A morire ci si va vuoti.
Questa è la storia.
Quello che è successo dopo non ve lo voglio dire.
Domande, pensieri, lacrime, considerazioni su quanto sia difficile stare
qui e quanto semplice andare via.
Su quanto ci complichiamo le cose semplici, su quanto ci affanniamo per
riempire un vuoto che vuoto non sarebbe, se non ce ne fregasse niente di
rimepirlo e vivessimo e basta.
Fastidio razionale per tutti quei rituali impomatati e palandranosi che
cercano di dare un senso complicato e trascendente a una cosa così
semplice come la Morte, solo per confortare chi resta, per non farlo
spaventare troppo.
Tutte cose che chiunque di voi, amici miei, nei miei panni avrebbe
probabilmente pensato.
O sfiorato.
Una cosa sola, però, rimane marchiata a fuoco nel mio cervello.
Il padrone del cane, arrivato dopo 10 minuti, ha detto che il Grande Re
Nero stava morendo.
Aveva un tumore terminale.
Poche settimane di vita.
E chi ha assistito, come me, allo svolgersi di questa poetica tragedia,
non può non essere certo che questo cane si sia suicidato, abbia scelto
il momento, il luogo e il modo.
Con buona pace di tutti i poveri idioti che recintano anima e libero
arbitrio ad uso esclusivo dei bipedi appartenenti alla ben poco nobile
razza umana.
Ed è stato profondo e saggio fino in fondo, il grande Re, nelle sue scelte.
Ha scelto il Mare, naturalmente, il suo elemento.
Ha scelto il Tramonto, ovviamente, il suo colore.
Ma perchè ha scelto me, per piantarmi nell'anima il suo ultimo sguardo?
Inviato da: chiaracarboni90
il 22/04/2011 alle 15:15
Inviato da: guignoldangereux
il 27/12/2007 alle 23:42
Inviato da: LIONN
il 20/11/2007 alle 10:52
Inviato da: guignoldangereux
il 18/11/2007 alle 23:22
Inviato da: klina
il 13/11/2007 alle 12:51