Creato da Gaussmat il 08/09/2009
Alla scoperta dell'icona di Pompei

 

"Temete e onorate, lodate e benedite, 

ringraziate il Signore, 

Dio onnipotente nella Trinità e nell'Unità, 

Padre e Figlio e Spirito Santo,

creatore di tutte le cose"

 

 

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ASCOLTANDO IL PAPA

«I mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità educative di cui dispongono, hanno una speciale responsabilità nel promuovere il rispetto per la famiglia, nell’illustrarne le attese e i diritti, nel metterne in evidenza la bellezza» (Benedetto XVI).

 

 

Dalla "Supplica alla Madonna di Pompei"

"O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia".

 

 

I miei link preferiti

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Un fiore respira, dentro una cortina di fumo, dentro una bolla di sogni, dentro un cuore, il vento piega la foglia, dolce cadde la pioggia, un altro giorno contando i passi, e Dio sorride da un libro ancora chiuso. J.M.

 

CARI AMICI VISITATE ANCHE I BLOGS L'antisatana e A sua immagine.

 

 

Intervista a Vittorio Messori sulla questione del Crocifisso.

Post n°35 pubblicato il 09 Novembre 2009 da Gaussmat

Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».

Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».

Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».

Perché ha detto che non si scandalizza per la sentenza?
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».

Dunque lei toglierebbe i crocifissi?
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».

Ora però l’Europa sentenzia e legifera...
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».

Che cosa fa, provoca? Non è la stessa cosa...
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla.

Di Andrea Tornielli

 
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Preghiera di S.Agostino

Post n°34 pubblicato il 08 Novembre 2009 da framedgl2

Tardi ti amai,bellezza così antica e così nuova,

tardi ti amai.

si,perchè tu eri dentro di me

e io fuori.Lì ti cercavo.

deforme,

mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.

eri con me,e non ero con te.

mi tenevano lontano da te le tue creature,

inesistenti se non esistessero in te.

mi chiamasti,

e il tuo grido sfondò la mia sordità.

balenasti,e il tuo splendore dissipò la mia cecità,

diffondesti la tua fragranza,

e respirai,e anelo verso di te,

gustai e ho fame e sete,

mi toccasti ,e arsi dal desiderio della tua pace.(Conf.x,27,38)

 
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Quei muri appesi ai crocefissi

Post n°33 pubblicato il 07 Novembre 2009 da Gaussmat

Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.

Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa. E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia). Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.

La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo. Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa. Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui. I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia. Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio? Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?” Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa? Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana? La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico? E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa  e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico. Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà). Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso. Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa. Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso? Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.

Scriveva:

“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

La Ginzburg proseguiva:

“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.

Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.

Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.

 

Antonio Socci

Da Libero, 4 novembre 2009

 
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Se l'Europa vota Barabba.

Post n°32 pubblicato il 05 Novembre 2009 da Gaussmat

E’ di ieri la notizia della sentenza della Corte di Strasburgo, che ha dato ragione a una famiglia residente in Italia e contrarissima all’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche. Tante le reazioni, anche molto forti, contro la decisione europea che pretende di far tabula rasa delle nostre tradizioni in nome di una malintesa laicità. Tanto più che a chiedere a gran voce la rimozione non sono esponenti di altre religioni che si sentono offesi dalla croce - significativa, a questo proposito, la presa di posizione dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche italiane - ma dai laicisti nostrani. Sul Giornale di oggi pubblico un’intervista a Vittorio Messori sull’argomento, e una scheda con la ricostruzione della storia della croce. Ricordo che anche la croce rossa su fondo bianco, simbolo delle persone e delle istituzioni ospedaliere, ha origini religiose, perché si rifà all’abito dei padri camilliani. Dunque andrebbe eliminata anche dal Pronto Soccorso come dalle ambulanze, per non offendere la sensibilità dei laici. E che mi dite del segno +? E’ vero, si tratta di un simbolo che ha a che fare con la matematica, non con la fede, ma come escludere che possa ferire la sensibilità di qualcuno? Meglio sostituirlo con una faccina sorridente (però in quel caso potrebbero offendersi i seguaci della religione del Sol Invictus…). Attenzione poi che anche il segno ×, non dimentichiamo che si tratta della croce di Sant’Andrea, cambiamo pure quello. Ma non è finita qui: come la mettiamo con le scuole pubbliche dedicate a dei santi? Vicino a casa mia c’è la Media statale “Francesco d’Assisi”: e se si offendono i figli della famiglie benestanti che non ritengono quello di San Francesco un esempio da imitare? O l’associazione cacciatori, perché con i lupi non si parla, ma gli si spara? E che dire, invece, delle scuole statali dedicate, ad esempio, a Gramsci? Non potrebbero offendere il sentimento politico di alcuni degli allievi anticomunisti? E dei nomi delle vie, vogliamo parlare? Come potrebbe mai sopportare un intellettuale post-conciliare aperto alla modernità di abitare in via San Pio X? E del computo degli anni, che ne facciamo? Perché mai un laico deve sottostare al sopruso di un calendario che pretende di contare gli anni dalla nascita di Gesù Cristo? Che laicità è mai questa? Meglio tornare alla data della fondazione di Roma (ma i laziali saranno d’accordo?), o trovare un calendario alternativo, magari assiro-babilonese. Ci si potrebbe poi aspettare una sentenza europea sulla domenica (dies Domini, il giorno del Signore, memoria della resurrezione di Gesù Cristo): perché siamo costretti a festeggiare proprio il giorno in cui i cattolici vanno a messa? Per favorirli? Non è laico… Si proponga il martedì (non il mercoledì perché c’è l’udienza del Papa), un giorno sufficientemente lontano dalla domenica cristiana, ma anche dal venerdì islamico e dal sabato ebraico. Laicità vorrebbe che si abolissero pure la festa del Natale (si potrebbe piuttosto festeggiare il Capodanno cinese, ma i tibetani che vivono in Italia sarebbero d’accordo?). Troppe domande, meglio finire. Meglio metterci una croce sopra… Croce che, nelle reazioni di queste ore, viene troppo spesso presentata soltanto come simbolo culturale, innocua suppellettile tradizionale accanto a cancellini e lavagne, brandello di un passato identitario da rivendicare. Ma i cristiani sanno che attraverso quel “dulce lignum” e le indicibili sofferenze del figlio di Dio, dell’unico uomo che ha detto di essere “Via, Verità e Vita”, è passata la nostra salvezza, la nostra redenzione.

Andrea Tornielli, Il Giornale.

 
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Catechesi sulla preghiera - I

Post n°31 pubblicato il 02 Novembre 2009 da Gaussmat

 

Quadro generale - preghiera vocale e orazione mentale

 

 

Quadro generale

 

·         La preghiera coinvolge l’intera persona.

·         L’itinerario di preghiera (parallelo all’itinerario di vita spirituale): l’esercizio della preghiera è un cammino che tende verso quella che chiamiamo la “preghiera del cuore” o “contemplazione”, propria di chi è in quella che chiamiamo la “via unitiva”.

·         L’itinerario di preghiera è tracciato per ognuno dal maestro interiore: lo Spirito santo.

·         L’itinerario in realtà è “uno”:

1.      unica è la meta finale: l’unione con Cristo nella Chiesa (la santità);

2.      unico è il «soggetto attivo propulsore»: Dio, Gesù Cristo, la Chiesa.

·         All’interno di quest’unico itinerario si possono distinguere diversi itinerari: accanto a quelli “biblici” e a quelli “fondamentali” e “insostituibili” della Chiesa (liturgia/sacramenti), ci sono quelli sorti nella Chiesa durante il suo cammino nella storia.

·         L’itinerario classico, assunto anche dalla Chiesa, è quello della «Triplice Via», iniziato con lo Pseudo Dionigi (V-VI secc.). Il cammino di preghiera passa attraverso tre vie:

1.      La via purgativa (incipienti);

2.      La via illuminativa (proficienti);

3.      La via unitiva (perfetti: contemplazione passiva, preghiera del cuore, santità).

·         Queste tre vie, tuttavia, non sono separate le une dalle altre.

·         In questo itinerario la preghiera (personale) subisce un’evoluzione: dalla complessità alla semplicità, dall’attività alla passività accogliente, etc.

·         L’itinerario della Parola di Dio verso l’uomo: Profeti, Apostoli, Scrittura; Chiesa a vari livelli:

1.      Liturgico-sacramentale;

2.      Magistero autentico;

3.      Catechetico-omiletico.

4.      Dell’assimilazione personale.

 

La preghiera vocale e l’orazione mentale.

 

·         La preghiera vocale di chi sta agli inizi del cammino: dinamica esterno-interno: la voce cioè veicola la parola da Dio all’uomo. La preghiera vocale di chi è più avanzato: dinamismo interno-esterno: la parola assimilata nella mente genera nella persona la necessità di esprimere all’esterno (con la voce) l’arricchimento interiore per raffozzarlo.

·         La preghiera vocale (la preghiera liturgica in particolare) e l’orazione mentale sono interconnesse.

·         Particolare forma dell’orazione mentale: la meditazione.

·         La meditazione è preghiera:

1.      personale (non comunitaria/liturgica);

2.      privata (non pubblica/ufficiale);

3.      in cui si distinguono atti distinti dell’intelletto e della volontà;

4.      metodica; dunque più attiva e ascetica;

5.      che comporta un lavoro di assimilazione, masticazione, ruminazione di ciò che:

·         l’occhio ha letto;

·         l’orecchio ha udito;

·         la memoria ricorda;

·         allo scopo di interiorizzarlo nel “cuore”.

·         La meditazione è una preghiera che coinvolge soprattutto l’intelletto (preghiera “discorsiva”).

·         Contenuti della meditazione: vari, soprattutto i misteri della vita di Gesù, il Vangelo e la s. Scrittura.

·         Fine immediato della meditazione:

·         Orientare la mente verso una crescente e abituale consapevolezza della presenza di Dio;

·         Ciò porta ad infiammare il cuore d’amore per Cristo;

·         Fino ad avere gli stessi sentimenti di Cristo.

·         Dunque si perseguono due obiettivi in successione:

I: «proporre alla mente idee e verità perché possano essere assimilate»;

II: «fare di questi pensieri i mezzi efficaci per amare Dio; ci avviciniamo sempre di più alla  preghiera affettiva.

·         Frutti della meditazione:

o   Risveglio dell’affettività: attraverso il pensiero il cuore è mosso ad amare Dio; consolazioni interiori;

o   Intuizioni, percezioni e comprensioni di una verità: dalla conoscenza teorica a quella reale, affettiva, esperienziale.

 

 

 

 

 
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PREGHIERA DEL GIOVEDI' SANTO

Post n°29 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da rosa_unica

Giovedì Santo 1944   Preghiera di Gino Pistoni

A Gesù Cristo redentore e Salvatore nostro:

Il mio cuore oggi eleva a Te, o Gesù, un inno di lode e di ringraziamento per le molteplici e sublimi Grazie che visibilmente mi hai elargite in abbondanza in questi ultimi anni.

Ti ringrazio di avermi chiamato, due anni fa, a far parte dell'azione cattolica, e di aver dato alla mia vita, prima d'allora veramente vuota, uno scopo che la rendesse degna di essere vissuta.

Questa trasformazione spirituale avvenuta con tutti i mezzi che Tu mi hai messi a disposizione nell'Abbondono totale di questa povera creatura incapace in Te mi fa pensare che veramente "Non ero io più che vivevo, ma Tu, Cristo, che vivevi in me".

Con questo stesso spirito di dedizione completa ti supplico oggi di voler continuare a vivere in me, e far sì che sempre io faccia la tua volontà.

Ti chiedo la grazia di dividere con Te le sofferenze del Getsemani; accettale benigno e dammi la forza di sopportarle in espiazione dei peccati miei e dell'umanità intera; concedimi inoltre la grazia necessaria per vivere una vita interamente e profondamente cristiana tutta dedita al tuo servizio e al salvamento delle anie.

Così sia.

 
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LA CONVERSIONE DI UN RAGAZZO PER BENE

Post n°28 pubblicato il 21 Ottobre 2009 da rosa_unica

..........Gino nella sera del Giovedì Santo si pose accanto a Gesù nel Getsemani, nell'orto degli ulivi; si inginocchia accanto a Gesù, guarda in faccia la sua esistenza passata, presente e futura, alla luce delle parole decisive di Gesù: "Abbà, papà, sia fatta la tua volontà e non la mia".

Intuisce che il valore della sua vita sta in questo gesto: consegnare la sua vita al Padre in dono, fino alla fine, come Gesù è in lui. Ha capito che la vita ha valore soltanto se si mette in tale ottica: quella dell'Amore, quella che ha vissuto Gesù, quella alla quale è stato chiamato. Lui è il figlio amato personalmente dal Padre, in Gesù; riceve questo sguardo e questa relazione di figlio che finalmente riempe la sua vita, prima di allora veramente vuota. "Vuota" perchè questa relazione non occupava il posto centrale e allora tutto era vanità, come diceva il libro dell'Imitazione che Getto (suo presidente nel Centro Diocesano) gli aveva regalato e che lui aveva sottolineato proprio in quelle parole: "Vanità delle vanità, e tutte le cose sono vanità, fuorchè l'amare Dio e servire lui solo".

Il Padre che lo chiamava "figlio" e che lui poteva chiamare "Abba", papà, era la scoperta della vita come Amore, non come lotta per affermarsi, come dono, non come un continuo arraffare e consumare, come persona amata e che ama, non come egoismo che tutto strumentalizza, come presenza e dialogo amorevole e non come solitudine e prevaricazione, come servizio fraterno, gioioso e non come superiorità e sfruttamento, come gioia che nessuno ti può togliere e non come disperazione che ti spinge a dovorare ogni cosa.

Ormai è questo il suo cielo, un orizzonte di luce e di pace che nulla può offuscare, neppure la morte.

.......

 Dal libro: "Cosi è un giovane cristiano. Gino Pistoni (1924-1944)" 

 Editrice AVE (Dino De Carolis)

 
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Siete miei amici se vivete i comandamenti

Post n°27 pubblicato il 20 Ottobre 2009 da angelo.parlante

UN ABBRACCIO IN CRISTO.......

 
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RENDICI FORTI, SIGNORE

Post n°26 pubblicato il 17 Ottobre 2009 da rosa_unica

Signore, la nostra fede è una fragile capanna

esposta ai cambiamenti di stagione,

il nostro amore è come nube mattutina

che una raffica di vento porta via.

Noi non sappiamo, Signore,

che cosa volere e non volere;

sempre oscillanti tra il dubbio e la certezza,

sempre divisi tra l'odio e l'amore,

nel nostro cuore c'è un continuo

avvicendarsi di gioie inebrianti

e di tristezze sconsolate.

Signore, ti preghiamo, sollevaci

prima che ci travolgano le nostre frane,

e fondaci sulla viva roccia,

sopra quella roccia di salvezza

che tu hai posto

nel centro della terra:

Gesù Cristo, la tua Parola eterna,

il sacramento della tua fedeltà. Amen.

("Lezionario meditato" EDB)

 
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Riflessione religiosa su s'Ignazio

Post n°25 pubblicato il 17 Ottobre 2009 da preghierarosari2009

Per rispondere al messaggio che mi hai mandato riferendosi al' Santo Ignazio
ti posso scrivere che questi personaggi danno la dimostrazione che anche se
la nostra fede è "mediocre"come la definisci tu,e io aggiungo con alti e bassi,
con dubbi,ripensamenti e quant'altro di negativo che ci sia che ti possa sembrare che
ti faccia allontanare da quello che reputi importante,sono proprio questi personaggi
che ti fanno capire che la fede e il suo potere puo'farti accettare tutte le cose negative,
tutti i passaggi dolorosi che colpiscono la nostra vita.
Forse parlo cosi e puo'sembrare un discorso sbagliato,ma per esperienza personale,
nella quale anni fa mi ero totalmente o quasi allontanata da un discorso e da una strada che pensavo di non percorrere più per dei serissimi e dolorosissimi avvenimenti
accadutimi negli anni passati in cui la piega presa era quella di buttare tutto all'aria.Poi ti capita di incontrare un qualcosa o un qualcuno come nel mio caso che ti fa capire che nonostante la difficoltà nonostante le avversità c'è sempre qualcuno al di sopra che ti protegge.
Non voglio prolungarmi troppo perchè la mia storia sarebbe troppo pesante ma ti voglio dire che la nostra fede purchè mediocre essa sia è un bene è un regalo che ci ha fatto LUI e Lui sicuramente la gradirà al di la del fatto vero e proprio se puo'essere mediocre o meno.
Con affetto ANNA

 
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Preghiera di sant'Anselmo d'Aosta

“Dio, ti prego, voglio conoscerti, voglio amarti e poterti godere. E se in questa vita non sono capace di ciò in misura piena, possa almeno ogni giorno progredire fino a quando giunga alla pienezza” (Proslogion, cap.14).

 

Supplica alla Madonna di Pompei - 4 ottobre

 

DIO INNALZA GLI UMILI

«Dio innalza gli umili» (Lc 1,52).
Quando affermo che Dio non ascolta i ricchi, non pensate fratelli che non esaudisca coloro che possiedono denaro, domestici e possedimenti. Se sono nati in questo stato e «occupano» questo posto nelle società, si ricordino delle parole dell'Apostolo: Ai ricchi in questo mondo raccomanda di non essere orgogliosi (1Tm 6,17).
Coloro che non si lasciano vincere dall'orgoglio sono poveri davanti a Dio, che tende l'orecchio verso i poveri e i bisognosi. Sanno, infatti, che la loro speranza non è nell'oro o nell'argento, né in quelle cose in cui li vediamo sovrabbondare per un certo tempo. Basta che le ricchezze non causino la loro rovina e, se non giovano a nulla per la loro salvezza, almeno non ne costituiscano un ostacolo... Quando un uomo disprezza tutto ciò che alimenta il suo orgoglio, è un povero di Dio; e Dio inclina verso di lui l'orecchio, perché conosce il tormento del suo cuore.
Senza dubbio, fratelli, quel povero coperto di piaghe, che giaceva alla porta del ricco, fu portato dagli angeli nel seno di Abramo, lo leggiamo e lo crediamo. Il ricco, invece, che, vestito di porpora e di bisso, banchettava splendidamente ogni giorno, fu precipitato nei tormenti dell'inferno (cf. Lc 16,19-31). E' stata proprio la sua indigenza che ha meritato al povero di essere trasportato dagli angeli? E il ricco è stato abbandonato ai tormenti per colpa della sua opulenza? Dobbiamo riconoscerlo: in questo povero fu onorata l'umiltà, e nel ricco fu punito l'orgoglio.
Ecco la prova che non le ricchezze, ma l'orgoglio è causa di castigo al ricco. Senza dubbio il povero fu portato nel seno di Abramo, ma dello stesso Abramo la Scrittura dice che aveva molto oro e argento e che fu ricco su questa terra (cf. Gen 23,2). Se il ricco è precipitato nei tormenti, come mai Abramo ha potuto superare il povero per accoglierlo nel proprio seno? Abramo in mezzo alle ricchezze era povero, umile, rispettoso e obbediente a ogni ordine di Dio. Il suo disprezzo per le ricchezze era tale che, quando Dio glielo chiese, accettò di immolare il figlio a cui queste ricchezze erano destinate.
Imparate dunque a essere poveri e bisognosi, sia che possediate qualcosa in questo mondo, sia che non possediate nulla. Perché si trovano dei mendicanti pieni di orgoglio e dei ricchi che confessano i propri peccati. Dio resiste ai superbi, coperti di seta o di stracci, ma concede la sua grazia agli umili, che possiedano o no beni di questo mondo. Dio guarda nell'intimo, là egli pesa, esamina. La bilancia di Dio, tu non la vedi: è il tuo pensiero che vi si trova soppesato.
Il salmista pone sul piatto i suoi titoli a essere esaudito quando dice: Perché io sono povero e infelice (Sal 85,1). Cerca di essere tale: se non lo sei, non sarai esaudito. Rifiuta tutto ciò che attorno a te e in te porta alla presunzione. Non presumere che di Dio, non aver bisogno che di lui ed egli ti colmerà.

Agostino, Esposizioni sui salmi, 85,3

 
 

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