A TE
che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere

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Post n°1235 pubblicato il 23 Luglio 2012 da robymagli23mr
"Vergine Madre, figlia del tuo figlio, tu se' colei che l'umana natura Nel ventre tuo si raccese l'amore, Qui se' a noi meridiana face Donna, se' tanto grande e tanto vali, La tua benignità non pur soccorre In te misericordia, in te pietate, Or questi, che da l'infima lacuna supplica a te, per grazia, di virtute E io, che mai per mio veder non arsi perché tu ogne nube li disleghi Ancor ti priego, regina, che puoi Vinca tua guardia i movimenti umani: Li occhi da Dio diletti e venerati, indi a l'etterno lume s'addrizzaro, E io ch'al fine di tutt'i disii Bernardo m'accennava, e sorridea, ché la mia vista, venendo sincera, Da quinci innanzi il mio veder fu maggio Qual è colui che sognando vede, cotal son io, ché quasi tutta cessa Così la neve al sol si disigilla; O somma luce che tanto ti levi e fa la lingua mia tanto possente, ché, per tornare alquanto a mia memoria Io credo, per l'acume ch'io soffersi E' mi ricorda ch'io fui più ardito Oh abbondante grazia ond'io presunsi Nel suo profondo vidi che s'interna sustanze e accidenti e lor costume, La forma universal di questo nodo Un punto solo m'è maggior letargo Così la mente mia, tutta sospesa, A quella luce cotal si diventa, però che 'l ben, ch'è del volere obietto, Omai sarà più corta mia favella, Non perché più ch'un semplice sembiante ma per la vista che s'avvalorava Ne la profonda e chiara sussistenza e l'un da l'altro come iri da iri Oh quanto è corto il dire e come fioco O luce etterna che sola in te sidi, Quella circulazion che sì concetta dentro da sé, del suo colore stesso, Qual è 'l geomètra che tutto s'affige tal era io a quella vista nova: ma non eran da ciò le proprie penne: A l'alta fantasia qui mancò possa; l'amor che move il sole e l'altre stelle. |
AREA PERSONALE
DELIOS 300
Ricorda chi eravamo". L'ordine più semplice che un re possa dare. "Ricorda perché siamo morti". Lui non desiderava tributi, o canzoni, o monumenti, o poemi di guerra e coraggio. Il suo desiderio era semplice: "ricorda chi eravamo", così mi ha detto. Era la sua speranza, se un anima libera dovesse arrivare in questo luogo, negli innumerevoli secoli di là da venire, possano tutte le nostre voci sussurrarti dalle pietre senza età, "va' a dire agli spartani, viandante, che qui, secondo la legge di Sparta, noi giacciamo". E così il mio re è morto. E i miei fratelli sono morti. Appena un anno fa. A lungo ho pensato alle parole del mio re, criptiche parole di vittoria. Il tempo gli ha dato ragione, perché da greco libero a greco libero si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi 300 soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita, non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia e per la speranza difesa da questa nazione. Ora, qui su questo aspro frammento di terra chiamato Platea, le orde di Serse affrontano la loro disfatta! Lì davanti i barbari si raccolgono, è nero il terrore che afferra saldo i loro cuori, con dita di ghiaccio; conoscono molto bene gli impietosi orrori che hanno sofferto per le lance e le spade dei 300 spartani, e ora fissano lo sguardo su questa pianura dove ci sono 10.000 Spartani alla testa di 30.000 liberi Greci!Le forze del nemico ci superano di sole 3 volte! Buon segno per tutti i Greci. Quest'oggi noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia e lo accompagniamo in un futuro più radioso di quanto si possa immaginare. Dite grazie soldati, a Re Leonida e ai prodi 300! Alla vittoria! !!!!
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