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Guarda e passa

Hic et nunc...nella condizione "senza forma". Prosit.

 

 

« Impasse. Dolce. Amara."... quel dì, di 12 mes... »

Marta su Marte.

Post n°59 pubblicato il 06 Giugno 2012 da googlearth2

Marta spesso passeggiava con se stessa, ascoltando i suoi silenzi che come petali di rose candide al vento l'accarezzavano. Fru(va)gava nella sua mente distratta, fiacca...e tirava fuori pensieri che profumavano di menta selvativa...li annusava e  poi lasciava che si disperdessero... nell'aura.

Inspirava..respirava. Sospirava.

Quel sabato Lei..pensava e Voleva.

Voleva parlare con Lui. Voleva diventasse 'presenza'...ma "c'era qualcosa in Lui che l'attraeva e respingeva, struggeva e terrorizzava nel medesimo tempo...come quando si guarda dall’ ultimo piano di un grattacielo e ci sembra di volare, ma insieme di precipitare nel vuoto." 

Voleva...ma sapeva che se Lui fosse stato lì, probabilmente il silenzio avrebbe preso il sopravvento e non avrebbe proferito tante parole, e comunque, che importanza aveva? Lui non c'era...e quindi decise di fumarsele quelle parole..e di lasciarle dissolvere nell'aria come soffici nuvole...e mentre faceva ciò sorrideva all'idea di Lui che di fronte ai suoi 'interminabili spazi e sovrumani silenzi', le avrebbe letto un po' dentro..perchè si, le capitava spesso di sentirlo serpeggiare nelle vene...di guardarsi allo specchio e di scorgere un riflesso di Lui...di percepire in Lui parte della stessa sua essenza.

Per Marta, Lui e Lei, erano produzioni artistiche apparentemente diverse ma generate da impulsi creativi, puri, autentici, molto simili. Opere di "Art Brut", appartenenti alla stessa collezione, ma situate in luoghi diversi.

Marta era convinta che entrambi 'volevano'...ma allo stesso tempo qualcosa in entrambi..ad entrambi s-fuggiva...oltrepassava il confine e si confinava...restando in stand by. Forse per paura.

Forse era paura di sentire il senso di questo 'sentire'. Forse era paura di ciò che non si sapeva...forse era paura di ciò che non si aveva. Forse era paura di deludere. Forse era paura di perderedareprendere. Forse era paura di non piacere...forse era paura di piacere. Forse era "....paura degli spasmi dello spirito che si smarrisce, paura di quella orribile sensazione del terrore incomprensibile." .

Forse era l'insieme delle paure...la  Grande Paura. La Paura della Paura. 

Forse non era Paura.

Marta, 'voleva'...e insieme ai suoi controsensi, nel suo circuito di solitudine aulico,  si ripeteva in primo luogo, il fatto che "In ognuno, c'è un qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno e proprio questo qualcosa è la causa stessa della solitudine che ci è connaturale. " ...ed in secondo luogo, che " Nessuno comprende gli altri, checchè si pensi, checchè si dica, checchè si tenti. La terra sa forse che cosa avviene nelle stelle lassù? Ebbene, non maggiormente l'uomo sa quello che avviene in un altro uomo. Siamo lontani l'uno dall'altro più degli astri, siamo soprattutto isolati, perchè il pensiero è insondabile. E' un bel volere donarsi interamente, aprire tutte le porte della propria anima: ma non per tutti è semplice riuscire ad abbandonarsi".

Marta "conservava in fondo, proprio nell'intimo, quel luogo segreto di SE dove nessuno penetrava. Nessuno poteva scoprirlo, entrarvi, perchè nessuno comprende nessuno".  Lei accettava ciò...e pensava, che per quanto potesse non essere compresa...'conservarsi'...Lui, come pianeta, le era forse il più vicino, e questo  le faceva credere che riuscisse in parte a percepire la sua geografia...Lei pensava a Lui come alla persona che, in quel momento, per certi versi e prose, più le somigliava, ed immaginava che lui potesse cogliere il 'come ci si sentiva'.

....

....

....il come ci si sente ad avere un non-stile...ad avere atteggiamenti che producono rabbia negli altri, solo perchè sfuggono al controllo...ad essere  presenza, profondità, gioia, sensibilità ma allo stesso tempo anche assenza, parvenza, apatia ed indifferenza...

....ad avere quel bisogno di:

- togliere dalle proprie pagine tutto ciò che è inutile.

- "mettere via tutti quei vorrei e risolvere il tutto con un 'posso' ".


"..con un passo verso...ciò che non passa"

 
 
 
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"In ogni caos c'è un cosmo, in ogni disordine un ordine segreto." (CGJ)

 

Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. Era un tipo così. Ed era carina, questo bisogna dirlo. Non del genere vistoso, quelle che ti giri a guardarle. Più semplice. Ma aveva qualcosa che ti accalappiava, niente da dire, ce l'aveva. Come una specie di limpidezza, di trasparenza. Era quel tipo di donna che quando ce l'hai tra le braccia, sai che lei è lì, proprio tra le tue braccia e da nessuna altra parte. Non so se avete presente. Ma è una cosa rara. E bellissima, nel suo genere.(A.B.)

 

 

- Magari non era affatto la donna della sua vita. Probabilmente era solo una stupidella viziata e vagamente frigida, lo sa?- disse.

- No, non lo era - disse l'uomo. Poi disse che era sicuramente la donna della sua vita.

- E perchè?

- Perchè era cattiva. Era matta, cattiva, e tutta sbagliata. Era vera, se capisce cosa voglio dire. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando.

Fece una piccola pausa.

- Era una di quelle strade su cui ci si ammazza. -

 

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Quando si ama qualcuno, si ha sempre il tempo per quella persona. E se quella non viene da noi, allora noi l’aspettiamo. In questo modo, aspettare diventa tanto imperativo quanto respirare. Ma a respirare impariamo proprio aspettando. L’attesa ci insegna a convivere con l’assenza, e noi finiamo per affezionarci a un sogno come se fosse vero. Allora, la vita si trasforma in una stazione ed è il vento ad annunciarci l’arrivo del treno, prima ancora del colpo d’occhio. L’amore nell’attesa ci insegna a vedere il futuro, a desiderarlo, a organizzare ogni cosa affinché sia possibile. E’ forse per questo che ho già imparato ad aspettare, rimettendo alla vita tutto quello che non so, o non posso scegliere. Perché è più facile aspettare che desistere. E’ più facile desiderare che dimenticare. E’ più facile sognare che darsi per vinti. E, per chi vive sognando, è molto più facile vivere. (M.R.P.)

 

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“Non c’è uomo […] che differisca più da un altro che da sé stesso nel corso del tempo”

 

La mia mente sentii fendersi come se il mio cervello si fosse spaccato.

Cercai di ricongiungere i due orli ma non riuscivo a farli combaciare.

Il pensiero anteriore al successivo tentavo in ogni modo di allacciare ma la sequenza era un groviglio muto, gomitoli sul pavimento sparsi.

(n.937 E.D.)

 

"La strana intimità di quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L'ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco." A. B.

 

"La gente pensa che la cosa peggiore sia perdere una persona a cui si vuole bene. Beh, si sbaglia. La cosa peggiore è perdere sé stessi mentre si vuole troppo bene a qualcuno, dimenticarsi che anche noi siamo importanti. Per cambiare ci vuole coraggio…per buttare giù certezze e ricostruirne, cancellare abitudini e reinventarne ci vuole forza...ma quando inizi a guardarti allo specchio senza riconoscerti, forse il cambiamento è l'unica via d'uscita degna di considerazione. "

 
 

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